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passati, presenti e futuri

• sabato, agosto 28th, 2010

Come si cambia, nella vita.
Questo è un passaggio di un pezzo di Roberto Saviano uscito il 17 aprile 2005 su Nazione indiana.
Non credo di avere male interpretato.

Sempre meno si riflette su quanto costa scrivere di certe cose ed in certi territori.

Anche guardando i giganti non ricevo conforto.

ha subìto molteplici attentati, più di trenta persone sono morte in operazioni terroriste che avevano lui come obiettivo.

Ma Salman ora può scrivere su qualsiasi giornale della terra, riceve stipendi e guardie del corpo.

Ciò che ha pagato e paga è ampia­mente ripagato.

O quantomeno confortato: «La fatwa mi ha concesso il maggiore eco possibile alle mie parole, mi ha reso uno scrittore libero, perché tutto posso dire e chiunque vuole può ascoltarmi».

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c’è morto e morto

• mercoledì, agosto 11th, 2010

La notizia non è che ci sia stata una vittima di camorra (tanto, direbbero qui dalle mie parti, là s’ammazzano in continuazione, e finché s’ammazzano fra loro va tutto bene…).

La notizia è che la vittima di camorra era parente di una donna la cui storia è stata raccontata da Saviano in «».

Il fatto che di quella famiglia si fosse parlato in un libro che ha venduto milioni di copie ed è stato tradotto in molte lingue diventa condizione necessaria a che la notizia venga in primo luogo riferita per tale (come notizia, intendo), e in secondo luogo per tale percepita dal lettore.

Capisco che la circostanza che la zia sia stata involontario personaggio del libro di Saviano rappresenti un elemento della notizia, ma non sono sicura che ne rappresenti l’elemento principale, quello senza il quale la notizia non ha un titolo poiché in fondo non è nemmeno notizia.

Quand’ero piccola, mio aveva dei meravigliosi cani da caccia – un fantastico setter irlandese, dio quanto mi piaceva, e un setter gordon; ha sempre avuto cani, lui, fino a quand’è morto – e li portava a correre in montagna tutte le volte che poteva.

Per loro preparava i cibi con estrema attenzione; li curava con dedizione totale. Uno di loro l’ha perfino operato quando gli si conficcò una scheggia (diede anche i punti), e di un altro ingessò una zampa fratturata, recuperandone in pieno la funzionalità.

Nel frigo di casa, uno dei ripiani era stato tolto per fare spazio ai contenitori nei quali mio teneva gli alimenti per i cani, sicché le dimensioni del frigorifero ne risultavano di molto ridotte.
Questa cosa mia non la poteva sopportare, e bofonchiava bonariamente quasi ogni giorno.

Me la ricordo benissimo mentre – mescolando qualcosa sui fornelli o aprendo il forno per controllare i peperoni ripieni o la parmigiana di melanzane – guardava i figli con un’aria rassegnata e diceva: «E cché vvulìt fa’. Chìll, pur’ ‘e can ten(e)n a’ sciòrt».
Cioè: «E che ci volete fare: anche i cani soggiacciono alle regole della fortuna e della sfortuna» («sciòrt» è il destino, la «sorte»).

Tutto questo lungo ricordo per dire che non solo i cani ten(e)n a sciòrt.
Anche i morti.
E mi scuso per il cinismo.

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saviano e il referendum aziendale

• domenica, aprile 18th, 2010

Nella risposta di Saviano alla lettera con cui Marina ha replicato alle prese di posizione del giovane uomo dopo l’uscita del presidente del Consiglio, c’è una frase sen-sa-zio-na-le.

Prima puntata: dice che la mafia è famosa per colpa di chi ne scrive o di chi ci fa i film (idiozia marchiana e politicamente inescusabile).

Seconda puntata: insurrezione dei savianidi e di Saviano ipse. Caro , scrive, «il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine o da chi commette il crimine?» (parole sante). E poi: «La cosa che farò sarà incontrare le persone nella casa editrice che in questi anni hanno lavorato con me, donne e uomini che hanno creduto nelle mie parole e sono riuscite a far arrivare le mie storie al grande pubblico. Persone che hanno spesso dovuto difendersi dall’accusa di essere editor, uffici stampa, dirigenti, “comprati”. E che invece fino ad ora hanno svolto un grande lavoro. È da loro che voglio risposte».

Terza puntata: risposta dell’editrice, cioè Marina -Mariah Carey (non sono identiche?). Caro Saviano, «il gruppo Mondadori ha garantito» a lei «e a tutti gli altri suoi autori la massima libertà di espressione. Lo ha sempre fatto e continuerà a farlo».

Quarta puntata: dopo che la sua casa editrice, nella persona della sua presidentessa, gli dice certo che puoi continuare a scrivere qui, la tua libertà è garantita, lui le risponde: «ci mancherebbe che uno scrittore non fosse libero nella sua professione» (professione, eh).

La frase sensazionale è questa:

«Una libertà esiste però solo se viene difesa, raccolta, costruita nell’agire quotidiano da tutti coloro che lavorano e vivono in una azienda. Ed è infatti proprio a questi che mi sono rivolto ed è da loro che mi aspetto come ho già scritto una presa di posizione in merito alla possibilità di continuare a scrivere liberamente nonostante queste dichiarazioni».

Io trovo semplicemente incredibile che quest’uomo chieda ai dipendenti della Mondadori – a «tutti», precisa – una «presa di posizione» su di lui.
È incredibile che non gli basti la presidentessa della società editrice.
Ma cosa vuole? Un plebiscito?
Un referendum aziendale?
Ma è uscito di senno?

Sulla questione del silenzio ha ragioni da vendere, va senza dire.
Ma quest’idea di chiamare in causa i dipendenti della Mondadori a me sembra completamente priva di senso. Politico e della misura.

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il μάρτυς sa(n)viano

• venerdì, aprile 16th, 2010

incolpa , quel vecchissimo sceneggiato, e Roberto Saviano di aver reso celebri la mafia e la camorra.

Il semplice sottinteso che se l’occhio che non avesse visto il cuore non avrebbe sofferto è talmente ridicolo e grossolano da non meritare nemmeno un po’ di attenzione critica.

Il che, naturalmente, non significa che – siccome è un’evidente idiozia – se ne faranno convincere in pochi.

È la solita tirata propagandistica sull’anti-italianità.

L’Italia sarebbe meravigliosa, il Paese più bello del mondo e delle galassie, il luogo più ameno e sicuro in cui far crescere i propri figli; l’Eden, il paradiso.
Se solo – dannazione – non ci fosse chi, scelleratamente e da disfattista, ne parla male.

L’argomento – ahimé – funziona.
S’è visto.

a migliaia

Quel che però mi ha colpito è la rapidità con la quale – come un sol uomo – si è istantaneamente composto il folto drappello dei difensori di Saviano.
Sul ghiotto boccone, Repubblica s’è gettata con la sua solita rapida voracità.
«Grossman e : “Irresponsabile”», c’è scritto in homepage.
E anche «Centinaia di messaggi per Saviano».
Sono disposta a scommettere qualcosa che domani i messaggi saranno migliaia.

ragnetti debosciati

Non è amore per la «terza via» in se stessa; però mi domando: è mai possibile che di fronte a un’idiozia del calibro di quelle a cui ci ha da lunga pezza abituato ci sia un unico modo per reagire, ovvero aggrapparsi come piccoli ragni pigri e debosciati alle esili tele della non politica?
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anche gambadilegno ha le ore contate

• giovedì, marzo 18th, 2010

Da qui, che poi sarebbe il Corriere.it.
Parla .

Il nostro prossimo obiettivo è sconfiggere entro i prossimi tre anni la mafia, la camorra e la ‘ndragheta.

Come no.
E anche Jeeg Robot d'Acciaio.

D’altra parte, come ricordavo recentemente in questo post, non fu proprio Saviano – qui, su Panorama – a dire che Maroni è uno dei più grandi ministri dell’Interno quanto a tenacia contro le mafie?

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nuove ortodossie

• domenica, novembre 1st, 2009

strade_di_luci_e_di_ombre«Persino chi è direttamente colpito» (dalla camorra, ndr) «sembra ormai rassegnato. “Uccidono tanta gente, hanno ucciso anche mio marito. Qual è il problema?”, risponde la moglie di Bacioterracino alla domanda di un giornalista. Infastidita che qualcuno le faccia una domanda sull’esecuzione, le chieda cosa prova. Non vuole neanche partecipare all’appello per identificare il killer. “Io non chiedo niente, se lo vogliono dire, lo dicono loro. Come faccio a chiederlo?”».

«Omertà non è più soltanto tacere. Ormai è chiaro che omertà è soprattutto non voler sapere. Non sapere, non conoscere, non capire, non prendere posizione, non prendere parte. Questa è la nuova omertà».

Questo – e molte altre cose, dunque sono perfettamente consapevole del fatto che mi fermo ad alcune spigolature e non tengo in conto la complessità dell’intero suo articolo – ha scritto Roberto Saviano su Repubblica, qui (sempre by arrangement with…) sul filmato dell’omicidio Bacioterracino.

Vorrei dire alcune cose.
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gino franceschini

• domenica, maggio 31st, 2009

gino_flaminio_da_repubblica_it1

Antefatto

L’ex fidanzato di Noemi scrive al Corriere, e il Corriere – contrariamente a ciò che chiunque insegni a qualunque praticante giornalista – pubblica la lettera esattamente nella forma in cui essa è arrivata, insensate maiuscolizzazioni comprese.

Fatto

Scrive Gino:
«Mi dicono che sono un cammorrista, Boss, Bugiardo, Leader di Sinistra, Falso, Diffamatore, insomma una schifezza di uomo».

Conclusioni (minime)

Essere «Leader di Sinistra» è uguale a essere «una schifezza di uomo», o «un cammorrista, Boss, Bugiardo, Falso, Diffamatore».

Post scriptum

Se questo è il milieu culturale di Noemi, capisco le affinità elettive che possono averla legata al bipede che graziosamente siede a Palazzo Chigi.

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io non sopporto l’ortodossia

• domenica, gennaio 18th, 2009

Due cose veloci.
La prima è che Gianantonio Stella non si smentisce mai: di fronte alla complessità delle cose relative alla guerra fra Israele e Palestina, piuttosto che spiegarle (o anche tacere), decide di muovere le dita sulla tastiera per dire che – attenzione – c’è anche un antisemitismo di sinistra.
Ah che uomo ardito.
Ah che coraggioso.
Ah che bei baffi sexy.

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una pasta d’uomo

• lunedì, ottobre 20th, 2008

Ratzinger non ha parlato di camorra a Pompei.
Non che fosse obbligato a parlarne: non è compito suo, ci mancherebbe altro.
E d’altra parte, perché rovinare una così bella giornata all’aperto?

Comunque – dice il vicecapo della sala stampa vaticana – ha taciuto apposta, perché ha un grande rispetto per la maggioranza dei campani, che sono onesti.

I campani si sarebbero potuti irritare se il papa avesse loro ricordato questa cosa della camorra, proprio adesso che stanno cominciando a godersi la loro svizzeritudine post-africana.

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cicchitto: il sud non ha diritto di votare

• venerdì, settembre 12th, 2008

Spiega l’AdnKronos che Fabrizio Cicchitto dice no alla richiesta dell’Udc di mantenere le preferenze nella legge per le elezioni . «Non è vero che se ci stanno le preferenze c’è democrazia e se non ci sono non c’è democrazia. Mi vengono i brividi alla schiena rispetto a quello che può succedere con le preferenze, soprattutto al …».

Ho come la sensazione che per la maggioranza la mafia e la camorra esistano, politicamente, solo per giustificare – e, tanto per cambiare, con l’ennesimo vergognoso argomento antimeridionalista – la soppressione del voto di preferenza.
Se così non fosse, non mi spiegherei – tra molte altre cose – l’ostinazione con cui viene difeso il ponte sullo stretto di Messina.
Per dire.

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l’immondizia morale del «fronte del no»

• domenica, maggio 25th, 2008

Questa cosa del «no» che adesso pare abbia colpa di ogni cosa bisognerà pure che qualcuno, un giorno, si alzi in piedi e dica che è una vergogna.

Sul Corriere di oggi Sergio Romano, in un lodevolissimo esempio di apparente moderazione e sostanziale estremismo (tratto peraltro caratteristico, mi sembra, dell’autoproclamato «moderatismo» di questo periodo) scrive: «Esiste un “fronte del no” di cui fanno parte l’egoismo municipale, interessi affaristici, la camorra, il massimalismo anti-istituzionale e, perché no?, parecchi uomini politici a cui non spiacerebbe che il nuovo scivolasse subito su una buccia di banana».

Al pensiero del «nemico», denominato spregiativamente «fronte del no», non viene riconosciuta alcuna sincerità, alcuna base logica. Anzi: quello del «nemico» non è nemmeno considerato un pensiero.
È una deiezione.

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