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un mistery iperquantitativo contenitore di emozioni

20 dic 2009

i_marchiSegnalo, su sollecitazione indiretta e non intenzionale di Guido Hauser (che non conosco), le seguenti frasi.
Non credo che sia essenziale capire a quale contesto facciano riferimento, perché credo siano al limite della significanza qualunque ne possa essere il contesto.

iper-etno-disco

1. Si occupa dal 2001 di rilevare le discontinuità del gusto e le tendenze espressive emergenti nell’immaginario contemporaneo attraverso una metodologia di ricerca iperqualitativa di matrice etnografica.

mystery shopping

2. Aree di interesse: metodologia e tecniche della ricerca, con particolare attenzione rivolta all’intervista strutturata e al mystery shopping.

un buon(o) svarione

3. La sua attività ha sempre garantito il buon svolgimento dei contatti con i clienti.

competenze specialistiche

4. Formulare domande (di qualunque tipo?, ndr) e possibili risposte, di questo e molto altro si occupa in XYZ.

confluenza d’esperienza

5. A fronte di una rimodulazione aziendale, ha fatto confluire la sua esperienza nel supporto alla ricerca.

il marco non c’è più, la marca piange

6. La marca si trova a raccogliere la sfida del cambiamento verso la postmodernità: se da un lato continua a mantenersi forte nel suo ruolo di asset fondamentale per l’azienda, dall’altro sta vivendo una fase di reale malessere. Ha necessità dunque di espandere la propria identità, trasformarsi in contenitore duraturo di emozioni ed esperienze, trovare nuove forme di comunicazione per parlare a target di consumatori diversi che richiedono specifici.

un banale quesito

Mi domandavo: una cosa come «vaff******» è un linguaggio abbastanza specifico?

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questo post appartiene alla categoria: «parole di (pur)troppo»

~ by federicasgaggio on 20, dicembre, 2009.

4 Responses to “un mistery iperquantitativo contenitore di emozioni”

  1. Specifico e appropriato, sì.

  2. ;-)

  3. forse ci sta anche un ‘ma’ davanti, preceduto da una lieve pausa, in cui lo sguardo può dirigersi o direttamente nello sguardo dell’interlocutore o verso il cielo, per poi scendere di nuovo rapidissimo verso il volto, protendendo anche il corpo leggermente in avanti e velocemente, proferita la frase, rigettandolo indietro con un’evidente tensione all’allontanamento, a cui deve seguire un subitaneo riavvicinamento, indistintamente accompagnato da un gesto in sì ed in giù della mano con le dita racchiuse o della mano tesa ad indicare il pesarese (ma crediamo internazionale) ‘to de caz!!’ a significare anche un desiderio di allontanamento dell’altro dalla situazione, allontanamento reale o metaforico o simbolico.

    comunque Federica vai proprio a sgrampignare tutte ‘ste cose veramente innervosenti – se uno pensa che esistono davvero -non facciamo l’immaginazione che qualcuno ci possa anche credere, in queste cose…magari sì…magari è anche felice…

    v

  4. Sgrampigno, sì, perché purtroppo il mondo è questa roba qua, anche se non soprattutto.

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