header image

Archivio della sezione 'cose che hanno un perché'

il piacere della parola che vola libera, potente e feconda

• sabato, marzo 20th, 2010

Grazie a James O’Neill (god bless you, man), ho scoperto i podcast di Stephen Fry, che ho gratuitamente scaricato da iTunes.

Quello sul linguaggio – mezz’oretta di ascolto a tratti un po’ ostico – è estremamente interessante per il gran numero di pieghe interiori che – tra mente, pancia e cuore – distende, sollecita e stiracchia.
Lo si trova qui.
Ne riporto un passaggio secondo cruciale.

Continue reading ‘il piacere della parola che vola libera, potente e feconda’

Tags: , , , , , , , ,

Post correlati


i nani non sono solo sette

• venerdì, marzo 19th, 2010

Di recente, una mia conoscente mi ha raccontato che poche sere prima era stata a cena fuori con un gruppo di persone.
Accanto a lei era seduto un uomo di cinquant’anni.

Chiacchierando, l’uomo le ha detto che per non rischiare di essere deriso per le sue prime possibili defaillances sessuali – e in generale per evitare implicazioni – lui cerca di non accompagnarsi a donne che ha definito «normali», ma preferisce pagare le «escort».

L’ultima – raccontava – l’aveva acquistata per tre giorni, durante i quali se l’era portata in giro (immagino pensasse di fare la sua porca figura), e ci si era carnalmente intrattenuto (scrivo come i carabinieri, mio dio!) un’unica volta.
Il tutto per 2.100 euro.
Il doppio di molti stipendi.

Continue reading ‘i nani non sono solo sette’

Tags: , , , , , , , ,

Post correlati


l’intelligenza è veronese

• martedì, marzo 16th, 2010


Capisco l’importanza di una o più telecamere intelligenti.
Ma se si potesse fare qualcosa anche per i cervelli sarebbe bellissimo, e forse in quel caso non avremmo bisogno della supplenza delle telecamere.

Tags: , , , , , , , ,

Post correlati


sostanzialisti, estorsori, eversori (non lo dico io)

• domenica, marzo 7th, 2010

Articolo 629 del codice penale vigente.

Estorsione

Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni (…).

Federico Geremicca, qui (con qualche minuscola traccia di qualunquismo – mi permetto di dire – nel penultimo capoverso dell’editoriale):

L’altra notte, per chiedergli di non firmare il decreto, si sono sdraiati in piazza del Quirinale un centinaio di uomini e donne del «popolo viola»: ieri mattina, se non lo avesse firmato, avrebbe trovato migliaia di bandiere tricolori e di militanti del Pdl sotto le finestre a scandire slogan contro il «Presidente comunista». (…) In questo senso, la lunga nota con la quale (…) ha voluto spiegare il senso delle sue decisioni (…) è a suo modo drammatica e segna una svolta.

Barbara Spinelli, qui:

Diciotto anni sono passati da Mani Pulite e i club di Mediaset hanno per questa via» (una autoritaria e informe, ndr) privatizzato la , screditandola agli occhi degli italiani e convincendo anch’essi che il privato è tutto, il pubblico niente.

Si ascolti Verdini, sull’Espresso del 23-5-08. All’obiezione sul conflitto d’interessi replica, ardimentoso: «Il conflitto d’interessi non interessa più a nessuno. Neanche a chi non ha votato il Cavaliere. Diamo cento euro in più nella busta paga, detassiamo gli straordinari, favoriamo i premi aziendali senza tassazione e poi vediamo. Alla fine, la gente fa i conti con la propria famiglia».

Scalfari, qui (e io non riesco a capire, a questo punto, quale argomento lo spinga a difendere il decreto come mezzo per l’esercizio del «diritto elettorale attivo e passivo»):

Il decreto interpretativo non è un male minore. È un male identico se non addirittura peggiore d’un decreto innovativo.
Anzitutto non si può dare un’interpretazione diversa e così estensiva ad una procedura elettorale con effetto retroattivo. L’interpretazione, se retroattiva, diventa infatti un vero e proprio condono ed un condono è quanto di più innovativo vi sia dal punto di vista legislativo.

Non che Eugenio Scalfari sia il direttore della Repubblica. Però, perché De Bortoli tace e fa parlare – per carità: pesantemente – solo Galli della Loggia?
E perché Galli della Loggia, nell’inciso

«alcuni risultati positivi dell’attuale non sono stati mai nascosti né da questo giornale né da chi scrive»,

antepone «questo giornale» a «chi scrive» come uno che sia stato autorizzato a parlare in nome di quel giornale, quasi ne fosse un direttore facente funzioni?

Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Post correlati


silvio riflette, tonino è un avventuriero plebeo

• sabato, marzo 6th, 2010

Non ho avuto la prontezza di scaricare la foto con cui ieri sera il Corriere.it illustrava il titolo di apertura su questo decreto legge sulle elezioni (qui il testo completo, con tutte le sue perle di contraddittorietà, per le quali rimando a questo breve post di Daniela Lepore).
Era un volto di in attitudine pensosa, come caricato dai mille gravami di tutte le sue pesantissime responsabilità istituzionali. Un uomo riflessivo, che pondera, riflette, bilancia.

Mi ricordo quando venne fotografato a una parata della Repubblica italiana (forse era un 2 giugno, o un 4 novembre, o un 25 aprile; mi pare proprio un 25 aprile…) mentre si grattava le palle con apparente soddisfazione.

Mi ricordo anche la foto in cui faceva le corna; quella con il medio alzato; quella in cui faceva il gesto di sparare con un mitra; quelle con il colbacco, o la fascia o un elmo da pompiere in testa. La foto di quando parla al telefonino mentre Angela Merkel lo aspetta, assimilata al rango di una servetta. Le foto di quando tiene per mano le ragazze a casa sua; di quando le fa sedere sulle sue ginocchia.

E invece, ecco che il Corriere sceglie la sua fotina pensosa proprio nel giorno in cui egli porta a compimento la massima forzatura istituzionale.
Come a dirci: «Non sta succedendo niente, non temete. Il quadro dei fatti è sereno, non turbato da effervescenze parossistiche o da scossoni eversivi. Qui c’è un uomo che riflette e ragiona».

A completare l’opera, il fondo di Massimo Franco, significativamente intitolato «Soluzione all’italiana», come se stessimo parlando di un film con Alvaro Vitali. Una cosa all’italiana è per definizione una cosa farsesca, priva di conseguenze drammatiche o serie. Una cosa all’italiana è una cosa a tarallucci e vino. Magari il vino è fatto con le bustine, sì: ma non è che nella soluzione all’italiana dentro al vino ci mettano il topicida.
È un altro modo per dire che non è successo niente.
Niente di veramente grave, perlomeno.

E adesso, un occhio all’immagine che è stata scelta per illustrare la notizia di apertura della home page del Corriere.it ora. È quella che illustra questo post.
Non ho simpatie dipietriste (e magari dirlo non è privo di significato).
In questa foto, Di Pietro è la quintessenza visiva di ciò che nessuno di noi vorrebbe accanto a sé: un uomo dall’atteggiamento eccessivo, parossistico, tribunizio, aggressivo, incontrollato, plebeo e scomposto.

Il linguaggio delle immagini ha un suo senso.
Questo si chiama fiancheggiamento.

(Grazie a Ivan Carozzi)

Tags: , , , , , , , ,

Post correlati


quasi quasi scendo in piazza da sola

• venerdì, marzo 5th, 2010

Al sordido scopo di mimetizzare la focosissima ira che mi monta dentro nell’apprendere che questo orribile sta per promulgare un decreto legge per «sanare» («sanareeeeeee»!!!) la situazione in cui si son cacciati da soli, segnalo con la morte nel cuore il bannerino che mi propone Facebook.

Vuoi scoprire il segreto di Alessia?», mi domanda. «Guarda il suo video su Vanity People, il canale di Style.it dedicato alle celebrity».

No, non voglio scoprire nessun segreto, grazie.
Non voglio vedere nessun video.
No, una cosa che si chiama Vanity People, dirama da una cosa che si chiama Style.it ed è dedicata alle «celebrities» è l’esatto contrario di ciò che sono e di ciò in cui credo.
Anzi, sono in una condizione psicologica tale per cui mi viene perfino da dire che mi fa venire da vomitare.

Quasi quasi mi metto il piumino e scendo in piazza da sola.
Contro il decreto e contro il e contro le celebrities e i giornali che si chiamano Style.
Tanto, sono la stessa cosa.

Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

Post correlati


kate e l’uso strategico di emozioni e corpi

• giovedì, marzo 4th, 2010

«Con la caduta del Muro di Berlino del 1989 si chiude un secolo, il XX, ma si apre uno spazio, un “vuoto narrativo”, che copre gli anni fino all’11 settembre del 2001, quando il crollo delle Torri Gemelle segna l’ingresso nel nuovo millennio.
In questa parentesi storica, in questo iato fra i due secoli, appare una nuova generazione, la cosiddetta Generazione X descritta da Douglas Coupland nell’omonimo libro, che è priva di un “romanzo collettivo” intorno al quale strutturare la propria vita sociale».

E ancora:

«Kate è insomma uno “scoubidou” sociale che intreccia, come tanti fili di plastica, i valori dell’epoca: la giovinezza, la magrezza, la velocità, la trasgressione, la capacità di impersonare un ruolo e di captare l’attenzione.
Questo elemento camaleontico è ciò che per (Christian) Salmon (il sociologo di Storytelling, ndr) caratterizza il neo-liberalismo. Se prima era bello quello che durava, ora si ama solo ciò che cambia, ciò che muta.
(…)
Il neo-liberalismo, infatti, ci vuole strateghi di noi stessi: non è tanto o solo il talento a valorizzarci, ma la capacità di fare un uso strategico delle nostre emozioni, dei nostri corpi, dei nostri desideri».

Stenio Solinas, da qui.
Il libro di cui si parla è «Kate Moss Machine», edizioni La Découverte, 134 pagine.

Tags: , , , , , , , ,

Post correlati


saviano a ph neutro

• mercoledì, marzo 3rd, 2010

Dev’essere entrato in funzione un inconscio meccanismo autoprotettivo, perché quest’intervista di Buttafuoco a Roberto Saviano, su Panorama, l’ero persa, e risale a dicembre.

Una delle frasi più curiose è questa (che sul web ho trovato commentata con formule d’ammirazione del genere di «oh, finalmente uno che dice le cose come stanno»):

«Roberto ? Sul fronte antimafia e’ uno dei migliori ministri dell’Interno di sempre».

La motivazione è che il ministro (lui?) ha fatto molti arresti nel Casertano.
Poi, un attento distinguo da finissimo analista:

«(…) non è questo un con la priorità antimafia, tutt’altro. Nonostante gli sforzi di ».

Molto interessante anche questo passaggio:

«Per i reati di mafia bisogna (…) creare un sistema più certo e più serio delle pene, tale da rendere non conveniente essere mafiosi».

Che fantastica idea, semplice ed economicista, questa del disincentivo a farsi mafioso.
Continue reading ’saviano a ph neutro’

Tags: , , , , , ,

Post correlati


per questa gente tutto è privato

• mercoledì, marzo 3rd, 2010

Consiglio la lettura di questo articolo, dal quale si apprende che il intende impedire – di fatto, ovvio; formalmente tutto resta uguale! – ai lavoratori di rivolgersi al giudice del .

Nell’ottica generale della privatizzazione del mondo, il sarà sottratto alle pronunce in nome del popolo italiano (cioè al giudice del ), e riportato nel pozzo nero delle dinamiche dei rapporti di sopraffazione e di .
All’assunzione, i lavoratori potranno essere costretti a firmare l’accettazione del fatto che le controversie con il datore di saranno risolte da un arbitrato.
Certo: il disegno di legge dice che sarà la contrattazione nazionale a individuare gli ambiti di applicabilità dell’arbitrato, ma dice anche che se entro un anno non si sarà l’accordo, allora, be’, che sarà mai, decide il ministero.
Il quale ha senz’altro ogni interesse a trovare un’intesa, no?
Addio articolo 18.

Quello che che m’impressiona di più, però, è l’ipocrita volgarità del commento che c’è in fondo al pezzo.
Parla Giuliano Cazzola, relatore del provvedimento ed ex sindacalista Cgil passato da tempo al fondamentalismo padronale:

Bisogna smetterla di considerare i lavoratori come dei “minus habens”, incapaci di scegliere responsabilmente e consapevolmente un percorso giudiziale o uno stragiudiziale (l’arbitrato, ndr), per dirimere le loro controversie di ».

La differenza di tra un datore di e un lavoratore gli sfugge completamente, anima bella.
Se ne frega, lui.
Tanto, può permetterselo.

Tags: , , , , , , ,

Post correlati


la sovranità è sua

• venerdì, febbraio 26th, 2010

Sarà anche destinato a vincere le elezioni regionali (dice, però, che contano i voti, e non le regioni; segno che forse qualche regione sa di perderla), ma a uno che dice che in Italia «la sovranità non è del popolo ma dei pm» fa veramente impressione.

Tags: , , , ,

Post correlati


le felicità banali

• martedì, febbraio 23rd, 2010

Sono tutta chiusa dentro, cerniere su e bottoni abbottonati.
Ma è come se guardassi alle cose da una nuvoletta di gioia.
Insieme a mia madre, ho portato a pranzo fuori, oggi, mio figlio Giovanni e un suo compagno.
Erano bellissimi.
Si fermavano a ogni incrocio e si davano la mano per attraversare.
Chiacchieravano fitto fitto e non vedevano l’ora di arrivare in pizzeria perché là avrebbero finalmente potuto scambiarsi le figurine dei calciatori e attaccarle sull’album.

A tavola, ho chiesto al compagno di Giovanni di dirmi se i suoi nonni gli hanno raccontato mai qualcosa della guerra.
Continue reading ‘le felicità banali’

Tags: , , , , , ,

Post correlati