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Archivio della sezione 'fior da fiore (assurdi di stampa)'

un titolo un po’ così

• lunedì, agosto 30th, 2010

Visto che si tratta di una petizione per salvare una donna dalla lapidazione, richiamare nel titolo l’invito dello scrittore a far pietre delle nostre potrebbe non sembrare la più felice delle scelte giornalistiche.
Nemmeno se l’appello dovesse sottintendere l’invito a controlapidare chi vorrebbe lapidare Sakineh, forse.

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universi paralleli e ragazze da sposare

• venerdì, agosto 27th, 2010

Son di corsa, ma onestamente non mi sento di privare chi passa di qui delle meraviglie che uno sguardo rapidissimo e superficiale all’odierno Corriere della sera Style Magazine mi hanno consentito di assaporare.

Rubrica «La », quella che riporta il numero di telefono di un locale al quale si intende, immagino, fare pubblicità.

Cito:

Il menu prevede capesante gratinate, spaghetti alla chitarra con scampi in rosso, una tartare di salmone e, per dessert, sorbetto alla frutta.
No, non sono le proposte di un ristorante stellato

E io che mi pensavo…, ndr

ma quello che E.A., 26 anni, di Venezia, preparerebbe per conquistare il tipo giusto.
Gli uomini si prendono per la gola, quindi?

Questa non l’ho mai sentita, giuro.

«Non so», CHIOSA (scusate, ma la maiuscola ci sta, ndr), «però adoro cucinare e il mio papà me lo dice sempre che dovrei aprire un ristorante. Chissà, magari un giorno…».

Già.
Chissà.

Per ora, dopo aver studiato Lingue per l’impresa» (per l’impresa: come dubitarne, ndr) «e aver conseguito un master in management (master in management; come dubitarne, ndr), vive a Milano e lavora in un ufficio di comunicazione e marketing per la moda.

Il Veneto le manca: «I miei hanno un maneggio, sono cresciuta fra cavalli, maiali, mucche e tacchini» (un po’ come tutti, insomma, ndr: sono che i maiali della nostra vita portano le scarpe).

Ed ora, le perle finali:

L’equitazione è la sua passione: «Ho fatto agonismo, ora monto poco purtroppo» (omisssssssssis, ndr).

La cara ragazza ha dovuto scegliere.

E. ha deciso di abitare nella zona dei Navigli (anche Mohamed il clandestino l’ha deciso, che incredibile coincidenza! Solo che non può: non è stranissimo?, ndr): «È un posto a misura d’uomo».

Adesso il domandone.

Dove la trovate?
Al bar Rita (tel. 02 8xxxxxx) per l’aperitivo: è quella in minigonna. «La porto sempre, mi piace».

Valeva la pena, vero?

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marchionne, o caro

• giovedì, agosto 26th, 2010

Dal palco di Comunione e liberazione, dice: «Basta conflitti fra operai e padroni» (vedi qui), corroborando la legittimità della sua inedita e coraggiosa presa di posizione con un argomento evergreen: qualunque altro modo di vedere le cose, secondo lui, è un «vecchio schema» che naturalmente impedisce di gustare gli splendidi panorami che ci si preparano: cosa che egli immaginosamente chiama «nuovi orizzonti».

Ora.
Quando si tratta di , mi perdonerete la semplificazione, esistono solamente due possibilità.
La prima è che il esista, perché ce ne sono le condizioni.
La seconda è che il non esista, perché non ce ne sono le condizioni.

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rossella, che classe

• domenica, agosto 22nd, 2010

Carlo Rossella scripsit (da qui):

Weekend a Long Island.
Il bellissimo Alessio Vinci cammina solo sull’arenile bianco di Montauk.
Camicia bianca mossa dal vento, pantaloni di tela, sguardo rivolto all’oceano, sembra un’antica foto di John F. Kennedy.
Sono tornati gli anni Sessanta.

Certo. Come no.
E dove alloggiano?
Al Quisisana?

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la mia legge è la vendetta?

• venerdì, agosto 20th, 2010

L’Ansa oggi dà di che riflettere.

Nel Modenese, i cartelli su cui la Lega nord provinciale dava le indicazioni necessarie a raggiungere il paesino nel quale il sindaco di Verona e il ministro Calderoli avrebbero tenuto i loro comizi sono stati strappati.

Sui cartelli sono anche state scritte cose come «Congelamento multe quote latte a vantaggio dei disonesti» e «140 milioni per aiutare Catania a uscire dal fallimento del Comune di Scapagnini (Pdl), tutto nel silenzio della Lega Nord».

Ma ecco cosa dice il segretario leghista:

Riteniamo questo comportamento incomprensibile, anche perché noi della Lega Nord non ci siamo mai permessi questo tipo di azione nei confronti delle manifestazioni di altri partiti.

Il che vuol dire che il segretario leghista ragiona in questi termini: noi leghisti non l’abbiam mai fatto, dunque nessuno ha il diritto di vendicarsi.
Taciute, sotto quel virgolettato ci sono queste : «Noi che non abbiam mai strappato cartelli siamo in regola. Vogliamo solo le impronte ai rom e l’espulsione dal consesso civile di chiunque sia diverso eccetera. Ma noi siamo in regola!».

La ragione di legittimazione di un atteggiamento, insomma, è di tipo privatistico-negoziale.
La legge non esiste, se non nei termini un po’ western dell’occhio per occhio.
Tanto più che se noi leghisti l’avessimo fatto, be’, allora anche loro sarebbero stati legittimati a farlo.

Un buon esempio di logica esclusivamente formale: se il nostro razzismo non è denominato razzismo, allora vuol dire che è prescrizione di natura tecnica e ovviamente neutra. Strappare un cartello a uno che non ha mai strappato i cartelli degli altri, invece, è reato.

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l’ennesima lamentazione nordista

• venerdì, agosto 20th, 2010

Dall’Ansa:

REGIONI: CIAMBETTI, EQUITALIA POCO EQUA CON IL VENETO

(ANSA) – VENEZIA, 20 AGO – «Non si può rimanere indifferenti davanti alla sproporzione nelle concessioni da parte di Equitalia di rateizzazione per i contribuenti in difficoltà economica». alla mano, dopo una prima analisi, l’assessore regionale al bilancio, Roberto Ciambetti, appare alquanto critico sui numeri diffusi da Equitalia nelle rateizzazioni del pagamento delle imposte.

«Il Veneto è preceduto da Regioni – spiega Ciambetti – come la Puglia, alla quale sono andate rateizzazioni per un totale di 936.854.749 Euro per 81.367 casi, o come la Campania, a cui sono stati concessi 1.490.642.482 Euro di rate per 110.864 casi. Per noi solo 651.555.623 Euro rateizzati per 48.246 casi». Sul totale delle rateizzazioni, il Veneto incide per poco più del 5 per cento: pochissimo rispetto a quanto diamo alla contabilità nazionale.

Pur presentandosi ai vertici in Italia per numero di imprese, export, pil prodotto e occupazione, il Veneto è solo ottavo nella graduatoria guidata
da Lazio e Lombardia
: temo che Equitalia non abbia guardato esattamente con la giusta attenzione ai problemi della nostra regione. «Aggiungo che aziende o famiglie in difficoltà in Veneto non mancano – attacca – e mi sarei aspettato dalla società di riscossione ben altro atteggiamento e attenzione».
L’assessore regionale avanza, quindi, una proposta: «Credo che una Regione dalle capacità economiche come il Veneto – conclude Ciambetti – non possa più tollerare disparità evidenti di trattamento: è necessario giungere a forme regionalizzate di riscossione delle imposte».

Io non sono del tutto sicura che dire che le asserite disparità di trattamento non si possono più tollerare sia qualcosa che si possa considerare come una motivazione sulla cui base si può avanzare ciò a cui l’Ansa annette la dignità di una proposta.

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repetita

• giovedì, agosto 12th, 2010

Ci son volte che una si rilegge e dice a sé stessa «sì, questa cosa va detta adesso, questo è il momento giusto».
E così, quell’una pensa che forse può anche copiare un vecchio post che ha un suo perché esattamente adesso, mentre in testa le ronzano le questioni relative alle istituzioni, alla democrazia rappresentativa e alla democrazia diretta, a un tipo di giornalismo che diventa sempre più difficile da digerire senza sofferenza…

Ecco qui il vecchio post.

l’authority di barbarella yè-yè

Ero in macchina e m’è capitato di sentire per radio un pezzo della trasmissione di Barbara Palombelli.
L’ospite con la quale parlava era Fiorella Kostoris Padoa Schioppa.
A volte un cognome solo non basta a dire chi siamo.

La FKPS è stata presentata dalla moglie di Francesco Rutelli come «presidente dell’Authority Pari e dispare», come se il comitato presieduto dall’ex moglie dell’ex ministro del governo Prodi fosse un organismo istituzionale dotato di un effettivo potere ispettivo e di sanzione sulle disparità di trattamento fra uomini e donne nel mondo del lavoro.
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c’è morto e morto

• mercoledì, agosto 11th, 2010

La notizia non è che ci sia stata una vittima di camorra (tanto, direbbero qui dalle mie parti, là s’ammazzano in continuazione, e finché s’ammazzano fra loro va tutto bene…).

La notizia è che la vittima di camorra era parente di una donna la cui storia è stata raccontata da Saviano in «Gomorra».

Il fatto che di quella famiglia si fosse parlato in un libro che ha venduto milioni di copie ed è stato tradotto in molte lingue diventa condizione necessaria a che la notizia venga in primo luogo riferita per tale (come notizia, intendo), e in secondo luogo per tale percepita dal lettore.

Capisco che la circostanza che la zia sia stata involontario personaggio del libro di Saviano rappresenti un elemento della notizia, ma non sono sicura che ne rappresenti l’elemento principale, quello senza il quale la notizia non ha un titolo poiché in fondo non è nemmeno notizia.

Quand’ero piccola, mio nonno aveva dei meravigliosi cani da caccia – un fantastico setter irlandese, dio quanto mi piaceva, e un setter gordon; ha sempre avuto cani, lui, fino a quand’è morto – e li portava a correre in montagna tutte le volte che poteva.

Per loro preparava i cibi con estrema attenzione; li curava con dedizione totale. Uno di loro l’ha perfino operato quando gli si conficcò una scheggia (diede anche i punti), e di un altro ingessò una zampa fratturata, recuperandone in pieno la funzionalità.

Nel frigo di casa, uno dei ripiani era stato tolto per fare spazio ai contenitori nei quali mio nonno teneva gli alimenti per i cani, sicché le dimensioni del frigorifero ne risultavano di molto ridotte.
Questa cosa mia nonna non la poteva sopportare, e bofonchiava bonariamente quasi ogni giorno.

Me la ricordo benissimo mentre – mescolando qualcosa sui fornelli o aprendo il forno per controllare i peperoni ripieni o la parmigiana di melanzane – guardava i figli con un’aria rassegnata e diceva: «E cché vvulìt fa’. Chìll, pur’ ‘e can ten(e)n a’ sciòrt».
Cioè: «E che ci volete fare: anche i cani soggiacciono alle regole della fortuna e della sfortuna» («sciòrt» è il destino, la «sorte»).

Tutto questo lungo ricordo per dire che non solo i cani ten(e)n a sciòrt.
Anche i morti.
E mi scuso per il cinismo.

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terroni ladri/2, o la religione dei dati

• lunedì, agosto 9th, 2010

Mi prendo un po’ di tempo per dire qualcosa su questo pezzo che, uscito su Repubblica, si collega al tema di cui ho già scritto qualcosa in un altro post.

diffidare delle apparenze

L’argomento è – apparentemente – la scuola.
In realtà, gli argomenti veri sono due.

dare addosso al governo

Il primo consiste in un’intenzione evidente di sparare addosso al governo attraverso l’enunciazione di un argomento di sconcertante debolezza.

polemiche e giudizi

Il secondo è un’asserzione – indimostrata – relativa a due questioni.
La prima questione riguarda l’asserita esistenza di una polemica.
La seconda riguarda il giudizio di valore sul quale si pretende si sia scatenata la polemica.

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ladri terroni, viva il giornalismo

• martedì, agosto 3rd, 2010

«Maturità con lode
Al Sud il doppio che al Nord

Il top in Puglia: 631. In Lombardia? Solo 256»

Cosa vorrà mai dire quel che scrivono qui, dunque?

Che al sud rubano? Che al sud sono ladri? Che al nord – «solo» 256 lodi, poveri tesori – sono onesti?

Trovo completamente insopportabile il tacito sottosenso di pezzi giornalistici come questi.
Testimoniano la più acritica subalternità culturale (se «cultura» è una parola che qui ha senso) alla feroce vulgata leghista, e senza nemmeno argomentarla.

Servitù inconsapevole alla dittatura di chiavi interpretative violente, brutali, ingiustificate, ideologiche, funzionali all’instaurazione di un nuovo senso comune che ambisce a trasformarsi in buon senso, in «dai, lo sanno tutti che è così».

Non smetterò mai di stare male per la responsabilità enorme che portiamo noi giornalisti.
Non smetterò mai di stupirmi per la leggerezza con la quale ce ne dimentichiamo.
Non potrò mai smettere di pensare che sono anche il nostro servilismo, consapevole o no, la nostra assenza di spirito critico, e la nostra mancanza di capacità/volontà di decrittazione degli eventi a condannare a morte questo Paese.

Update del 9 agosto: il pezzo è stato cambiato, e il titolo pure.

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belen icona di morale «giovane e mondana»

• mercoledì, luglio 28th, 2010

Ammesso che a decidere sia effettivamente il sindaco di (mi parrebbe singolare, ma – insomma – i tempi son così: decide chi decide e buonanotte, perché conta «la del fare»…), qualcuno ha un’idea del senso che abbia tener fuori Belen dal festival perché qualcuno fa il suo nome come consumatrice di droga?

Belen viene forse chiamata a come icona di specchiatezza morale?
E la specchiatezza morale di cui la si potrebbe pretendere icona comprende per caso anche il fatto di non drogarsi?
Deve forse dare l’esempio alle giovani generazioni?

Se invece viene chiamata a per una competenza professionale specifica, in quale modo l’utilizzo di droga la priverebbe di queste ipotetiche competenze?
Non è strano che ci sia chi si sveglia una bella mattina come la Bella addormentata nel bosco, e scopre – che stranezza – che nel cosiddetto show business circola la droga?

E come mai c’è un sacco di gente che si proclama garantista solo quando si tratta di alcune persone, e decide invece che l’«essere tirato in ballo» è ben più che sufficiente per far fuori qualcun altro?
Cos’è?
Moralismo?
?
Comodo?

La cosa curiosa è che finché le soubrette svolgono il loro ruolo – un po’ zoccole ma non troppo, un po’ trasgressive ma non troppo, bellissimissime anche se rifatte col compasso e il silicone (non credo sia il caso di Belen) – va tutto bene. Tant’è che proprio il sindaco diceva che Belen al festival gli sembrava «una splendida idea anche per dare un’immagine un po’ più giovane e mondana della città».
Se deragliano un po’, eh no, amici: qui siamo gente perbene.
Non ci accompagniamo mica, noi, con i drogati, neanche se c’han due tette così e un superculo.

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