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Archivio della sezione 'perle di sconforto'

un versatile ingegno

• sabato, marzo 6th, 2010

Da qui:

Quando alle 21 si riunisce il Consiglio dei ministri, il testo è stato messo a punto già da un pezzo. Almeno dal pomeriggio: riunisce a Palazzo Grazioli il «gabinetto» delle emergenze. I ministri Maroni, Alfano, Matteoli, La Russa, Calderoli, il coordinatore Verdini.

Dall’attuale home page di Repubblica.it:

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il bello della monarchia

• venerdì, marzo 5th, 2010

«In nessuna azienda», dice costui, «è dato modo al dipendente (…) di ribellarsi».
L’azienda – come il Vaticano – è una monarchia assoluta.
Sentiamo un po’: le aziende cosa fanno, ai ribelli? Li fucilano sul posto?
La ribellione è ribellione, signor vescovo; lei è libero di non crederci, o di non approvare: ma la ribellione non necessita di autorizzazione preventiva. Anzi. Al contrario.

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democrazia condannata a morte

• giovedì, marzo 4th, 2010

Stanno succedendo cose di gravità inaudita.
Chiunque, a qualsiasi livello, con qualunque legittima autorità e qualunque rilievo istituzionale, si sogni di dire – perfino se è stato interpellato da loro – che loro hanno torto, viene da questi golpisti considerato una sagoma da abbattere a fucilate.

Il decreto legge, adesso.
Che bella idea.
Un decreto legge per mettere per iscritto che loro possono fare il cazzo che vogliono e tutti gli altri son merda; che le regole non contano; che le regole son forma inutile (detto da gente che per la forma si rifà le tette, si trapianta i capelli, si riempie di botulino e si pialla i lineamenti), che la sostanza è più importante, e – ovviamente – la sostanza sono loro.

Se questo decreto verrà fatto; se passerà una legge qualunque che consentirà di bypassare la competenza istituzionale di tribunali, corti d’appello, Tar e Consiglio di Stato, questo Paese sarà definitivamente morto.
Qualunque cosa a loro non piaccia, s’inventano un decreto o una leggetta.
Golpisti.
Parlano di , questi eversori.

Si sentiva proprio la mancanza di qualche radicale intelligente che dicesse che vanno annullate le in tutt’Italia, per «omissioni e violazioni di legge verificatesi infine negli ultimi sette mesi».

D’altra parte i golpisti hanno sempre bisogno di qualcuno che li aiuti.
Con le migliori intenzioni, si capisce.

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non si ride davanti al quarto stato

• giovedì, marzo 4th, 2010

Uno «pseudo-Agnelli»; la sindaca di Milano moglie del petroliere Gian Marco; una stilista i cui abiti possono costare sei alti stipendi; l’eterea direttrice del mensile di moda Vogue.
Per decenza, questi quattro avrebbero dovuto scegliere un altro fondale.
Non c’è un corno da ridere.

(La foto viene da qui).

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il ministro minaccia il golpe

• mercoledì, marzo 3rd, 2010

Uno: (Ansa) – «Non vorrei fare la parte dell’eversivo ma lo dico chiaro e tondo.
Noi attendiamo fiduciosi i verdetti sulle nostre liste, ma non accetteremo mai una sentenza che impedisca a centinaia di migliaia di nostri elettori di votarci alle regionali.

Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto»
(Ignazio La Russa, ministro della Difesa).

Due: (Ansa) – «Vorrei ricordare, non al paleo-fascista La Russa, ma a me stesso e ai cittadini italiani, che il capo delle forze armate in Italia è il presidente della Repubblica. Non ho nulla da aggiungere».
(Marco Pannella).

Ps. Rilevo l’uso odioso del verbo «correre» per «partecipare alle ».

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polverini di democrazia

• lunedì, marzo 1st, 2010

Il tono generale e la temperatura media della reazione che a si sta manifestando contro l’esclusione della lista della Polverini rende chiare molte cose.

Chiedere l’intervento del presidente della Repubblica per una questione che ha un suo alveo istituzionale in cui maturare e concludersi è segno di quanto inutile la pancia della consideri qualunque alveo istituzionale.

Argomentare che una questione burocratica non può impedire l’esplicazione di ciò che viene definito una piena rappresentanza dell’elettorato dimostra che la fissazione di un termine – in questo caso, di un termine orario – viene vissuto come un vincolo al quale ha senso che si attengano gli altri, mentre invece loro possono decidere in tutta libertà se rispettare o no quella scadenza, eventualmente invocando una violazione democratica.

Sostenere che «vogliono cancellare la » significa come minimo, e nella migliore delle ipotesi, avere l’idea che la sia una questione elettorale. Nella peggiore, che essa sia ciò che consente loro di invocare criteri sostanzialisti ogniqualvolta la forma minacci di azzerare le loro ragioni.

Appellarsi alla piazza – lo fa la Polverini – significa un sacco di cose: in primo luogo non aver compreso la differenza fra l’essere segretaria di un sindacato di lavoratori e l’essere candidata alla guida di un’istituzione; in secondo luogo (ma non secondo per importanza), significa sbattere i piedini per terra come un bambino. Solo che un bambino lo fa da solo, e loro vogliono farlo insieme al cosiddetto «popolo».

Denunciare per violenza privata i radicali che – viene detto – hanno impedito l’accesso al presentatore di lista significa manifestare la convinzione che il ricorso ai tribunali va bene solamente quando possa servire a dar ragione ai loro. Mai invece un tribunale vedrà da loro riconosciuta la sua autorità se darà loro torto. Il giudice come interdittore va benone, ma solo se deve bloccare gli altri.

Inorridisco al pensiero di quel che potrà succedere quando questa gente convocherà il suo «popolo» via a manifestare contro quel che non è gradito: il termine di presentazione di una lista, o qualunque altra cosa si presti ad essere esaminata in termini pretesamente «sostanzialisti» contro il «formalismo» di coloro che pensano che le regole abbiano a volte un senso.
Quando succederà, le ronde non serviranno più.

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ma sì, ribelliamoci allo scandalo!

• giovedì, febbraio 25th, 2010

All’interno, il pezzo è titolato così: «Ribellarsi allo scandalo», e l’occhiello tematico non dice «l’opinione», ma «l’analisi».
Si riferisce, insomma, a un procedimento più complesso di quello che partorisce una semplice opinione.
L’analisi è il distillato del confronto fra fatti e opinioni; è l’esercizio di connessione fra cose diverse; è il completare al posto dei puntini.

Ora.
È senz’altro responsabilità della Repubblica se in home page quel che dice Saviano diventa un proclama per la mobilitazione delle masse, e se la foto di Saviano lo ritrae nell’atto di un ampio gesticolare mentre parla al microfono.

Però è senz’altro ascrivibile a Saviano la scelta di parlare di un argomento come se fosse la prima volta che la gente ne sente parlare, e come se lui fosse il primo a inferirne qualche conseguenza.
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l’uomo che il mondo ci invidia/8

• venerdì, febbraio 12th, 2010


Egli, Bertie, dice (anzi, per Repubblica.it, «spiega»): «La Protezione civile serve per superare quegli ostacoli di natura burocratica che fino ad oggi hanno impedito la realizzazione di infrastrutture importanti».

Non è un’idea meravigliosa?
Un mezzo per bypassare tutte le regole burocratiche!

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che schifo la società dello spettacolo (degli altri)

• venerdì, febbraio 12th, 2010

Emma Bonino dice che nel regolamento approvato dalla commissione bicamerale per la vigilanza sulla Rai non vede ragioni di scandalo.
Io sì.

il regolamento

Il testo integrale del regolamento si trova qui.

Ne estraggo due parti che mi sembrano interessanti e significative.
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non siamo tipi da farci le vecchie

• giovedì, febbraio 11th, 2010

Vergognatevi, pm.
Il sant’uomo di andava a farsi massaggiare la schiena da un cesso di donna di mezz’età.
E voi subito a pensare al sesso.

Che bassezza, che squallore, che miseria, che , che protervia.

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l’uomo che il mondo ci invidia/6

• mercoledì, febbraio 10th, 2010

Che onestà. Che specchiatezza.
Indagano su di lui, e lui – Guido Bertie , dico – che fa?
Fa vedere di che pasta (sana) è fatto.

Dice: si dimette?

No, ma dai.
Non si dimette. Quasi, però.
Fa finta di.

Tecnicamente, rimette il suo mandato – i suoi mandati: non è meraviglioso, questo plurale? – nelle mani del presidente del Consiglio.
Il quale, uomo di mondo com’è, sa benissimo che dimettersi per un’indagine è una roba da sfigati tipo Flavio Delbono o quell’altro scemetto di Peter Robinson.

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