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Archivio della sezione 'parole di (pur)troppo'

colazione un corno (o un cornetto)

• mercoledì, febbraio 24th, 2010

La prossima volta che qualcuno utilizza la locuzione da cinegiornale fascista «colazione di lavoro» o anche «colazione elettorale» intendendo dire che alcuni tali si sono detti alcune cose mentre erano a tavola a pranzo, io sparo.

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un mistery iperquantitativo contenitore di emozioni

• domenica, dicembre 20th, 2009

i_marchiSegnalo, su sollecitazione indiretta e non intenzionale di Guido Hauser (che non conosco), le seguenti frasi.
Non credo che sia essenziale capire a quale contesto facciano riferimento, perché credo siano al limite della significanza qualunque ne possa essere il contesto.

iper-etno-disco

1. Si occupa dal 2001 di rilevare le discontinuità del gusto e le tendenze espressive emergenti nell’immaginario contemporaneo attraverso una metodologia di ricerca iperqualitativa di matrice etnografica.

mystery shopping

2. Aree di interesse: metodologia e tecniche della ricerca, con particolare attenzione rivolta all’intervista strutturata e al mystery shopping.

un buon(o) svarione

3. La sua attività ha sempre garantito il buon svolgimento dei contatti con i clienti.

competenze specialistiche

4. Formulare domande (di qualunque tipo?, ndr) e possibili risposte, di questo e molto altro si occupa in XYZ.

confluenza d’esperienza

5. A fronte di una rimodulazione aziendale, ha fatto confluire la sua esperienza nel supporto alla ricerca.

il marco non c’è più, la marca piange

6. La marca si trova a raccogliere la sfida del cambiamento verso la postmodernità: se da un lato continua a mantenersi forte nel suo ruolo di asset fondamentale per l’azienda, dall’altro sta vivendo una fase di reale malessere. Ha necessità dunque di espandere la propria identità, trasformarsi in contenitore duraturo di emozioni ed esperienze, trovare nuove forme di comunicazione per parlare a target di consumatori diversi che richiedono linguaggi specifici.

un banale quesito

Mi domandavo: una cosa come «vaff******» è un linguaggio abbastanza specifico?

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la ragazza-immagine

• domenica, giugno 21st, 2009

c_e_del_lavoro_da_fare_ahinoiHo visto su Repubblica.it l’intervista a Barbara Montereale.
Lei dice molte volte di essere «solo» una «ragazza immagine», di partecipare alle feste solo per «immagine», di venire pagata solo per il suo lavoro di «immagine».

Ma che lavoro fa – mi domandavo mentre la ascoltavo raccontare così serenamente di una professione dai contorni se non deprimenti per la propria dignità almeno vaghi e ambigui – una «ragazza immagine»?
Che funzione svolge?

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formatori per l’acculturazione degli scolari

• mercoledì, giugno 10th, 2009

Il libro di italiano dei compiti per le vacanze di mio figlio si chiama «Schede per le competenze Logico-Linguistiche Obiettivi di apprendimento Traguardi di sviluppo».
Maiuscole originali.

Ci son volte che mi vengono dei (piccoli) mancamenti.

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e una sedia? va bene lo stesso?

• giovedì, gennaio 22nd, 2009

mobili_utili

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«ciaograzie» tutt’una parola

• venerdì, settembre 26th, 2008

Vivo in un posto dove la brutalità e l’ipocrita falsità delle relazioni personali raggiungono livelli parossistici, eppure tutti, composti e ben vestiti, stanno imbozzolati in un’affettata cortesia da cicisbei.

In un luogo dove ogni comportamento sociale viene interpretato secondo le categorie di «educato»/«maleducato» (con accompagnamento di adeguata piccola – ed educata! – smorfia del volto), secondo uno di quei meccanismi on-off che così tanto rapiscono le psicologie semplificate, incapaci di tollerare una qualunque possibilità teorico-filosofica di esistenza di un «non-on» e di un «non-off».

Ebbene. Qui, quando qualcuno vi saluta, ci sono 90 probabilità su cento che vi dica la «parola di (pur)troppo» di oggi, ovvero «ciaograzie» pronunciata con una sola emissione di fiato.
Un mezzo per sentirsi a posto come che sia.
Io il grazie te l’ho detto; per il resto, fa’ un po’ tu.

«Ciao, come va?».
«Bene. Tu?».
«Bene anch’io, sono solo un po’ stanco».
«Taci, non parlarmene».
«Beh, guarda che adesso che è ricominciata la è veramente dura».
«Ah, altro che!».
«Beh, devo scappare».
«Allora ciao».
«Ciaograzie».

Grazie di che?
Bazooka.

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«vero e proprio»

• sabato, settembre 6th, 2008

Per la serie « di (pur)troppo», oggi tocca a «vero e proprio», esempio perfetto di locuzione utilizzata nella maggioranza dei casi per significare un concetto esattamente contrario al suo senso letterale (e d’altra parte, lo stesso uso si fa dell’avverbio «letteralmente»).
Qualche esempio tratto dai lanci Ansa di oggi.

«Gli omega 3, ovvero i grassi contenuti essenzialmente nel pesce, sono un vero e proprio “salvacuore”» (ma secondo lo studio di cui si parla, la mortalità cala del 9% e non del 100%).

Per un esponente del Pd, la vicenda «sarà per Fiumicino un vero e proprio massacro, con novemila posti di lavoro bruciati».
Grave, concordo. Ma grazie a dio non vedo nessuna catasta di cadaveri.

La gara di sci d’erba (?) «si è trasformata in un vero e proprio trionfo per la squadra azzurra». Ma, nel suo senso metaforico, la parola «trionfo» non è forse incompatibile con qualunque significato letterale vero e proprio?

Gli ultimi due esempi dalle agenzie di ieri.
Uno: la americana delle Borse «è esplosa letteralmente». Bum.
Due: si parla di un film che è «stato oggetto di un vero e proprio tam tam». Il tam tam, però, è un vero e proprio tamburo…

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sistema-paese e azienda-italia

• domenica, agosto 31st, 2008

Le di (pur)troppo di oggi sono due: «sistema-Paese» e «azienda-Italia».

Il primo che le pronuncia in mia presenza rischia un insulto.
Un insulto demodé tipo «str****», o «faccia di mer**».
Interi, però. Senza asterischi.

Visto che passo di qua, una parola su Corrado Passera (uno che con quel nome potrebbe quasi dire quello che vuole. Quasi).
Lui dice che se è entrato nella società che si prende il buono dell’ non è stato per fare un favore a , ma per fare un piacere a me.
Mi sembra un gesto galante.
Non ha proprio detto «per fare un piacere segnatamente alla Sgaggio», ma grazie comunque: nessuno mi aveva mai fatto un favore come questo. Forse è amore.

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nasce «parole di (pur)troppo»

• lunedì, agosto 25th, 2008

Sul blog di Kalle c’è una rubrica che mi piace moltissimo, perché mi calza a pennello.
È «idiosincrasia del giorno».
Sotto questo capitolo vengono elencate le e le locuzioni più detestabili.
Per esempio: «di nicchia», o «attenzionare», o – ah, quanto, quanto ha ragione! – l’uso disgiuntivo della locuzione «piuttosto che», un vero incubo.

Siccome la categoria mi piace, gliela copio.
La chamo diversamente, però; le dò il nome di « di (pur)troppo».
La parola di (pur)troppo di oggi mi sta sul gozzo da anni.
È «posizionare».
Dal verbo «porre» nasce il sostantivo «posizione».
E da «posizione» facciamo rinascere un verbo nuovo: «posizionare», appunto.

La cosa assurda è che nel frattempo è nato un sostantivo nuovo dal verbo nuovo che era nato dal vecchio sostantivo che era nato dal vecchio verbo.
È il sostantivo «posizionamento».
Aspetto con fiducia «posizionamentare».

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