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universi paralleli e ragazze da sposare

• venerdì, agosto 27th, 2010

Son di corsa, ma onestamente non mi sento di privare chi passa di qui delle meraviglie che uno sguardo rapidissimo e superficiale all’odierno mi hanno consentito di assaporare.

Rubrica «La ragazza da sposare», quella che riporta il numero di telefono di un locale al quale si intende, immagino, fare pubblicità.

Cito:

Il menu prevede capesante gratinate, spaghetti alla chitarra con scampi in rosso, una tartare di salmone e, per dessert, sorbetto alla frutta.
No, non sono le proposte di un ristorante stellato

E io che mi pensavo…, ndr

ma quello che E.A., 26 anni, di Venezia, preparerebbe per conquistare il tipo giusto.
Gli uomini si prendono per la gola, quindi?

Questa non l’ho mai sentita, giuro.

«Non so», CHIOSA (scusate, ma la maiuscola ci sta, ndr), «però adoro cucinare e il mio papà me lo dice sempre che dovrei aprire un ristorante. Chissà, magari un giorno…».

Già.
Chissà.

Per ora, dopo aver studiato Lingue per l’impresa» (per l’impresa: come dubitarne, ndr) «e aver conseguito un master in management (master in management; come dubitarne, ndr), vive a Milano e lavora in un ufficio di comunicazione e marketing per la .

Il Veneto le manca: «I miei hanno un maneggio, sono cresciuta fra cavalli, maiali, mucche e tacchini» (un po’ come tutti, insomma, ndr: sono che i maiali della nostra vita portano le scarpe).

Ed ora, le perle finali:

L’equitazione è la sua passione: «Ho fatto agonismo, ora monto poco purtroppo» (omisssssssssis, ndr).

La cara ragazza ha dovuto scegliere.

E. ha deciso di abitare nella zona dei Navigli (anche Mohamed il clandestino l’ha deciso, che incredibile coincidenza! Solo che non può: non è stranissimo?, ndr): «È un posto a misura d’uomo».

Adesso il domandone.

Dove la trovate?
Al bar Rita (tel. 02 8xxxxxx) per l’aperitivo: è quella in minigonna. «La porto sempre, mi piace».

Valeva la pena, vero?

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universi paralleli, per un giornalismo di servizio

• domenica, maggio 23rd, 2010

La notizia viene da qui ed è questa, così rivoluzionaria e sensazionale da mettere in subbuglio i visceri:

: QUESTO NEGOZIO È DOC…

L’idea è di Diamante D’Alessio che dirige fin dal suo esordio nel 2008 il bimestrale del “” dedicato ai bambini, ““.

Curiosi, eh?
Quale mai potrà essere questa cosa che un generoso censore definisce «idea»?
Ecco qui.

Con maggio arriva la targa Doc assegnata da “” a un gruppo di boutique selezionate. Un regalo che, posizionato accanto alla cassa, certifica la qualità di negozio rendendolo anche immediatamente riconoscibile dal cliente

Insomma, diciamo le cose come stanno: si tratta di un aiuto reso ai cittadini, nella migliore tradizione del giornalismo di servizio; una sfacciata smentita a quelli che pensavano che Style e avessero a che vedere con il feudalesimo di ritorno, con la velinizzazione del mondo, con la falsificazione della realtà.

Niente di tutto questo.
La storia è che loro, autorità indipendente – cioè, chiedo scusa: volevo dire «Authority» – scandaglieranno anonimamente i negozi, valuteranno secondo criteri oggettivi la performance, il posizionamento brand e prodotto, la cultura aziendale, la filosofia di marketing, e poi – collettivamente ragionando e misurando secondo calcoli raffinatissimi e oggettivi – se sarà il caso attesteranno la qualità.
Forse con una certificazione Iso, chissà.

E all’interno del punto vendita saranno a disposizione dei clienti alcune copie della rivista.

Che culo, eh?
Tu entri in uno dei negozi «Iso 9001 », e – che curiosissima coincidenza – potrai avere in omaggio una copia della rivista!
Ma non credere che sia uno scambio di favori di origine mercantile.
È solo una transazione che si muove nell’ottica della trasparenza: io Authority certifico dopo attente ponderazioni che il negozio ha una qualità così alta che neanche lo Shisha Pangma, e tu negozio metti la mia rivista all’interno del tuo punto vendita.
Si tratta evidentemente di un mero mutuo riconoscimento di qualità. Un automatismo sulla falsariga di quello che vige per le direttive Ue, non so.

Sul prossimo numero del bimestrale sarà poi pubblicata la lista con i 120 selezionatissimi negozi.

Correte numerosi alle edicole del regno!!!
Le selezionatissime boutique per i vostri selezionatissimi bambini (omissis) vi stanno già aspettando!
Parola di Diamante!

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diavoli delle caverne italiane

• sabato, aprile 17th, 2010

Fino a poco fa suonavano le campane.
Poco più di un’ora fa qualcuno sparava colpi di cannone.
Poi c’erano anche le percussioni dei tamburi, sul genere majorettes.
È la rievocazione delle cosiddette Pasque veronesi, ovvero l’insurrezione antinapoleonica, cara ai seguaci della chiesa cattolica preconciliare che per brevità chiamerò volentieri chiesa nera, e perfino ai leghisti, in cerca di un inizio a cui far risalire il seme della maschia progenie locale.
In piazza Bra c’è l’ennesima sagra strapaesana, vènghino siòri vènghino: banchetti di cibi con tettoie di legno chiaro; venditori di cibo vestiti come personaggi di commedie, col fazzoletto al collo e il cappellino da trasmissione gastronomica di tv locale; stand con persone vestite all’antica, bottoni dorati e costumi teatrali.

Piove.

Le campane hanno ricominciato a suonare.
Sapendo perché, mi irritano ancora di più di quanto normalmente le campane non facciano.
Sono il suono più malinconico che mi venga in mente, perfino quando suonano a festa.
Non so a quale ricordo le collego; ma tutte le volte che sento suonare le campane mi vien quasi da piangere.

Son qui a casa mia a riflettere. A domandarmi qual è la decisione giusta, e se in effetti una decisione è possibile, o se invece la risposta non stia nei fatti e l’unico mio sforzo debba essere la fatica di tenere gli occhi aperti per riconoscerla, finalmente, questa risposta.
Ci son cose che vengono meglio se si è ricchi o se si sa rubare.
Non sono ricca, non so rubare.
E non so neanche bene se so ancora sognare, né se sognare abbia senso.

So solo che se avessi molto denaro, la decisione l’avrei già presa, e adesso sarei serena.
È una cosa triste che mi fa arrabbiare.
Tanto più quando penso – qualunquisticamente, d’accordo – che il mio Paese è in mano a chi sa rubare e imbrogliare; e che le campane e gli schioppi delle Pasque veronesi sono il contrassegno culturale di tutto ciò che in questa situazione mi costringe a pormi il problema di dover decidere.

Ancora le campane.
Oscurantismo, feudalesimo, antiegualitarismo, misoginia, antimodernismo, fondamentalismo religioso, fanatismo politico, barbarie ideologica, regressione all’etica della sopraffazione fra cavernicoli, rozzezza e volgarità neanderthaliane.
Se i genitori non pagano, niente scuolabus ai bambini. E se i non paganti sono benestanti, allora apriti cielo: sono «furbetti», hanno i suv, sono bastardi, se almeno fossero poveri allora li si potrebbe capire. Se invece i non paganti son poveri, allora basta col buonismo, i servizi si pagano, se io mando mio figlio al ristorante e poi gli dico di uscire senza pagare voglio vedere cosa dice il ristoratore.

E noi .
Noi siamo merda senza diritti.
O portatrici di vocazioni ancillari o niente.
Se io devo decidere, e se nella mia decisione c’entra – purtroppo – il denaro, è perché vivo in Italia.

È umiliante.

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grande e grasso

• venerdì, marzo 26th, 2010

Autolesionisticamente – in effetti è un po’ di tempo che è diventato livido e incazzoso – ho letto quel che ha scritto su «Raiperunanotte».

Scrive Grasso: sì, bello, esperimento multipiattaforma importante; cosa buona e giusta. Ma…

… Ma il problema, e grave, è un altro.
Quando Luttazzi conclude il suo monologo ricordando che «odiare i mascalzoni è cosa nobile» non fa un enorme regalo elettorale a Berlusconi?

Fomentare l’odio, alla vigilia delle elezioni, non è un atto di irresponsabilità?
Se oggi la maggioranza reagirà pesantemente sarà inutile nascondersi dietro la retorica della libertà d’espressione o della rivoluzione.

Anche tenuto presente che non sono fra i supporter più accaniti di Santoro e della compagnia di giro che fra Fazio, Dandini e Floris costruisce una a modo suo patetica e politicamente stucchevole «società dello spettacolo» di quelli che si ritengono molto fighi (ma so che questo è un problema mio), quel che dice Grasso significa due cose.
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habemus novum papam

• sabato, marzo 20th, 2010

Non riesco a crederci.
Preghiera.
Giuramento.
Missionari.
È un incubo.
Siamo circondati da idioti incoscienti.

Per fortuna che – a guardar qui – risulta che non siano poi così tanti.
Grazie ad albertoboh per la misurazione e a Sandro Gilioli per le foto.

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ogni scarrafone (o della protervia)

• domenica, marzo 14th, 2010

Non so se è andata veramente come dicono qui nel pezzo pubblicato sulla home page del .it.

Io spero che non sia vero, e che ci sia una qualche spiegazione alternativa più convincente.
Però non mi pare privo di senso allegare un paio di foto di Miuccia Prada, la «mamma» del marchio.

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semo ggente de bborgata

• venerdì, marzo 12th, 2010

Queste sono le domande che Aldo Cazzullo, quotato giornalista, rivolge a Lavinia Borromeo, moglie di , in quest’intervista per «Io Donna».

1. È accaduto pure a Carolina Kostner, alle Olimpiadi di Vancouver (cadere per terra pattinando sul ghiaccio, ndr).

2. Segue anche la Juventus? Va allo stadio?

3. Come ha conosciuto John?

4. Un grande amore.

5. Come sarebbe stata la vostra vita se suo marito non avesse assunto quella “responsabilità”? (La Fiat, ndr).

6. E Lapo com’è?

7. Non c’è verso di dargli una calmata?

8. Con John avete due figli. (E qua m’immagino che lei risponda: «Ma sta dicendo davvero? John e io abbiamo due figli?»)

9. Come avete scelto i nomi? (Leone e Oceano, ndr).

10. Lei ha anche una linea di abbigliamento per bambini, BLav. Lav è il soprannome che le ha dato suo marito?

11. Le manca una figlia femmina?

12. Sua madre, Marion Zota, è un’ex modella tedesca. Severa?

13. E suo padre, Carlo Borromeo, com’era?

14. Beatrice Borromeo fa la giornalista, prima in tv con Santoro e ora con il Fatto, giornale molto duro con Berlusconi. Che impressione le fa?

15. E lei, Lavinia, di Berlusconi cosa pensa?

16. Quali sono i più urgenti secondo lei? (Problemi del Paese, ovvio, ndr).

17. Ha conosciuto Giovanni Agnelli?

18. Si è sentita sotto esame?

19. Una volta lei ha detto che la donna più elegante mai conosciuta è Marella Agnelli.

20. E lei, Lavinia, si conosce?

21. Cos’è per lei l’eleganza?

22. Questo ricorda Manzoni. Cosa succedeva a scuola quando si leggeva di Federico e Carlo Borromeo, suoi antenati?

23. Alle isole Borromee si è sposata.

24. Angera come la rocca di Angera? (Angera è il nome di una nipote, ndr).

25. Lei ha fatto uno stage da Armani. Che cosa l’ha colpita di lui?

26. Il suo stilista preferito, oltre ad Armani?

27. Come trova la sua città, Milano? (In genere senza grande fatica…)

28. Qual è la differenza tra le due città? (Milano e Torino, ndr)

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il guano e l’era del lusso democratico

• venerdì, febbraio 19th, 2010

Non che io abbia un parere specifico specifico sul fatto – che so – che uno scrittore di sinistra scriva su Libero (ne ho di più articolate, di opinioni, in relazione al fatto che qualunque scrittore scriva su qualunque giornale, ma devo riconoscere che questa è un’altra cosa). Ma un’idea su ciò che è storicamente stato il settimanale l’Espresso, invece, ce l’avrei.
Magari non sarà un’opinione che sia legittimo ridurre alla dicotomia destra-sinistra, ma insomma…

Non avrei mai immaginato che l’Espresso potesse farmi lo stesso effetto dermatologicamente rilevante di quella vera perla di giornalismo feudale che è il Style Magazine.

Qui, sotto l’incredibile titolo di «L’era del lusso democratico» (ce n’è abbastanza, credo, per concepire vaghi pensieri omicidi (ho detto «vaghi»), trovo la foto che illustra questo post.

Didascalia:

Aquascutum. Marchio inglese celebre per i suoi trench. Campagna stampa Autunno-Inverno 2009-2010. Fotografo Tim Walker, Modella: Malgosia Bela. Set: Londra, Trafalgar Square. La campagna richiama una donna più spontanea, meno impostata. Colta nella sua naturalezza con una sottile vena di ironia.

Non mi è chiaro perché un piccione in testa, anziché richiamarmi il rischio di trovarmi i capelli impiastricciati di guano, dovrebbe invece riportarmi alla mente «una donna più spontanea, meno impostata. Colta nella sua naturalezza con una sottile vena di ironia».
Ammetto di avere orizzonti limitati, ma da qualunque parte la guardi questa cosa mi pare un’idiozia.

L’era: quand’è cominciata? E quanto durerà? E perché «era»?
«Del lusso democratico». Che cosa diavolo è il lusso democratico? Il lusso democratico è che quando io posso salire sull’aereo invece che sul piroscafo i sedili diventano minuscoli, le gambe non ci stanno, e anche l’aereo diventa una specie di passaggio-ponte?

Perché, se nell’immaginario che questo strano tempo sta costruendo intorno a noi il «lusso» è un piccione che rischia di cacarmi in testa, io, da scema, preferisco il «democratico»: poco evocativo, va bene; antiquato, d’accordo. Ma di sicuro un po’ meno merdoso.

Il lusso del piccione lo lascio volentieri alle altre.
Dev’essere perché mi manca «la sottile vena di ironia».

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universi paralleli/pellicce di bestie già morte

• martedì, febbraio 2nd, 2010

È lui.
Il Mito.

L’Unico. Inarrivabile.
Il Style Magazine.

L’Impero del Nulla, del Nulla Ricco, del Nulla Padrone, del Nulla Allo Stato Quintessenziale, forse addirittura Gassoso.

Ultima pagina.

Rubrica «La ragazza da sposare».

(P.s. Ella è opportunamente bionda)
(P.s. 2: ella porta doppio cognome)
(P.s. 3: idee su cosa cavolo sia l’istituto Marangoni di Londra? Poi guardo su Google, forse).
(P.s. 4: una tonnellata di scarpe. Certo. Altissime. Puntualizza).

Ha un’ossessione per le scarpe. Fra quelle fatte apposta per lei e quelle che, a due lire, scova in giro per il mondo, ne ha una tonnellata. «Che siano altissime», puntualizza Olimpia Castellini Baldissera, 21 anni, attualmente impegnata (dopo tre anni all’Istituto Marangoni di Londra) a girare, con il patrigno, Carlo Tivioli, per mercatini in cerca di giacconi vintage da trasformare in pellicce.
«Ma io voglio creare calzature mie, o collaborare con, che so, Christian Louboutin».
E la vita privata?
Si capisce subito che Milano le va stretta: «Qui gli uomini sono provinciali, con tutti quei macchinoni. Il mio ideale di ragazzo è semplice ma cosmopolita».
Proprio come lei, una Lady Gaga (un po’ le somiglia) molto più chic.
Come la nuova regina del pop, Olimpia ama le discoteche, tipo l’XYZ Privé (tel. 02-62xxxxxx), «l’unico in città un po’ “internazionale”», spiega.
Un avvertimento: «Quando sono arrabbiata lancio cose. Di solito le mie, e poi m’incavolo ancora di più».
Occhio ai cellulari volanti allora».

(P.s. 5: è ecologista, la ragazza; col patrigno famosissimo pellicciaio gira per mercatini per trovare pellicce di bestie già morte, cioè vintage. Non ammazza nessuno, lei).
(P.s. 6: vuole collaborare con Christian.
Non con Peppuccio O’ Sc-karpàro, tipo).
(P.s. 7: Se Milano le sta stretta, vogliamo provare una taglia più grande, signorina?)

Ah: quando sono arrabbiata le cose le lancio anch’io: tendenzialmente parolacce. I cellulari mi costan troppo.
Cose che capitano a chi c’ha un solo cognome.

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style, il cronicario della razza padrona

• sabato, gennaio 16th, 2010

Interrompo la lettura di un libro appena cominciato per dire questa cosa che mi ronza in testa da molto, si lega con il post precedente, e – in definitiva – mi urge: che il lurido volgare classismo di questo Paese mi fa schifo.
Dev’essere che ieri sera mi è capitato per le mani Style Magazine, e – ogni volta che la vedo – quella pubblicazione ha il potere di sconvolgermi.

Solo che oggi non ho tanta voglia di scherzarci su, perché quando leggo di che costano oltre trentamila euro, di una cretinetta di neanche vent’anni che viene interpellata perché dall’alto del suo paio di milioncini di euro l’anno insegni a noi merde stipendiate o disoccupate come si sta al mondo, o quando leggo che Battista dice che i dovrebbero fare la rivoluzione (lui. Lo dice lui) perché la scuola non fa il suo lavoro democratico, ovvero premiare il meritevole e punire il fannullone (ma il compito della scuola democratica non è insegnare a tutti? Mettere tutti in condizione di sapere?), be’, quando leggo queste cose mi viene da vomitare.

Quel giornale è un insulto.
Un pugno nello stomaco.
Promuove l’idea che esista «gente di classe» che in realtà per il suo stesso porsi in questo modo perde ogni classe.
Mette noi merde nella condizione dello schiavo guardone.
Sigla l’esistenza di un feudalesimo di ritorno.

Non ho niente contro la , ma questa non è ; questa è un’idea di mondo esclusivo, per pochi cafoni che amano molto l’idea di schiacciare i microbi che dai buchi nelle pareti dovessero riuscire a intrufolarsi nel loro corridoio ospedalizzato di ricchezza volgare e ostentata.

E al di fuori di quel patetico cronicario, ridicole controfigure di montezèmolidi, marzottidi, borromeidi, borgheseidi, battisteidi, elkannidi, scaraffidi e gallidellaloggidi sciamano nei cortiletti delle scuole dei nostri figli, guidano orrendi carri funebri alti sei metri da terra, trasmigrano per pause sabbatiche in chalet montani e poi ritransumano a valle un po’ più arancioni in viso, camminano per le strade con le loro ventiquattrore vuote d’oggetti e piene di miseria, passeggiano con sciarpe enormi annodate intorno al collo, ti squadrano mentre le loro gambine si raffreddano in pantaloncini rinsecchiti in cui si sentono così tragicamente attraenti…

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alimentare la vergogna di noi stessi

• domenica, dicembre 27th, 2009

Dopo un Santo Stefano trascorso per metà al pronto soccorso (tutto bene, ma per saperlo s’è dovuto attendere fino alle 22.45) e per metà al lavoro, mi sento perfettamente attrezzata alla prova a cui oggi sono attesa.

un servilismo imbarazzante

M’è capitato fra le mani un numero di del di un paio di settimane fa. Non è più patinato. È il nuovo, quello su carta opaca.
E mi sono domandata che differenza c’è fra il «Gente» dei bei tempi della famiglia Grimaldi di Montecarlo, Ballo della Rosa, Casiraghi, o la «Novella 2000» degli amori di Milva, e un «» che intervista Lavinia Borromeo in Elkann in uno stato di prostrazione e di deferenza psico-fisica desolatamente sconsolante.
Come se Ella – opportunamente definita con il servile appellativo di «donna Lavinia» – fosse Nostra Signora Bionda e Generosa del Feudo dei Bellissimi Ricchi.
Oso augurarmi che tanta prostrazione sia utile a qualcosa.

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