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un versatile ingegno

• sabato, marzo 6th, 2010

Da qui:

Quando alle 21 si riunisce il Consiglio dei ministri, il testo è stato messo a punto già da un pezzo. Almeno dal pomeriggio: riunisce a Palazzo Grazioli il «gabinetto» delle emergenze. I ministri Maroni, Alfano, Matteoli, La Russa, Calderoli, il coordinatore Verdini.

Dall’attuale home page di Repubblica.it:

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fascisti (e il re vittorio emanuele giorgio)

• venerdì, marzo 5th, 2010

L’hanno fatto. Hanno la faccia tosta di chiamarlo «decreto interpretativo».
Il potere esecutivo si è sostituito al potere giudiziario.
Sono desolata, annichilita.
Non riesco a crederci.
E firmerà, perché questi fascisti hanno cercato l’atto di forza.
Orrendo.
Ore 23.46, la conferma: ha firmato il decreto.

La legge 400 del 23 agosto 1988 dice all’articolo 15 che «il non può, mediante decreto legge, (…) provvedere nelle materie indicate nell’articolo 72, quarto comma, della Costituzione».<

E questo è il quarto comma dell’articolo 72 della Costituzione:
«La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi».

Il potere esecutivo ha esautorato il potere giudiziario (la giustizia amministrativa di Tar e Consiglio di Stato) e quello legislativo.
È un atto gravemente eversivo.
Il più violento dell’era .

È la raccolta di una semina avvelenata e antica: il sostanzialismo, il vittimismo della maggioranza come diceva oggi Adriano Sofri su Repubblica; gente che sembra essere stata anni in una pentola a pressione e adesso esce e vuole cagare in testa a quelli che immagina abbian tenuto chiuso il coperchio.

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il bello della monarchia

• venerdì, marzo 5th, 2010

«In nessuna azienda», dice costui, «è dato modo al dipendente (…) di ribellarsi».
L’azienda – come il Vaticano – è una monarchia assoluta.
Sentiamo un po’: le aziende cosa fanno, ai ribelli? Li fucilano sul posto?
La ribellione è ribellione, signor vescovo; lei è libero di non crederci, o di non approvare: ma la ribellione non necessita di autorizzazione preventiva. Anzi. Al contrario.

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quasi quasi scendo in piazza da sola

• venerdì, marzo 5th, 2010

Al sordido scopo di mimetizzare la focosissima ira che mi monta dentro nell’apprendere che questo orribile sta per promulgare un decreto legge per «sanare» («sanareeeeeee»!!!) la situazione in cui si son cacciati da soli, segnalo con la morte nel cuore il bannerino che mi propone .

Vuoi scoprire il segreto di Alessia?», mi domanda. «Guarda il suo video su Vanity People, il canale di Style.it dedicato alle celebrity».

No, non voglio scoprire nessun segreto, grazie.
Non voglio vedere nessun video.
No, una cosa che si chiama Vanity People, dirama da una cosa che si chiama Style.it ed è dedicata alle «celebrities» è l’esatto contrario di ciò che sono e di ciò in cui credo.
Anzi, sono in una condizione psicologica tale per cui mi viene perfino da dire che mi fa venire da vomitare.

Quasi quasi mi metto il piumino e scendo in piazza da sola.
Contro il decreto e contro il e contro le celebrities e i giornali che si chiamano Style.
Tanto, sono la stessa cosa.

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democrazia condannata a morte

• giovedì, marzo 4th, 2010

Stanno succedendo cose di gravità inaudita.
Chiunque, a qualsiasi livello, con qualunque legittima autorità e qualunque rilievo istituzionale, si sogni di dire – perfino se è stato interpellato da loro – che loro hanno torto, viene da questi golpisti considerato una sagoma da abbattere a fucilate.

Il decreto legge, adesso.
Che bella idea.
Un decreto legge per mettere per iscritto che loro possono fare il cazzo che vogliono e tutti gli altri son merda; che le regole non contano; che le regole son forma inutile (detto da gente che per la forma si rifà le tette, si trapianta i capelli, si riempie di botulino e si pialla i lineamenti), che la sostanza è più importante, e – ovviamente – la sostanza sono loro.

Se questo decreto verrà fatto; se passerà una legge qualunque che consentirà di bypassare la competenza istituzionale di tribunali, corti d’appello, Tar e Consiglio di Stato, questo Paese sarà definitivamente morto.
Qualunque cosa a loro non piaccia, s’inventano un decreto o una leggetta.
Golpisti.
Parlano di , questi eversori.

Si sentiva proprio la mancanza di qualche radicale intelligente che dicesse che vanno annullate le in tutt’Italia, per «omissioni e violazioni di legge verificatesi infine negli ultimi sette mesi».

D’altra parte i golpisti hanno sempre bisogno di qualcuno che li aiuti.
Con le migliori intenzioni, si capisce.

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il ministro minaccia il golpe

• mercoledì, marzo 3rd, 2010

Uno: (Ansa) – «Non vorrei fare la parte dell’eversivo ma lo dico chiaro e tondo.
Noi attendiamo fiduciosi i verdetti sulle nostre liste, ma non accetteremo mai una sentenza che impedisca a centinaia di migliaia di nostri elettori di votarci alle regionali.

Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto»
(Ignazio La Russa, ministro della Difesa).

Due: (Ansa) – «Vorrei ricordare, non al paleo-fascista La Russa, ma a me stesso e ai cittadini italiani, che il capo delle forze armate in Italia è il presidente della Repubblica. Non ho nulla da aggiungere».
(Marco Pannella).

Ps. Rilevo l’uso odioso del verbo «correre» per «partecipare alle ».

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per questa gente tutto è privato

• mercoledì, marzo 3rd, 2010

Consiglio la lettura di questo articolo, dal quale si apprende che il intende impedire – di fatto, ovvio; formalmente tutto resta uguale! – ai lavoratori di rivolgersi al giudice del .

Nell’ottica generale della privatizzazione del mondo, il sarà sottratto alle pronunce in nome del popolo italiano (cioè al giudice del ), e riportato nel pozzo nero delle dinamiche dei rapporti di sopraffazione e di potere.
All’assunzione, i lavoratori potranno essere costretti a firmare l’accettazione del fatto che le controversie con il datore di saranno risolte da un arbitrato.
Certo: il disegno di legge dice che sarà la contrattazione nazionale a individuare gli ambiti di applicabilità dell’arbitrato, ma dice anche che se entro un anno non si sarà l’accordo, allora, be’, che sarà mai, decide il ministero.
Il quale ha senz’altro ogni interesse a trovare un’intesa, no?
Addio articolo 18.

Quello che che m’impressiona di più, però, è l’ipocrita volgarità del commento che c’è in fondo al pezzo.
Parla Giuliano Cazzola, relatore del provvedimento ed ex sindacalista Cgil passato da tempo al fondamentalismo padronale:

Bisogna smetterla di considerare i lavoratori come dei “minus habens”, incapaci di scegliere responsabilmente e consapevolmente un percorso giudiziale o uno stragiudiziale (l’arbitrato, ndr), per dirimere le loro controversie di ».

La differenza di potere tra un datore di e un lavoratore gli sfugge completamente, anima bella.
Se ne frega, lui.
Tanto, può permetterselo.

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polverini di democrazia

• lunedì, marzo 1st, 2010

Il tono generale e la temperatura media della reazione che a si sta manifestando contro l’esclusione della lista della Polverini rende chiare molte cose.

Chiedere l’intervento del presidente della Repubblica per una questione che ha un suo alveo istituzionale in cui maturare e concludersi è segno di quanto inutile la pancia della consideri qualunque alveo istituzionale.

Argomentare che una questione burocratica non può impedire l’esplicazione di ciò che viene definito una piena rappresentanza dell’elettorato dimostra che la fissazione di un termine – in questo caso, di un termine orario – viene vissuto come un vincolo al quale ha senso che si attengano gli altri, mentre invece loro possono decidere in tutta libertà se rispettare o no quella scadenza, eventualmente invocando una violazione democratica.

Sostenere che «vogliono cancellare la » significa come minimo, e nella migliore delle ipotesi, avere l’idea che la sia una questione elettorale. Nella peggiore, che essa sia ciò che consente loro di invocare criteri sostanzialisti ogniqualvolta la forma minacci di azzerare le loro ragioni.

Appellarsi alla piazza – lo fa la Polverini – significa un sacco di cose: in primo luogo non aver compreso la differenza fra l’essere segretaria di un sindacato di lavoratori e l’essere candidata alla guida di un’istituzione; in secondo luogo (ma non secondo per importanza), significa sbattere i piedini per terra come un bambino. Solo che un bambino lo fa da solo, e loro vogliono farlo insieme al cosiddetto «popolo».

Denunciare per violenza privata i radicali che – viene detto – hanno impedito l’accesso al presentatore di lista significa manifestare la convinzione che il ricorso ai tribunali va bene solamente quando possa servire a dar ragione ai loro. Mai invece un tribunale vedrà da loro riconosciuta la sua autorità se darà loro torto. Il giudice come interdittore va benone, ma solo se deve bloccare gli altri.

Inorridisco al pensiero di quel che potrà succedere quando questa gente convocherà il suo «popolo» via a manifestare contro quel che non è gradito: il termine di presentazione di una lista, o qualunque altra cosa si presti ad essere esaminata in termini pretesamente «sostanzialisti» contro il «formalismo» di coloro che pensano che le regole abbiano a volte un senso.
Quando succederà, le ronde non serviranno più.

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intellettuali (in)organici

• domenica, febbraio 28th, 2010

Direi che non ho tanto da aggiungere.
Solo che non mi è chiaro perché di queste decine di intellettuali (considerato il milieu, una curiosissima definizione) non vengano fatti i nomi, alimentando il più fitto dei misteri.

Penso che siccome la villa dovrebbe fare da location (wow) per quella cosa che con sprezzo del pericolo viene pomposamente definita – mio dio – università del pensiero liberale (se non addirittura, qui sotto, università della libertà, e giuro che mi sento una specie di mancamento di sicura origine gastrointestinale), be’, allora ecco che l’ufficio marketing del bipede a forma di lattina caccia fuori dal cappello la cena con – mio dio – decine di intellettuali.
Non uno o due.
Decine.
Grappoli.
Drappelli.

Comunque.
Leggete pure.

A CENA CON INTELLETTUALI A VILLA GERNETTO
(ANSA) – LESMO (MONZA) – 28 FEB – Dopo l’inaugurazione pubblica con l’incontro del primo ministro croato Jadranka Kosor, avvenuto l’8 febbraio scorso, sembra che villa Gernetto, la residenza settecentesca acquistata anni fa e i cui lavori di restauro sono ora terminati, sia destinata a diventare sempre di più una location per gli incontri politici del presidente del consiglio Silvio .

Questa sera, infatti, il premier proprio (toh che coincidenza) a Villa Gernetto, destinata tra l’altro a diventare la sede dell’Università della Libertà (notare la servile maiuscola, come se fosse un’istituzione con la stessa ufficialità delle maiuscole dei nomi delle mie bambole di quand’ero piccola), ha riunito per una cena decine di intellettuali vicini al centrodestra.

Il 15 febbraio scorso invece aveva riunito per una cena ’fund raising’ diversi imprenditori come Massimo Ponzellini, presidente di Bpm.
Se questa sera saranno raccolti fondi non è dato sapere (che iatturona), di sicuro parlerà del progetto Università della Libertà (ri-maiuscole) che ha come obiettivo quello di riunire economisti, politologi, storici e filosofi per creare un ’pensatoiò per la formazione alla .

La cena a villa Gernetto arriva due giorni dopo quella organizzata da FareFuturo a villa Miani a Roma, servita per finanziare la fondazione del presidente della Camera Gianfranco Fini.

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la sovranità è sua

• venerdì, febbraio 26th, 2010

Sarà anche destinato a vincere le regionali (dice, però, che contano i voti, e non le regioni; segno che forse qualche regione sa di perderla), ma a me uno che dice che in Italia «la sovranità non è del popolo ma dei pm» fa veramente impressione.

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approfondimenti dal trattore a cartesio

• venerdì, febbraio 26th, 2010

Dall’Ansa:

REGIONALI: ZAIA; SMAILA,VENIER E PEDRON TESTIMONIAL VENETO
(ANSA) – VENEZIA, 25 FEB – “Se sarò eletto, come testimonial del Veneto mi piacerebbe coinvolgere un parterre di rappresentanti del mondo dello spettacolo come Eleonora Pedron, Umberto Smaila ed Eleonora Daniele”.

E’ quanto ha dichiarato il ministro per le politiche agricole Luca Zaia, candidato alla Regione Veneto per il centrodestra, intervistato da Klaus Davi e Luca Cipriano nel salotto di approfondimento politico KlausCondicio, visibile su You Tube.

“Ho scelto anche Mara Venier, malgrado in passato abbia fatto campagna per Veltroni – ha aggiunto -. Fin da quando ero vicepresidente della Regione Veneto ho deciso di portare tutti i veneti famosi nelle mie convention, nelle mie presentazioni, e penso che i veneti noti possano essere tutti dei giusti rappresentanti“.(ANSA).

Sono estremamente combattuta: da una parte credo che su un lancio Ansa del genere potrei comporre un instant-book qui sull’unghia; dall’altra mi rendo conto che la disperazione è così profonda che l’unica vera urgenza che sento è dimenticare di avere mai letto una cosa di questo tipo.

Però, una frase, una frase sola, la voglio riscrivere.
Va assaporata, degustata; ne va inspirato l’aroma; ne va apprezzato il colore; è giusto valorizzarne le trasparenze.
Ecco la frase:

«Penso (predicato verbale, soggetto sottinteso «io»)

che

i veneti noti (i veneti noti. I-ve-ne-ti-no-ti. Ripetiamo ad alta voce: «I-ve-ne-ti-no-ti»)

possano essere (non «siano»: e qui io – non so voi – vedo una lodevole traccia di scetticismo razionalista, quasi un sentore di background appena un po’ cartesiano)

tutti (qui l’incertezza viene meno, entriamo nella virile assertività del politico di maniere maschie e spicce)

dei giusti rappresentanti (la scelta dell’aggettivo – «giusti» – è un capolavoro; sono «giusti», non stanno con me per ; d’altra parte io non sono mica un politico di parte, e loro stanno con me per amore del Veneto, di tutti i veneti. Il modello comunicativo a cui l’aggettivo si conforma ricorda l’assioma «sarò il sindaco di tutti», valido fino a quando c’è il primo appalto da assegnare. Caso nel quale si diventa piuttosto rapidamente il sindaco degli amici e dei parenti).

Ho finito.

Anzi. No.
Se queste sono le cose che si dicono in un «salotto di approfondimento politico» io non oso pensare cosa si possa dire in un salotto politico senza approfondimento.

Grazie a Gloria.

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