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tradurre, tradimento ed emozione

17 nov 2009

another_time_another_placeDal blog di , ecco parte di un bellissimo testo di Raul Montanari sulla .

«Quando traduco da un’altra lingua sono costretto a tradirla, perché le parole dell’italiano coprono aree semantiche sfasate rispetto a quelle dell’inglese, del greco, del francese e così via.
Quindi traduco sbagliato.

Ma in realtà anche comunicando con una persona che parla la mia stessa lingua traduco, e spesso traduco sbagliato, perché i significati, le connotazioni, le vibrazioni emotive che lei associa alle parole possono essere molto diversi dai miei.

Una donna mi dice: “Ti amo” e intende dire: “Vorrei vivere con te. Vorrei fare un progetto con te”. Io le dico: “Ti amo”, e intendo dire: “Mi piace da matti fare l’amore con te. Mi sento bene vicino a te”.
Risultato: disastro.

Ma non è finita. Perfino comunicando con me stesso traduco, e spesso traduco sbagliato.
Il significato delle mie stesse parole, e in particolare la loro aura valoriale ed emotiva, mutano man mano che le pronuncio.

La è bella per questo, perché a volte ti dice cose che sapevi di sapere ma non sapevi di avere parole per dire; perché rende credibili a te stesso i tuoi pensieri, e quando sei fortunato te li rende anche belli, molto belli.
Questo è un caso fortunato.
Consiglio veramente di andare a leggere. È un testo breve, vitale, e vero.

Se le parole tradiscono perfino chi le pronuncia, è del tutto evidente che comunicare è un atto emotivo che richiede gradi crescenti di fiducia (di affidamento, direi) a chi si rivolge a noi usando parole.

The Bloom of Youth (clicca per ascoltare)

Penso che le parole e la e i colori siano il dono più bello che ci sia.
C’è un brano suonato da e che si intitola «The bloom of youth», qualcosa che forse si potrebbe tradurre con «Il fiore degli anni».

Bene.
L’ho ascoltato poco fa tenendo in braccio Giovanni.
Senti, gli ho detto.
Senti con me.
Prova a sentire se anche a te a un certo punto questo brano fa vedere un fiore che comincia a sbocciare, un ragazzo che dice a se stesso che il meglio della vita sta per arrivare, è lì, a un passo, che la gioia di vivere sta scoppiandogli nel cuore, ma ha ancora paura, gli ho detto.

E poi – gli ho sussurrato – all’improvviso sente che il momento è arrivato, che la vita è ai suoi piedi, tutta sua, piena di promesse, sì, io posso fare tutto, qualunque cosa, è tutto nelle mie mani.

Giovanni s’è commosso, aveva gli occhi lucidi.
Ho «tradotto» la , tradendola, e ne è nata un’ condivisa.
Sì. Funziona così.

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questo post appartiene alla categoria: «cose che hanno un perché, libri, me»

~ by federicasgaggio on 17, novembre, 2009.

4 Responses to “tradurre, tradimento ed emozione”

  1. E la tua foto mi ricorda giustappunto una canzone che imparai, recitata dal mio dolce intero, in occasione della nostra prima vacanza. Ed era l’immagine di una casa nel parco di Wicklow, ossia forse non troppo lontano da quella foto. Fortuna vuole che i molti sensi di quelle parole, delle parole di quei giorni, per il momento siano stati semanticamente ben compatibili.

  2. Basta sapere accettare l’ambiguità, mi sa.
    E sì, la foto ritrae un luogo non lontano da Wicklow.

  3. fede affidarsi è la cosa più ragionevole che si possa fare, se ci pensi tutta la nostra attuale civiltà occidentale è basata sulla fede nell’altro, magari anche senza pensarci. Del resto se tu vai dal panettiere e non usi questo approccio non compererai mai il pane, chi ti dice che non ti avveleni?

    È il bello della parola, il fascino dell’incertezza reciproca, ciò che lascia in sospeso quando ami qualcuno e attendi di capire se avrai una sola speranza.

  4. Sì…

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