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una garetta di bambini per far titoli sui giornali locali

07 dic 2008

A me le sulla m’hanno sempre insospettito.
Bisognerebbe conoscere uno a uno gli indicatori presi in esame; bisognerebbe vedere qual è l’incidenza relativa di ciascun fattore rispetto a ciascun altro; bisognerebbe sapere quali siano i preconcetti – gli inevitabili preconcetti – con i quali i ricercatori si sono accostati alla materia.

Ma soprattutto, forse, bisognerebbe avere fiducia nella possibilità di quantificare – per quanto in modo approssimativo – e di conseguenza gerarchizzare ciò che al mondo c’è di meno misurabile: la qualità, certo; ma non solo: anche la «percezione» della qualità.
E poi bisognerebbe capire quale tipo di società, di città, di mondo, di vita si ha in mente quando si redige una simile classifica.

, per esempio, risulta undicesima su 103 città.
Sì, va bene: l’anagrafe funziona; gli ospedali vanno; per la strada non c’è immondizia.
Però i rapporti personali sono estremamente difficili e brutali; i trasporti pubblici ridicoli; le polveri sottili ci sommergono; l’inclusione sociale al grado quasi-zero; il grado di «copertura» del potere sulla città quasi totale.

Magari tutte le città che nella graduatoria di vengono dopo sono luoghi dove ci si manda affanc*** per strada, dove se vai a suturarti una ferita e te ne torni a casa con la leptospirosi, e dove i mendicanti vengono uccisi con somministrazioni di polonio.
Però se anche questo fosse vero – e ne dubito – resta vero anche che stare bene in una città non è solo il risultato di fattori oggettivi e misurabili; è anche la conseguenza di una sensazione di accoglienza, di calore, di vicinanza con il prossimo, di apertura degli orizzonti.

Leggete i pezzi che i siti e i giornali dedicano a questa classifica; e poi ditemi se viene detto qualcosa di qualitativamente significativo.
Torino perde posizioni, Napoli sprofonda, Massa Carrara passa dalla icsesima posizione alla ipsilonesima.
È una specie di telecronaca del Giro d’Italia dalla quale non si riesce a ricavare uno straccio di indicazione neanche a volerlo pagare: «Al top della lista c’è Siena», scrive Repubblica, «che si attesta come la città in cui si sta meglio per servizi, lavoro, ambiente, sicurezza, mancanza di disagio sociale, popolazione, tempo libero e tenore di vita».
Sicurezza?
Mancanza di disagio sociale?
Popolazione?
Ma cosa vuol dire?

E, a proposito. Il Corriere titola in home page «Cala la in Italia: adesso si sta peggio che nel 2007». La Repubblica «“In Italia si sta peggio”. Allarme ».
Domanda (lo so: cattiva perché si fa beffe del lavoro altrui): ma c’era veramente bisogno di un’indagine, per rendersene conto?

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questo post appartiene alla categoria: «pensieri sparsi»

~ by federicasgaggio on 7, dicembre, 2008.

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