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che schifo la società dello spettacolo (degli altri)

• venerdì, febbraio 12th, 2010

Emma Bonino dice che nel regolamento approvato dalla commissione bicamerale per la vigilanza sulla Rai non vede ragioni di scandalo.
Io sì.

il regolamento

Il testo integrale del regolamento si trova qui.

Ne estraggo due parti che mi sembrano interessanti e significative.
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due righe e poi a nanna

• domenica, febbraio 7th, 2010

Sono appena tornata da Cagliari.
Grazie a tutti.

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dal piombo al blog

• venerdì, febbraio 5th, 2010


L’incontro si tiene a Cagliari, alla Casa dello studente di via Trentino, alle 16.30 di domani, sabato 6 febbraio.
Parlano Miguel Martinez, Pino Cabras, Felice Capretta, Uto Pio, Michela Murgia, Claudia Zuncheddu, Glauco Benigni, e parlo pure io: di , notizie, proletarizzazione dei giornalisti, intellettuale, giovanilismo, , consacrazioni, , autocensura, rumore, citizen journalism, esami di maturità, agende politiche, parole d’ordine, e democrazia della paletta.

Modera Vito Biolchini.

Dalla presentazione dell’iniziativa:

Esiste l’open source anche per l’, un ambito in cui da sempre si parla di “fonti”? Nell’era dei blog questo è un tema importante per la vita di tutti.

Oggi le notizie sono proposte sistematicamente senza riportarne né l’attendibilità, né la fonte. Spesso si riporta il commento ma si omette il fatto. Di più, l’ non riguarda ormai ciò che succede, ma il modo in cui se ne dà notizia. In questo senso la tanto decantata “società dell’” appare assorbita dalla “società dello spettacolo”.

Tutto questo è possibile perché chi gestisce l’ decide anche che cosa si può raccontare e che cosa deve essere taciuto.
(…)
Su Internet circola qualunque notizia, ma vi circola anche il suo contrario, oltre a una miriade di dati che non ha per noi il minimo interesse: un rumore di fondo che spesso copre i suoni importanti.
(…)
Un blogger che rende pubblici i meccanismi e le fonti delle proprie analisi e inchieste, potenzia l’effetto delle “sue” notizie; perché quando la notizia è vampirizzata dalla blogosfera, ogni lettore può essere un “ripetitore intelligente”.

(Cliccare sull’immagine per ingrandire)

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vampiri e vampiresse

• venerdì, gennaio 29th, 2010


L’incontro si tiene a Cagliari, alla Casa dello studente di via Trentino, alle 16.30 di sabato 6 febbraio.
Parlano Miguel Martinez, Pino Cabras, Felice Capretta, Uto Pio, Michela Murgia, Claudia Zuncheddu, Glauco Benigni, e parlo pure io.
Modera Vito Biolchini.

Dalla presentazione dell’iniziativa:

Esiste l’open source anche per l’, un ambito in cui da sempre si parla di “fonti”? Nell’era dei blog questo è un tema importante per la vita di tutti.

Oggi le notizie sono proposte sistematicamente senza riportarne né l’attendibilità, né la fonte. Spesso si riporta il commento ma si omette il fatto. Di più, l’ non riguarda ormai ciò che succede, ma il modo in cui se ne dà notizia. In questo senso la tanto decantata “società dell’” appare assorbita dalla “società dello spettacolo”.

Tutto questo è possibile perché chi gestisce l’ decide anche che cosa si può raccontare e che cosa deve essere taciuto.
(…)
Su Internet circola qualunque notizia, ma vi circola anche il suo contrario, oltre a una miriade di dati che non ha per noi il minimo interesse: un rumore di fondo che spesso copre i suoni importanti.
(…)
Un blogger che rende pubblici i meccanismi e le fonti delle proprie analisi e inchieste, potenzia l’effetto delle “sue” notizie; perché quando la notizia è vampirizzata dalla blogosfera, ogni lettore può essere un “ripetitore intelligente”.

(Cliccare sull’immagine per ingrandire)

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l’ho fatto il primo giorno… (leggete ferrarella)

• sabato, ottobre 3rd, 2009

maxibannerConsiglio caldamente di leggere – con attenzione, per giunta – l’editoriale del cronista di giudiziaria Luigi Ferrarella sul Corriere di oggi.

Le sue parole sono fra le pochissime cose intelligenti, lineari e tecnicamente ineccepibili che io abbia finora letto sulla questione della cosiddetta «».

Per esempio:

In una importante società municipalizzata milanese investita da uno scandalo, il consiglio di amministrazione ha votato qualche tempo fa un ordine del giorno per abolire la prassi di documentare, attraverso la registrazione, le sedute ufficiali del cda.

Ovvio che, quando sono poi state depositate agli atti dell’inchiesta alcune intercettazioni che davano conto dei reali criteri di gestione della cosa pubblica da parte di consiglieri e manager appaltati alle varie cordate politiche, i giornali abbiano fatto a gara a pubblicarle: non per chissà quale pruriginosa curiosità da buco della serratura, ma perché, di fronte allo svuotamento degli strumenti ordinari di conoscenza della vita e economica, il binocolo giudiziario, che per caso mette il naso là dove il giornalista (e quindi il cittadino) viene tenuto fuori, finisce per essere vissuto e a tratti anche sopravvalutato dalla collettività come un momento di squarcio su una verità altri menti difficile da intuire.

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giornalismo e dimenticanze

• lunedì, settembre 7th, 2009

Tre cose sull’articolessa di Diamanti pubblicata oggi su .

«Nell’era della mediocrazia avanza un soggetto politico nuovo. Anche se ha sembianze note e sembra quasi antico, visto che – nella versione originaria – è sorto insieme alla prima . Eppure è cambiato profondamente, negli ultimi anni. In modo tanto rapido che neppure ce ne siamo accorti. Lo chiameremo Partito Mediale di Massa (PMM)».
Il pezzo comincia così.

Ora: o Diamanti s’era distratto o io sono un tipo troppo sveglio (escluderei entrambe le cose, ma vabbe’): soggetto politico nuovo? Nuovo? Ma tutto quello che s’è visto in questi anni cos’era? Un paesaggio dei Lego, per Diamanti? O non era forse la realtà?

Il pezzo poi prosegue dicendo questo: «Il PMM costruito da si avvale anche dei giornali» (Ma va’? E chi l’avrebbe mai detto?). «Il linguaggio e gli argomenti politici della destra, negli ultimi anni, sono stati imposti soprattutto da Libero e da Vittorio Feltri. Il quale è tornato, da poco, a dirigere il Giornale. Non a caso. Perché il campo di battaglia dove si stanno svolgendo i conflitti politici più aspri e violenti coincide con il sistema dei media. Investe la scelta dei dirigenti, dei direttori e vicedirettori dei Tiggì e delle reti Rai. Senza dimenticare che i direttori dei maggiori quotidiani nazionali sono cambiati quasi tutti, nell’ultimo anno. D’altra parte, la costruzione della realtà sociale passa tutta dai media. La paura e la sicurezza. Agitate a tele-comando. Mentre i lavoratori licenziati, per conquistare visibilità, hanno una sola chance: realizzare azioni clamorose per andare in . Mentre i terremoti e i rifiuti che sconvolgono il territorio diventano occasioni importanti per suscitare consenso o dissenso politico».
Subito dopo, un’autentica perla: «L’ critica diventa, per questo, assai più pericolosa di qualsiasi partito».
Oggi quest’uomo va proprio in cerca del colpo ad effetto, eh?

Qui le cose che ho da dire sono due.
La prima è questa: sono molto stanca di sentir ripetere – credo siano quindici anni ininterrotti – che la questione della stampa, in , sia il problema delle proprietà dei giornali di .
No.
Il problema è – purtroppo – anche e forse soprattutto l’egemonia culturale che ha imposto a un intero Paese, ai direttori responsabili di piccoli e medi giornali che volentieri hanno chinato la testa (nel caso in cui ne avessero una, è ovvio) e censurato tutto il censurabile, e ai redattori servi che non aspettavano altro che capire chi fosse il nuovo signore ai cui piedi inginocchiarsi per ottenere qualche squallido lasciapassare nei quartieri presuntamente alti.

La seconda è questa: dov’erano, Diamanti, , la Fnsi, i cosiddetti partiti della cosiddetta opposizione, le cosiddette organizzazioni sindacali, quando noi giornalisti combattevamo uno alla volta – perdendola – la nostra infantile battaglia contro la , il pensiero unico e l’autocensura?
Quali alleati ci siamo trovati al fianco?
I colleghi che mobbizzavano?
Il sindacato che abbassava gli stipendi ai precari?
La che tirava la volata a De Mita?
Il Corriere che studiava da revisionista?
I giornalisti che pensavano di reinventarsi un come scrittori di pamphlet antiberlusconiani usando gli stessi sistemi di autopromozione degli scrittori berlusconiani, ovvero trasformandosi in maitre a penser tascabili, buoni da portarsi al mare e da leggere sotto l’ombrellone?

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l’irrilevanza della realtà

• domenica, agosto 23rd, 2009

intrico_difficileA tutti coloro che:
«Internet è la libertà»,
«il web è la libertà»,
«la Rete è la vera democrazia»,
«Internet è l’ autentica bidirezionale»,
«la Rete non ha padroni»,
«il web è il partecipativo»,
«la Rete rende il cittadino protagonista»,
dedico questo pezzo di Javier Marìas- che pure a tratti mi sembra criticare le cose da destra, per così dire – che, perlomeno rispetto alla totale e tragica irrilevanza della dicotomia vero/falso nel generale rumore della comunicazione, mi sembra dica alcune cose assolutamente interessanti.

Penelope Cruz e l’intervista mai fatta

Quando l’invenzione prevale sulla realtà
Lo scrittore Marìas riflette sul rapporto tra e verità virtuale

Ho seguito la storia su «El País» e alla tv spagnola. Sia il quotidiano che il canale televisivo hanno dedicato un bel po’ di spazio alla vicenda — un quarto di pagina nel giornale e diversi mi­nuti di telediffusione. L’articolo di «El País» — «Ossessiva, timida e insicura» — portava il sottotito lo «La rivista inglese ‘Psychologies’ pubblica un’intervista con Penelope Cruz, ma l’attrice smentisce categoricamente».
Non capisco: se non c’è stata nessuna intervista, perché riferirne il contenuto? (Almeno, così pensano le persone normali). Ma il problema sta indubbiamente nella smentita dell’attrice e nella dichiarazione dei suoi avvocati, «stiamo valutando quali azioni legali in­traprendere».

Se nessuno avesse fiatato, l’intervista fasulla sarebbe quasi certamente passata sotto silenzio. La strana cosa è che non appena il pezzo è stato denunciato come frutto di fantasia, ecco che i media non solo si sono precipitati a indagare, ma ne hanno pubblicato ampi stralci.
Qualche settimana fa, ho avuto modo di osservare che una vasta percentuale della popolazione mondiale non si preoccupa più della verità. Temo però di aver peccato di eccessiva cautela, perché ciò che sta accadendo è di gran lunga più funesto: una vasta percentuale della popolazione oggi non è più in grado di distinguere la verità dalla menzogna, oppure, per essere più precisi, la realtà dalla finzione.

Per questo motivo, il vecchio adagio spagnolo «Calumnia, que algo queda» — «Calunniate, calunniate, qualcosa resterà» — ha perso ogni significato e difatti ai nostri giorni è raro sentirlo ripetere. Avrete notato che anche l’uso del verbo calunniare è in via di estinzione. Persino il suo senso è evaporato, come accade alle parole che definiscono un’anomalia — la trasgressione alle regole — allorché l’anomalia si trasforma nella norma e nella consuetudine. (Se tutti mentissero senza sentirsi in colpa e senza temere le conseguenze, svanirebbe il concetto stesso di menzogna, per trasformarsi in «un modo come un altro per esercitare la propria libertà di parola». Credetemi, non manca molto al traguardo).

Il proverbio spagnolo dovrebbe essere modificato in «Calunniate, calunniate, nessuno se ne accorgerà». La facilità e la rapidità con le quali una qualsiasi voce o fandonia si diffonde su Internet e in tutti i siti del social networking rende pressoché impossibile il compito di bloccare le notizie false e di metter fine alla disinformazione.
Per esempio, quando qualcuno si è affrettato a smentire che Harrison Ford avesse perso la vita in un bizzarro incidente stradale in Europa — sbugiardando così le dicerie che ultimamente si rincorrevano su Internet — moltissimi utenti avranno già archiviato mentalmente la falsa notizia ma saranno incapaci di cancellarla, anche se pochi giorni dopo vedono Ford a una prima cinematografica.

Si diranno, «Toh, allora non è morto», e quando lo avvisteranno da qualche altra parte, ecco che si affaccerà la riflessione «e pensare che lo davano per morto». Il dato inventato — più sorprendente è, meglio è — continuerà a riemergere a più riprese, benché sia stato accantonato come una sciocchezza.
Nel mio romanzo, Il tuo volto domani (Einaudi), ripercorro gli eventi che portarono alla morte di Jayne Mansfield. Nel 1967, l’attrice viaggiava da Biloxi, nel Mississippi, verso New Orleans, quando fu vittima di un incidente stradale. La sua parrucca bionda venne scagliata sul paraurti, e questo particolare fece nascere la voce che fosse stata scotennata, o addirittura decapitata, e che la sua splendida testa fosse rotolata via lungo quella strada buia della Louisiana. Per i suoi ammiratori inconsolabili, ancora oggi numerosissimi, il ricordo della sua morte gronda di particolari raccapriccianti che non ci furono mai.

Se la leggenda era già talmente radicata nel 1967, vi lascio imma­ginare come sia 42 anni dopo, quando abbondano dicerie e fandonie e non si può far nulla per metterle a tacere; quando qualsiasi tentativo in tal senso non fa che aggravare la situazione; quando persino gli scrittori (beh, i demagoghi tra le nostre file) «invitano» i lettori a «partecipare» alla trama del libro e a «scegliere» il finale, contravvenendo così all’es­senza stessa della finzione letteraria, che esclude ogni emendamento o intervento dall’esterno; e quando tantissime persone restano attaccate a una storia macabra o a una teoria della congiura anche quando la sua infondatezza è stata ampiamente dimostrata.

In un’era in cui i media sono talmente diversificati e pertanto capacissimi di controllare e stabilire la verità, la distinzione tra vero e falso appare ogni giorno più offuscata, quasi smarrita in una specie di magma. Conoscere o dire la verità diventa sempre più irrilevante. Dopo tutto, se la verità e la menzogna vengono poste sul lo stesso piano e la verità non conta più niente, che differenza fa?

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lezioni di spagnolo

• venerdì, maggio 15th, 2009

lezioni_spagnole
Allo stadio di Valencia si gioca una partita di calcio fra due squadre di regioni storicamente indipendentiste, la Catalogna e il Paese Basco.
Il torneo è intitolato a re Juan Carlos.
Il re è in tribuna.
Suona l’inno nazionale.
Lo stadio fischia.
La tv pubblica taglia la scena e l’audio delle contestazioni.
Nell’intervallo, la tv trasmette l’inno, ma le immagini che l’accompagnano sono quelle di tifosi – scrive il Corriere – «plaudenti».

«Il direttore generale della tv pubblica Javier Pons ha annunciato l’immediata rimozione dall’incarico del direttore della redazione sportiva Julian Reyes, e si è scusato con il pubblico, parlando di un “grave errore”».

A parte il fatto che aver comperato un paio di sandali di Prada ha certamente abbassato il rating della mia credibilità, credo di non dover aggiungere altro.
Solo questo: Reyes, forza, vieni a lavorare in .

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la libertà di essere servi

• giovedì, aprile 30th, 2009

helpful_man_with_a_large_vanNon ho letto il rapporto di Freedom House di cui qui dà notizia il Corriere.it.
Lo leggerò, ma per ora – a un livello estremamente superficiale, e dicendo con chiarezza che è del tutto ragionevole che il rapporto spieghi e argomenti molto di più di quello che ne riferisce la sintesi brutale del Corriere – mi viene solamente da notare una cosa: non è accettabile che la venga messa in esclusiva (o anche solo preminente) relazione con l’anomalia dell’esistenza (non fisica, ma imprenditorial-) di .

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una lezione da haaretz

• domenica, gennaio 11th, 2009

antenne_dritteQuesti due pezzi del quotidiano israeliano Haaretz mi sono piaciuti; il primo forse più del secondo, se non altro perché i commenti danno un’idea più vivace di quel che si sta muovendo nell’opinione pubblica israeliana.

Entrambi criticano l’atteggiamento della stampa israeliana, e soprattutto dell’esercito, in relazione all’ sulla guerra. E dicono che nascondere le notizie, presentare come effetti della guerra il rinvio di un matrimonio a Sderot e lo smarrimento di un gatto ad Ashkelon, e manipolare i media (che spesso, spiegano, si fanno manipolare volentieri) sono cose che fanno male alla democrazia israeliana.

Sono meno ortodossi loro dei nostri maître à penser italiani.
Questo mi fa riflettere.
Non sul ritornello sulla cui base molti sembrano voler giustificare ogni cosa, e cioè che è l’unica democrazia del Medioriente (e con la storia che ha, mi vien da dire, la cosa singolare sarebbe che fosse una teocrazia), ma sul Paese dove vivo io.

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buon anno ai giornalisti

• venerdì, gennaio 2nd, 2009

Dalla lettera non di san Paolo apostolo ma del cdr (il sindacato interno dei giornalisti) del Corriere della Sera, non ai romani ma agli azionisti della Rcs.

una carezza per cominciare

«La Rcs sconta ogni giorno l’inadeguatezza di un azionariato che non ha saputo disegnare una prospettiva affidabile per il futuro».

i padroni delle ferriere?

«Adesso annunciate l’intenzione di “puntare su un notevole sviluppo della multimedialità”.
(…)
Forse anche voi, come gli altri editori, attendete che un annunciato, miope contratto nazionale di azzeri ogni possibilità di trattativa e di programmazione condivisa».

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