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patti smith e la mia pelle

• venerdì, marzo 19th, 2010

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Pelle d’oca che, adesso mentre l’ascolto, solleva il maglioncino.

L’estate in cui scoprii questo pezzo fu l’estate in cui mi resi conto che ero un essere umano di genere femminile, un essere umano ricoperto di pelle.

Scoprii che ero un’esseressa umana che non aveva fatto nessuna esperienza di se stessa ma – chissà perché – ascoltando quella canzone aveva capito all’improvviso, come in una folgorazione che non era stata annunciata da nient’altro e per molto a lungo ancora da nient’altro nemmeno sarebbe stata seguìta, che quell’esperienza di sé come femmina sarebbe arrivata, e avrebbe avuto un senso relazionale, tattile e carnale.

Non avevo nemmeno ancora uno stereo; l’ascoltavo da un mangiacassette, e mi era ben chiaro – per il senso che comunque avrebbe mai potuto avere – che la donna che la cantava poteva essere qualunque cosa ma certamente non una bomba estrogenica.

Eppure, , e Because the night, e Easter, e Dancing barefoot – dischi diversi, atmosfere degli stessi colori – mi dissero, mentre ero bambina, che sarei diventata una donna, e che la palingenesi sarebbe stata un’esperienza sensoriale.

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«“togli il reggiseno”», mi disse. «avevo 14 anni»

• domenica, giugno 7th, 2009

Picture Me Trailer

Sul Guardian- di oggi c’è la storia di un documentario che una modella di primo piano ha prodotto insieme all’ex fidanzato.
L’articolo è bello e molto lungo, alla faccia di chi pontifica intorno alla necessità di abbreviare i pezzi giornalistici perché la gente non ha tempo né abbastanza cervello.

Quel che più mi ha colpito del racconto di Sara Ziff (la modella), che pure parla di abusi sessuali compiuti da grandissimi nomi della fotografia di a danno di ragazzine talmente inconsapevoli da non capire cosa potesse essere accaduto, è la lucidità con la quale esamina la «sessualizzazione» delle bambine di 14 anni.

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donne vere

• venerdì, febbraio 20th, 2009

sophia_loren1Poche parole. Non erano veramente belle e carnali, le donne vere ritratte in questa galleria di ?

Non sono più sensuali i loro normali difetti che la perfezione dei senza singolarità?

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una che non ha il diritto alla faccia

• giovedì, gennaio 15th, 2009

il_seno_di_cristina_del_bassoNon ho saputo resistere.
Questo video spiega molte cose.
Ma io continuo a domandarmi perché per una ragazza sia interessante:
a) «piacere al pubblico maschile» (pubblico? La vita che cos’è? Un passaggio sul palcoscenico?);
b) essere ritenuta «una con le palle» ;
c) andare sotto i ferri in anestesia generale e rifarsi il seno per farlo diventare smisurato.

Niente contro la soddisfazione che deriva dal fatto di essere o di sentirsi belle.
Ma è possibile che l’idea di mondo di una ragazza di 21 anni sia solo collegata alla sopraffazione, alla vittoria di un trofeo, all’inchino al potere degli occhi (e non so di che altro) di un uomo?

Possibile che non ci sia neanche una fibra, in quel cervello, che desidera cambiare il mondo invece che la misura delle proprie magliette?

Ah.
La non ha faccia per due motivi.
a) innanzitutto, sembra che a lei interessino solo le sue tette, e io sono stufa di donne che buttano avanti il busto e poi cercano di convincere il mondo che loro «cioè, non è che perché sono bella e c’ho le tette grosse vuol dire che sono scema, anzi io cioè sono la prova che si può essere belle e intelligenti»;
b) in secondo luogo, il diritto a far vedere la faccia lo conquisterà solo quando si sarà rifatta anche là.
Altrimenti non c’è gusto.

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cosa c’è dentro una giacca

• lunedì, settembre 29th, 2008

E pensare che le giacche mi piacevano così tanto, una volta.
C’è stato tutto un periodo della mia vita – ero ragazzina – in cui mi immaginavo bellissima con un maglioncino a collo alto di cachemire leggero, una collana di perle e – sopra – una giacca di foggia maschile.
Probabilmente era l’immaginario di una ragazzina che non vedeva l’ora di crescere e – non riuscendo, per la temporanea impraticabilità del campo, a venire a patti con la questione della sua femminilità – sostituiva un’impossibile immagine realistica di sé adulta con un ritratto oleografico senza genere. Una figurina composta che avrebbe indossato colori tenui e ben assortiti, tessuti morbidi e pregiati.
Una splendida corazza con la quale dar l’idea di non essere aggressiva, immagino.

Poi le giacche le ho avute. Parecchie. A quadretti, pied-de-poule, principe di Galles, coste di velluto, misto cachemire, gessate, di seta, da sera. Qualcuna infiancata, qualcuna più blazer.
Molte volte il maglioncino a collo alto l’ho messo davvero, sotto.
E poi, un giorno, mi sono resa conto che era tutto un imbroglio.
Che mi mettevo una divisa, ma non avevo poi tutto questo bisogno di nascondermici dietro.
All’improvviso non ho trovato più senso nel camuffarmi, nell’insaccarmi, nel rendere ininitelligibili le proporzioni del mio .

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elogio dell’imperfezione dei corpi

• mercoledì, luglio 2nd, 2008

Ero in spiaggia, e guardavo i delle persone.
I sono pieni, torniti, fluidi, come se non avessero linee di frattura nella continuità del loro contorno.

Facevo una gara tra e , senza premio e soprattutto senza giudice terzo, cercando di capire solo guardandone le fattezze quale fosse l’età della persona che di volta in volta mi si muoveva vicino.

E ho scoperto che più che le forme in sé – che pure sono enormemente indicative, quasi una specie di carbonio 14 – è il movimento, piuttosto, a dare la misura dell’età.
E’ la sicurezza di sé, è il modo che si ha di prendere possesso dello spazio con il proprio a indicare con migliore approssimazione l’età della vita che si sta vivendo.

Questa forma di possesso dello spazio è come se seguisse una parabola il cui apice raramente coincide con il momento del massimo splendore delle proprie forme.
Come se per essere più sicuri di sé, insomma, bisognasse attraversare almeno un pochino la paura del decadimento, affrontare un po’ della sensazione della sfioritura.

Una ragazzina o un ragazzino non hanno consapevolezza della propria femminilità o della propria mascolinità; e spesso mettono in scena una specie di finzione, di parossismo di genere.

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