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l’invidia (raffinata), saviano e berlusconi

• sabato, giugno 26th, 2010

Succede una cosa curiosa.

Succede che in un pacatissimo scambio di opinioni in calce a questo mio post, ci si confronti su alcuni punti relativi alle conseguenze politiche dell’azione di Roberto , senza fare riferimento al libro ma alle sue prese di posizione pubbliche successive.

Succede che dopo avere io argomentato le ragioni per le quali a me sembra ben inserito nella logica di mondo espressa dal berlusconismo (ma nata – scrivevo – prima di Berlusconi), mi venga eccepito questo:
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contessine intellettuali che svernano in provenza

• domenica, giugno 20th, 2010

Da un’intervista a uscita qui il 16 ottobre 2007, mai finora smentita.

Considerare ancora la periferia un lato morto del territorio è un’idiozia molto più italiana che francese.
La periferia in realtà è la città non ancora realizzata.

E poi la loro (quella francese delle banlieue, ndr) è una produzione quasi sempre criminale.

La differenza abissale tra Secondigliano e Saint Denis è che non c’è un’infrastruttura imprenditoriale organizzata in Francia.
Infatti i napoletani li sfottono. In una canzone dei Cosang si dice: «A Francia s’atteggia/ ma là nunn’ esiste ‘o sistema ca paga i stipendi/ ‘e pegg’ nun s’assettano cu’ chi fa ‘e leggi». Un modo per dire: voi urlate “Parigi brucia” ma sappiate che in Francia non ci sono salari per le famiglie dei camorristi.

Le banlieues non hanno prodotto una mafia seria, capace di fare il salto di qualità. Hanno piccole gang. Però credo che avverrà. Oggi per esempio tutte le minoranze magrebine sono comandate dalla mafia turca.

Rivendico il mio diritto di dire che sono affermazioni apodittiche, indimostrate, a tratti apparentemente prive di senso.
Criticare, bella gente che invoca la vergogna come un anatema contro chi critica , non è delegittimare.

In quale misura un intellettuale ha bisogno della «legittimazione»?
E di quale legittimazione ha bisogno un intellettuale?
Quella della tv, dei giornali mainstream?
Quella degli intellettuali che parlano tra loro in luoghi pubblici come se fossero vecchie contesse incipriate che stanno svernando in Provenza con la servitù, i bauli di abiti lunghi e decine di ombrellini a tono, epperò hanno cionondimeno attivissimi neuroni temprati da severissimi studi e grandi cuori solidali?

(L’intervista è citata in parte da Alessandro Dal Lago a pagina 15 di «Eroi di carta», manifestolibri)

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le parole sono importanti

• sabato, aprile 24th, 2010

Va detto che non ho visto il video del dialogo fra Gore e , e dunque mi fermo a guardare solamente il titolo, che può anche aver forzato il pensiero di . Se è così, mi dispiace (ma anche un lapsus di questo tipo avrebbe un suo perché).
Un’altra cosa che voglio dire è che credo non esista nessuno che possa sostenere che abbia mai pensato di fiancheggiare la mafia; e dunque sono certa che egli sia senza il minimo dubbio animato dalle migliori possibili intenzioni.

Fatte queste due precisazioni che non sono affatto insensate, mi interessa però anche rilevare che immaginare di poter un giorno «sconfiggere» la mafia configura secondo me:
- un’opinione estremamente alta di se stessi (la cosa è assai secondaria, ma non mi sembra illogico sottolinearla);
- un’enorme fiducia nella propria (e tiriamocela, va’) «efficacy»;
- e una sconfinata sicurezza di riuscire ad attivare le alleanze giuste e i circoli virtuosi necessari.

Io non sono un’esperta, però ragionevolmente suppongo che per «sconfiggere» la mafia sia necessario il concorso di tutte le circostanze e le volontà che fino ad ora nessuno è mai stato in grado di sincronizzare neutralizzando le tensioni contrastanti e gli interessi divergenti camuffati da comunanza di vedute.

Quando parlo di «sincronizzazione» penso agli aspetti investigativi, al lavoro degli inquirenti, alla guardia altissima della politica, alla mobilitazione della società in direzione univoca, coordinata e concorde; penso alle questioni economiche che alla mafia sono legate, tanto in termini di reddito prodotto quanto in termini di legami con gli erogatori del credito…

Non credo, onestamente, che il mio elenco sia esaustivo.
E – al di là dei risultati diversi che ciascuno di questi pezzi ha saputo o potuto ottenere – mi vengono anche in mente la Rete, e Falcone, e Borsellino, e dalla Chiesa, e i giudici ragazzini, e i giornalisti, e i commercianti, e gli imprenditori, e i poliziotti, e i carabinieri…

Però.
Con tutto il rispetto per , e pure per la «parola», e anche per la grande risonanza del suo profetico nome: come può egli sensatamente sostenere di raccontare la mafia (tra l’altro, mi domando se veramente stia raccontando la mafia) «per sconfiggerla»?
Lo ripeto: non penso affatto e neanche per scherzo che egli la racconti per farla prosperare.
Ma – francamente – sconfiggere la mafia mi sembra un obiettivo fuori dalla portata di (come di un’infinità di altri).

Sentirselo possibile è con ogni evidenza il frutto di un errore marchiano in almeno uno dei segmenti in cui si è articolata la propria analisi dei fatti.

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saviano e il referendum aziendale

• domenica, aprile 18th, 2010

Nella risposta di alla lettera con cui ha replicato alle prese di posizione del giovane uomo dopo l’uscita del presidente del Consiglio, c’è una frase sen-sa-zio-na-le.

Prima puntata: Berlusconi dice che la mafia è famosa per colpa di chi ne scrive o di chi ci fa i film (idiozia marchiana e politicamente inescusabile).

Seconda puntata: insurrezione dei savianidi e di ipse. Caro Berlusconi, scrive, «il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine o da chi commette il crimine?» ( sante). E poi: «La cosa che farò sarà incontrare le persone nella casa editrice che in questi anni hanno lavorato con me, donne e uomini che hanno creduto nelle mie e sono riuscite a far arrivare le mie storie al grande pubblico. Persone che hanno spesso dovuto difendersi dall’accusa di essere editor, uffici stampa, dirigenti, “comprati”. E che invece fino ad ora hanno svolto un grande lavoro. È da loro che voglio risposte».

Terza puntata: risposta dell’editrice, cioè -Mariah Carey (non sono identiche?). Caro , «il gruppo Mondadori ha garantito» a lei «e a tutti gli altri suoi autori la massima libertà di espressione. Lo ha sempre fatto e continuerà a farlo».

Quarta puntata: dopo che la sua casa editrice, nella persona della sua presidentessa, gli dice certo che puoi continuare a scrivere qui, la tua libertà è garantita, lui le risponde: «ci mancherebbe che uno scrittore non fosse libero nella sua professione» (professione, eh).

La frase sensazionale è questa:

«Una libertà esiste però solo se viene difesa, raccolta, costruita nell’agire quotidiano da tutti coloro che lavorano e vivono in una azienda. Ed è infatti proprio a questi che mi sono rivolto ed è da loro che mi aspetto come ho già scritto una presa di posizione in merito alla possibilità di continuare a scrivere liberamente nonostante queste dichiarazioni».

Io trovo semplicemente incredibile che quest’uomo chieda ai dipendenti della Mondadori – a «tutti», precisa – una «presa di posizione» su di lui.
È incredibile che non gli basti la presidentessa della società editrice.
Ma cosa vuole? Un plebiscito?
Un referendum aziendale?
Ma è uscito di senno?

Sulla questione del silenzio ha ragioni da vendere, va senza dire.
Ma quest’idea di chiamare in causa i dipendenti della Mondadori a me sembra completamente priva di senso. Politico e della misura.

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il μάρτυς sa(n)viano

• venerdì, aprile 16th, 2010

Berlusconi incolpa , quel vecchissimo sceneggiato, e Roberto di aver reso celebri la mafia e la camorra.

Il semplice sottinteso che se l’occhio che non avesse visto il cuore non avrebbe sofferto è talmente ridicolo e grossolano da non meritare nemmeno un po’ di attenzione critica.

Il che, naturalmente, non significa che – siccome è un’evidente idiozia – se ne faranno convincere in pochi.

È la solita tirata propagandistica sull’anti-italianità.

L’Italia sarebbe meravigliosa, il Paese più bello del mondo e delle galassie, il luogo più ameno e sicuro in cui far crescere i propri figli; l’Eden, il paradiso.
Se solo – dannazione – non ci fosse chi, scelleratamente e da disfattista, ne parla male.

L’argomento – ahimé – funziona.
S’è visto.

a migliaia

Quel che però mi ha colpito è la rapidità con la quale – come un sol uomo – si è istantaneamente composto il folto drappello dei difensori di .
Sul ghiotto boccone, Repubblica s’è gettata con la sua solita rapida voracità.
«Grossman e Rushdie: “Irresponsabile”», c’è scritto in homepage.
E anche «Centinaia di messaggi per ».
Sono disposta a scommettere qualcosa che domani i messaggi saranno migliaia.

ragnetti debosciati

Non è amore per la «terza via» in se stessa; però mi domando: è mai possibile che di fronte a un’idiozia del calibro di quelle a cui Berlusconi ci ha da lunga pezza abituato ci sia un unico modo per reagire, ovvero aggrapparsi come piccoli ragni pigri e debosciati alle esili tele della non politica?
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anche gambadilegno ha le ore contate

• giovedì, marzo 18th, 2010

Da qui, che poi sarebbe il Corriere.it.
Parla Berlusconi.

Il nostro prossimo obiettivo è sconfiggere entro i prossimi tre anni la mafia, la camorra e la ‘ndragheta.

Come no.
E anche Jeeg Robot d'Acciaio.

D’altra parte, come ricordavo recentemente in questo post, non fu proprio qui, su Panorama – a dire che Maroni è uno dei più grandi ministri dell’Interno quanto a tenacia contro le mafie?

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saviano a ph neutro

• mercoledì, marzo 3rd, 2010

Dev’essere entrato in funzione un inconscio meccanismo autoprotettivo, perché quest’intervista di Buttafuoco a Roberto , su Panorama, me l’ero persa, e risale a dicembre.

Una delle frasi più curiose è questa (che sul web ho trovato commentata con formule d’ammirazione del genere di «oh, finalmente uno che dice le cose come stanno»):

«Roberto Maroni? Sul fronte antimafia e’ uno dei migliori ministri dell’Interno di sempre».

La motivazione è che il ministro (lui?) ha fatto molti arresti nel Casertano.
Poi, un attento distinguo da finissimo analista:

«(…) non è questo un con la priorità antimafia, tutt’altro. Nonostante gli sforzi di Maroni».

Molto interessante anche questo passaggio:

«Per i reati di mafia bisogna (…) creare un sistema più certo e più serio delle pene, tale da rendere non conveniente essere mafiosi».

Che fantastica idea, semplice ed economicista, questa del disincentivo a farsi mafioso.
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ma sì, ribelliamoci allo scandalo!

• giovedì, febbraio 25th, 2010

All’interno, il pezzo è titolato così: «Ribellarsi allo scandalo», e l’occhiello tematico non dice «l’opinione», ma «l’analisi».
Si riferisce, insomma, a un procedimento più complesso di quello che partorisce una semplice opinione.
L’analisi è il distillato del confronto fra fatti e opinioni; è l’esercizio di connessione fra cose diverse; è il completare al posto dei puntini.

Ora.
È senz’altro responsabilità della Repubblica se in home page quel che dice diventa un proclama per la mobilitazione delle masse, e se la foto di lo ritrae nell’atto di un ampio gesticolare mentre parla al microfono.

Però è senz’altro ascrivibile a la scelta di parlare di un argomento come se fosse la prima volta che la gente ne sente parlare, e come se lui fosse il primo a inferirne qualche conseguenza.
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il giudice minzolini

• sabato, dicembre 12th, 2009

minzolini

Ammettiamo pure, per comodità interpretativa, che quelle di Spatuzza siano effettivamente «minchiate», come con linguaggio colorito dice il direttore del Tg1.

Io mi aspetto che a sostegno di quest’affermazione un giornalista, e massimamente il direttore del Tg1, porti qualche argomento un po’ più solido della semplice considerazione che Andreotti «ci ha messo più di dieci anni per liberarsi della leggenda del bacio a Riina, ed è stato danneggiato non solo l’interessato ma anche il Paese».

Mi aspetterei che un direttore commissionasse inchieste alla sua redazione per capire un po’ meglio – con gli strumenti della professione giornalistica, che sono (fortunatamente) diversi da quelli dei magistrati, e con gli obiettivi della professione giornalistica, che sono (fortunatamente) diversi da quelli dei magistrati – il senso e le notizie di un processo come quello che coinvolge Dell’Utri.

Un direttore non dovrebbe permettersi il lusso di pronunciare frasi apodittiche, sostenute da argomenti unicamente propagandistici.
Altrimenti – lo so, è un mio vecchio argomento; ma è sorprendente quante volte esso spieghi la realtà delle cose, di queste cose – significa che, in barba al vieto argomento che non bisogna fare i in tv o sbattere il mostro in prima pagina, il processo in tv lo fa lui.

È lui che dichiara innocente (o colpevole: tecnicamente non farebbe differenza) un imputato, dopo un processo televisivo che dura il tempo di un editoriale, cioè pochi minuti.

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non ho bisogno di spatuzza

• sabato, dicembre 5th, 2009

Io mi domandavo una cosa: che l’ex mafioso Gaspare Spatuzza dica il vero oppure no intorno al ruolo di Berlusconi e Dell’Utri sposta forse di qualche millimetro il giudizio politico che io ho su Berlusconi e su Dell’Utri?

Onestamente, no; non lo sposta di un millimetro.
Considero grave l’ipotesi che il presidente del consiglio dei ministri del mio Paese possa essere colluso con la mafia; ma per farmi un’idea di lui non ho bisogno di Spatuzza o della D’Addario.

Mi basta vedere lui.
Sentirlo.
Leggere le sue dichiarazioni.
Vedere le conseguenze delle decisioni sue e del suo .

Ci sono momenti in cui mi spingerei perfino a sostenere che mi basta vedere come guarda, come cammina, come occupa lo spazio, come si veste e come si addobba.

Naturalmente, che egli sia o no mafioso è certamente un punto di gravità monumentale.
Ma non fa la differenza; perché – comunque, anche se egli fosse l’uomo più onesto e specchiato della terra – il suo mondo non può essere il mio.
Con o senza mafia.

(Tra l’altro. Qualcuno con la sua calma magari mi spiega come mai il giorno dopo la deposizione di Spatuzza questi arrestano i due asseriti boss Fidanzati e Nicchi, ciò che consente a Silvio di dire «straordinario»…)

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effetto spatuzza?

• mercoledì, dicembre 2nd, 2009

fini_israeleMa perché tutto questo sfracello di reazioni avverse e piccate alle parole del cosiddetto fuorionda (mica erano in tv, bah) di , quando il 3 novembre le agenzie hanno diffuso sostanzialmente le stesse come anticipazione del libro di Vespa (as usual), e nessuno fiatò?

Sono cortocircuiti giornalistici che fatico proprio a capire.

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