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appunti per una cristologia berlusconiana

18 dic 2009

la_mascheraIn una frase come «se nascerà un nuovo clima politico, il mio non sarà stato inutile», c’è un’ambiguità di fondo che apre la strada a un simbolismo forse grossolano ma, sciaguratamente, efficace.

«» ha un duplice senso, come tutti sappiamo.
C’è il fisico, e c’è quello morale.
Nell’accezione in cui sembra però utilizzare la parola, la forza risiede nella conglomerazione di entrambi i risvolti semantici in un unico sintetico lemma: «», appunto.

Uscendo dall’ospedale con quella sghemba maschera bianca che sfigura lineamenti già di per sé alterati e disordinatamente estroflessi da decenni di rimodellamento artificiale, e salutando da quella macchina con una mano ieratica e benedicente secondo l’iconografia bizantina, il «» al quale fa riferimento non si limita a riferirsi al puro senso di afflizione fisica o al versamento e all’ostensione del suo sangue.

Non avrebbe alcun senso che un uomo-simbolo come lui intendesse solo dirci: «Sapeste quanto ho fisicamente sofferto, per favore consolatemi».
Lui sta cercando di dirci che il «» di cui parla ha un’enorme componente di prostrazione morale.

Quel suo «» certamente ingloba entrambi i sensi – corporale e morale – per crearne un terzo, di stampo martirologico-sacrificale.

Io ho provato fisico, dice, per causa di un odio che mi ha provocato un morale.
A questo « morale» posso dare un senso che ne trascenda la dimensione congiunturale solo se avrete rispetto di questa mia profonda costernazione.

Il mio duplice fisico e morale avrà un senso se servirà almeno a salvarvi.
Il versamento del mio sangue che tutti avete visto avrà un senso se nel mio nome, se in nome del mio «», voi moltissimi che mi amate e voi pochissimi che mi odiate vi disporrete a un negoziato di pacificazione in grazia del quale a nessun altro cuore e a nessun altro corpo possa venire inflitto il sacrificio al quale io martire ho dovuto accettare di sottostare per amor vostro.

È un che si è fatto carne e si è sottoposto a tutte le ingiurie di cui la carne di un corpo può cadere vittima; un - che si è fatto uomo e ha peccato, ma ha sofferto per noi; per darci la chiave che apre la porta alla , e sarei quasi tentata di mettere la «s» maiuscola.

La dinamica interna implica che la pacificazione si possa fare esclusivamente alle condizioni di Colui che, mostrandoci il Suo sangue, ci ha indicato il nostro errore.
Non c’è mediazione, non c’è ascolto di altri, non c’è nessun altro terreno su cui sia possibile intendersi.

Penso che stia arrivando a compimento un processo che si è svolto sotto i nostri occhi senza che noi ne avessimo percezione momento per momento.
E penso che questo processo abbia cambiato ulteriormente le coordinate spazio-temporali di ogni (im)possibile discorso politico, ormai reso – da questo processo – tragicamente insignificante.

Siamo molto al di là della propaganda, credo.
Siamo al discrimine definitivo.
Chi parlerà di contenuti non sarà ascoltato se non saprà nascondere, vulnerare, annullare, stemperare, annacquare e disciogliere quei contenuti in una dimensione simbolica i cui estremi di codifica sono stati fissati da altri.

Da Silvio- e dai Discepoli che ne testimoniano le virtù sacramentali.

Credo che in estrema sintesi sia questo, esattamente questo, ciò che rende a me completamente impossibile interloquire seriamente con uno solo dei contenuti berlusconiani, trovarmi d’accordo con una sola delle sue affermazioni.

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questo post appartiene alla categoria: «cose che hanno un perché, perle di sconforto»

~ by federicasgaggio on 18, dicembre, 2009.

5 Responses to “appunti per una cristologia berlusconiana”

  1. Tra i suoi passati momenti, del resto, non possiamo scordare il paragone con il camminatore sulle acque del Giordano e l’invocazione di non esser contraddeto quale il papa dei cattolici. La prima frase cagionò ilarità, la seconda già passò nel dimenticatoio della sinistra ‘perbene’, ossia di quella per cui sarà utile il suo dolore. E non poteva essere diversamente che altrimenti toccava dire che sarebbe corretto che anche il papa fosse ocntraddeto nei telegiornali, specie quando parla di sesso e dintorni. Il dolore di oggi è decisamente in tema, del resto ‘quel signore molto piccolo di Como’ (per Schifani si tratta della citazione di un gruppo musicale anni 2000), con il gioco dei significati, delle evocazioni conquista la pancia dell’Italia mentre il lessico sempre più anglofilo della sinistra ‘perbene’ non fa presa da nessuna parte.

  2. Si potrebbe poi sperare tutti in un mondo migliore
    Dove ognuno sia gia` pronto a tagliarti una mano
    un bel mondo sol con l’odio ma senza l’amore
    e vedere di nascosto l’effetto che fa

    Vengo anch’io? No tu no
    Vengo anch’io? No tu no
    Vengo anch’io? No tu no
    Ma perche`? Perche` no

    v

  3. Sono perplesso. Intendiamoci, Fede il tuo ragionamento non fa una grinza. Quello che mi perplime è proprio questo. Di fronte a una cristologia (io le minuscole invece le metto) di questo tipo, in un paese di stampo cattolico come il nostro e quindi estremamente ricettivo a queste immagini, la sinistra o qualsiasi opposizione è fottuta in partenza.
    Perché non ha niente altro da opporre di altrettanto impressionante. C’è una sola speranza.

    Sorella morte corporale (naturale intendiamoci): in fondo ha 73 anni potrebbero pure chiamarlo a più altri incarichi, sempre che dopo tre giorni non ce lo ritroviamo che passa attraverso i muri dicendo pax vobiscum.

  4. Sì. Senza la mobilitazione di un immaginario altrettanto evocativo e gastrointestinalmente persuasivo la sinistra è fottuta.
    Ma mi pare che la sinistra sia fottuta da parecchio, non è una novità.
    Prova ad armarti di tempo e pazienza e leggere il link sulla P2 che è richiamato nel post sopra a questo, quello degli scatti di anziantià aboliti.
    Leggi lì.

  5. [...] ( Fonte: http://www.federicasgaggio.it/2009/12/appunti-per-una-cristologia-berlusconiana.) [...]

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