header image

un’ottima idea per la troppa libertà di stampa

• mercoledì, maggio 5th, 2010

Consiglio caldamente la lettura di questo articolo di Luigi Ferrarella sul Corriere della sera a proposito della vicenda che ha singolarmente condotto alle dimissioni il ministro Scajola che, non indagato, ha deciso di fare ciò che suoi colleghi indagati hanno evitato con cura.

Nel pezzo, tra le altre cose, si legge:

Per dare un’idea dell’impatto, i quotidiani nazionali, con quello che hanno pubblicato di vero e di più non segreto in questi 12 giorni, rischierebbero già 4/5 milioni di euro, e i loro cronisti oblazioni già per 60 mila euro a testa (sempre che il giudice non ritenga, a motivo della gravità del fatto, di negare l’oblazione e avviare il giornalista a un processo che potrebbe concludersi con la condanna a 2 mesi di arresto per ogni arbitraria).

Tags: , , , , , , ,

Post correlati


buonanotte a fini

• venerdì, aprile 23rd, 2010

Ho ascoltato l’intervento di , dall’inizio alla fine, e la replica di .
Sono estremamente impressionata.
Spero di avere presto abbastanza tempo per poter scrivere qualcosa di più circostanziato di ciò che scrivo ora, all’una meno un quarto di notte.

Mi sembra sconcertante la sottovalutazione della temperie che viene dimostrata dagli autori di alcune delle analisi che ho letto o ascoltato, i quali trattano la vicenda come un siparietto da avanspettacolo nel quale conta più il carattere delle maschere in scena che il merito delle affermazioni, oppure come un punto di non ritorno nelle vicende del partito del predellino invece che – ahimé – come un punto di non ritorno (e di quale drammaticità) nella storia del Paese.

Rendo massimo onore al coraggio e alla tagliente, spietata e lucidissima linearità di analisi di cui ha dato prova, sottoponendosi alle forche caudine di un uditorio prono ai voleri del capo, la cui ridicolmente rigida complessione già da sola rendeva conto e ragione – ah, se il corpo parla – della totale incapacità di comprendere gli argomenti dell’ex presidente di An.

Pur discostandomi da molte delle idee espresse da (ma non dall’inquadramento della questione degli immigrati, per esempio, o dall’analisi del comportamento leghista), credo che quest’uomo sia l’unico vero possibile uomo politico di questo Paese, e lo dico con la sofferenza doppia di chi sa che stature così non ce ne sono nella sua parte (se ancora ne ho una, in effetti), e di chi capisce che questa direzione nazionale – ed ecco qui il mio punto – rappresenta la morte di , e non del Pdl.

Perché la morte di mi sembra un dramma? Perché ha ragione: nel silenzio dei servi del Kaiser, vince la Lega. Al Kaiser e ai suoi servi non interessano né il Paese né il partito. Ne sia testimonianza il dissenso che è scoppiato fortissimo – più che per qualunque altra affermazione finiana – quando l’ex presidente di An ha parlato della cosiddetta prescrizione breve; dell’argomento giustizia, insomma.

parla di , e di degli interessi, e parla della forma-partito.
L’altro gli risponde da ras. Non solo «vattene» – che in fondo sarebbe a questo punto perfino il meno – ma anche «il ha fatto questo e il ha fatto quello».
Non so se non abbia capito o non abbia voluto capire (ignoro, però, se la sua levatura da capannone brianzolo gli consenta porzioni anche minime di reale comprensione su questo piano) che le questioni poste erano di genere completamente diverso.
Riguardavano l’identità possibile di un partito; la salvaguardia dell’identità di un’area culturale; la necessità di sintesi da contrapporre finalmente a un’idea della che nella migliore delle ipotesi posso definire amministrativo-gestionale.

Patetica la risposta sulla Lega, per esempio.
A parte che io non credo affatto, nemmeno per un millesimo di secondo, che la Lega vinca per il suo asserito radicamento territoriale (ma per la legittimazione della scoreggia razzista e «cattivista» che ha scientemente perseguito e ottenuto, realizzando un imbarbarimento della socialità nordista del quale riesce per fino ad andare incomprensibilmente fiera); ma come può, mio dio, rispondere a che la Lega vince per il radicamento sul territorio, e che il radicamento della Lega consiste nel fatto che gli amministratori locali ogni settimana debbano fare rapporto ai vertici del partito?
Che diavolo di risposta è mai questa?
E che idea è quella che gli amministratori locali del partito del predellino debbano prenderne l’esempio e sacrificare sabati e domeniche per fare anch’essi rapporto ai loro capi gerarchici?

Che idea di è?
Che idea di Paese è?
Che idea di partito è?
Che idea di destra è?

Sono sconcertata dall’aver visto quelle vuote testoline bionde di femminucce adoranti berlusconiane agitarsi scompostamente – la lacca fa miracoli – in ampi e indignatissimi gesti di dileggiante diniego mentre parlava .
Sconcertata dal silenzio delle truppe dei dipendenti di .
Schifata dal servilismo.
Allarmata dal documento contrario alle correnti che il capo s’è fatto votare dai suoi.

No.
Qui il problema non è la frattura fra e ; fra gli ex di An che seguono l’ex presidente del loro partito e i miserabili servi che (dappertutto; mica solo nel partito del predellino) sanno solo annuire a comando.
Qui il problema è che la minorità di è tragicamente macroscopica.
E non tanto nelle idee (potrei accettarlo senza la disperazione che invece sento), ma nel metodo.

Questa gente non capisce di cosa ha parlato.
E come non lo capisce il partito non lo capisce la gente che li vota (ma anche tanti di quelli che votano Pd, temo), che è gente che dopo sei parole ha già dismesso la concentrazione; ha già rinunciato a capire; è gente che dopo sei parole ha già scelto.
Non è che siano scemi.
Sono stati semplicemente costruiti così.

E che la gente che vota il predellino (e – temo, ripeto – molti di quelli che votano dall’altra parte) non capisca il senso delle parole di è cosa di cui fa fede il tipo di video che impera sui siti: «la lite in diretta», tre minuti assolutamente privi di contenuti.
Non si sarebbero nemmeno dovuti estrapolare, quei tre minuti.
Bisognava vedere e sentire tutto, per capire.

E invece, ci sorbiamo articolesse su parricidi simbolici e amenità para-psicoanalitiche.
Sono curiosa – ma fino a un certo punto, perché so che soffrirò; ma magari no, va’ – di leggere i giornali di domani.

Per adesso, buonanotte. Mi devo ancora lavare faccia e denti, ed è l’una passata.
Buonanotte a tutti.
Ma soprattutto a .
La cui moglie Daniela non ha, dopo essere stata lasciata, dato interviste in cui diceva che suo marito era un bastardo ed è uscita di scena con uno stile che il suo aspetto fisico e il suo tipo di abbigliamento mai avrebbero lasciato sospettare (ed è la prova che Lombroso va preso con le pinze).
La cui compagna Elisabetta non va concedendo interviste sulla sofferenza del compagno.

Ha senz’altro scelto le donne in modo più accorto di quanto abbia fatto col partito.
E lo ripeto: buonanotte a .
E grande stima.

Tags: , , , , , , , , , ,

Post correlati


a bari non si bara

• sabato, marzo 20th, 2010

Chi indaga i suoi è un bastardo comunista.
Chi fa arrestare gli avversari è un magistrato equilibrato e fico.

Tags: , , , , , , , , , , ,

Post correlati


sostanzialisti, estorsori, eversori (non lo dico io)

• domenica, marzo 7th, 2010

Articolo 629 del codice penale vigente.

Estorsione

Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni (…).

Federico Geremicca, qui (con qualche minuscola traccia di qualunquismo – mi permetto di dire – nel penultimo capoverso dell’editoriale):

L’altra notte, per chiedergli di non firmare il decreto, si sono sdraiati in piazza del Quirinale un centinaio di uomini e donne del «popolo viola»: ieri mattina, se non lo avesse firmato, avrebbe trovato migliaia di bandiere tricolori e di militanti del Pdl sotto le finestre a scandire slogan contro il «Presidente comunista». (…) In questo senso, la lunga nota con la quale (…) ha voluto spiegare il senso delle sue decisioni (…) è a suo modo drammatica e segna una svolta.

Barbara Spinelli, qui:

Diciotto anni sono passati da Mani Pulite e i club di Mediaset hanno per questa via» (una autoritaria e informe, ndr) privatizzato la , screditandola agli occhi degli italiani e convincendo anch’essi che il privato è tutto, il pubblico niente.

Si ascolti , sull’Espresso del 23-5-08. All’obiezione sul conflitto d’interessi replica, ardimentoso: «Il conflitto d’interessi non interessa più a nessuno. Neanche a chi non ha votato il Cavaliere. Diamo cento euro in più nella busta paga, detassiamo gli straordinari, favoriamo i premi aziendali senza tassazione e poi vediamo. Alla fine, la gente fa i conti con la propria famiglia».

Scalfari, qui (e io non riesco a capire, a questo punto, quale argomento lo spinga a difendere il decreto come mezzo per l’esercizio del «diritto elettorale attivo e passivo»):

Il decreto interpretativo non è un male minore. È un male identico se non addirittura peggiore d’un decreto innovativo.
Anzitutto non si può dare un’interpretazione diversa e così estensiva ad una procedura elettorale con effetto retroattivo. L’interpretazione, se retroattiva, diventa infatti un vero e proprio condono ed un condono è quanto di più innovativo vi sia dal punto di vista legislativo.

Non che Eugenio Scalfari sia il direttore della Repubblica. Però, perché De Bortoli tace e fa parlare – per carità: pesantemente – solo Galli della Loggia?
E perché Galli della Loggia, nell’inciso

«alcuni risultati positivi dell’attuale non sono stati mai nascosti né da questo giornale né da chi scrive»,

antepone «questo giornale» a «chi scrive» come uno che sia stato autorizzato a parlare in nome di quel giornale, quasi ne fosse un direttore facente funzioni?

Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Post correlati


democrazia condannata a morte

• giovedì, marzo 4th, 2010

Stanno succedendo cose di gravità inaudita.
Chiunque, a qualsiasi livello, con qualunque legittima autorità e qualunque rilievo istituzionale, si sogni di dire – perfino se è stato interpellato da loro – che loro hanno torto, viene da questi golpisti considerato una sagoma da abbattere a fucilate.

Il decreto legge, adesso.
Che bella idea.
Un decreto legge per mettere per iscritto che loro possono fare il cazzo che vogliono e tutti gli altri son merda; che le regole non contano; che le regole son forma inutile (detto da gente che per la forma si rifà le tette, si trapianta i capelli, si riempie di botulino e si pialla i lineamenti), che la sostanza è più importante, e – ovviamente – la sostanza sono loro.

Se questo decreto verrà fatto; se passerà una legge qualunque che consentirà di bypassare la competenza istituzionale di tribunali, corti d’appello, Tar e Consiglio di Stato, questo Paese sarà definitivamente morto.
Qualunque cosa a loro non piaccia, s’inventano un decreto o una leggetta.
Golpisti.
Parlano di democrazia, questi eversori.

Si sentiva proprio la mancanza di qualche radicale intelligente che dicesse che vanno annullate le elezioni in tutt’Italia, per «omissioni e violazioni di legge verificatesi infine negli ultimi sette mesi».

D’altra parte i golpisti hanno sempre bisogno di qualcuno che li aiuti.
Con le migliori intenzioni, si capisce.

Tags: , , , , , , , , , ,

Post correlati


giornalisti usa-e-getta

• lunedì, febbraio 15th, 2010

Mi sembra una sfaccettatura che si tiene bene con quel che ho scritto del giornalismo qui.
È interessante, vale la pena dargli un’occhiata, anche se secondo me il processo di proletarizzazione dei giornalisti è cominciato tanto tempo fa, forse prima di quel che viene detto da Alan Mutter.

Qui in inglese.
Qui tradotto.
Ne riporto solo un pezzetto:

Il giornalismo qualitativamente alto richiede addestramento, tempo e ostinazione. Benché sia facile riempire lo spazio con parole, immagini e video prodotti velocemente e a basso costo, resta il fatto che il «giornalismo selvaggio» è l’equivalente intellettuale delle calorie tratte da cibi privi di nutrienti.

La pericolosa svalutazione del giornalismo è il risultato diretto della contrazione dei media tradizionali, che hanno mandato a spasso decine di migliaia di giornalisti esperti nella speranza di potersi riavvicinare ai loro eccezionali profitti del passato».

Tags: , , , , , , ,

Post correlati


la democrazia della paletta

• lunedì, febbraio 8th, 2010


Riporto di seguito l’intervento che ho tenuto all’incontro cagliaritano organizzato da Megachip e da Cavalieri Rossomori.

Avverto che si tratta di un testo piuttosto lungo e articolato, benché diviso in parti.

chi sono e cosa faccio

Io mi chiamo Federica Sgaggio; sono giornalista professionista e sono una «scrittricina».
Lavoro da nove anni all’Arena di Verona.
Attualmente sono vicecapo del settore interni-esteri.
Dal 1992 in avanti ho lavorato in moltissimi quotidiani, tutti locali o regionali, dal Gazzettino all’Alto Adige.
Gli orari dei giornali non consentono il pendolarismo ferroviario; perciò, per raggiungere le città in cui lavoravo – da Belluno a Forlì, per misurarne la punta massima a nord e la punta massima a sud – mi sono mossa sempre in macchina.
Recentemente ho pubblicato per la casa editrice Sironi un romanzo che si intitola Due colonne taglio basso, ed è la storia dell’omicidio del vicecaporedattore di un quotidiano locale.
So che sul punto Freud avrebbe qualche opportuno rilievo.
Benché il giornalismo sia una professione caratterizzata da un alto grado di incompatibilità con la vita – per moltissime ragioni – ho un marito e un figlio.
Mi sono sposata e ho partorito durante due diversi periodi di disoccupazione: e anche questo ha un suo perché.

Continue reading ‘la democrazia della paletta’

Tags: , , , , , , , , , , ,

Post correlati


la democrazia dell’aldilà

• venerdì, gennaio 29th, 2010

Ho una notizia super e non riesco a tenerla per me:

«Il riferimento culturale all’aldilà non può essere considerato proprietà esclusiva di un brand».

D’altra parte va anche detto che «il concept utilizzato da Nespresso presenta differenze sostanziali rispetto agli Lavazza».

La notizia viene da qui.

Tags: , , , , , , ,

Post correlati


revisionismi

• giovedì, dicembre 17th, 2009

idee_geniali

Ma intende gli ? KC & The Sunshine Band?

Tags: , , , , , , , , ,

Post correlati


effetto spatuzza?

• mercoledì, dicembre 2nd, 2009

fini_israeleMa perché tutto questo sfracello di reazioni avverse e piccate alle parole del cosiddetto fuorionda (mica erano in tv, bah) di , quando il 3 novembre le agenzie hanno diffuso sostanzialmente le stesse parole come anticipazione del libro di Vespa (as usual), e nessuno fiatò?

Sono cortocircuiti giornalistici che fatico proprio a capire.

Tags: , , , , , , , ,

Post correlati


sfumature

• venerdì, ottobre 9th, 2009

«Sono fiero di vivere in un Paese in cui il presidente del Consiglio dei ministri può essere processato».

Ehud Olmert
ex primo ministro israeliano
indagato per corruzione
e perciò dimissionario

Tags: , , , , ,

Post correlati