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di marrazzo e d’altre cose (grazie, paterlini)

• sabato, ottobre 24th, 2009

passerottoE adesso .
E D’Avanzo che gli dice «parla, di’ la verità!».

E siccome le sue «debolezze», scrive, «sono ora lì, nude, sotto gli occhi di tutti», tu «governatore» (proprio tu, D’Avanzo.
Proprio tu, a usare una parola che non corrisponde a nessuna figura istituzionale.
Proprio tu, a usare scorciatoie linguistiche di sapore ideologico) hai «l’obbligo di affrontarle, in pubblico e a viso aperto».

che scoop

Si sentiva veramente la mancanza di un altro di questi scoop giornalistici che servono egregiamente a due bellissimi scopi, entrambi molto di moda.

la trappola del «»

Il primo obiettivo è far dire alla gente (lo dicono anche persone molto avvertite e sveglie che, per dire, incontro alla Fnac con le braccia cariche di libri non scritti da nuove o vecchie Liale) che «ormai i giornali non si possono più leggere, perché contengono solo » (così, dicono: «», e non si rendono conto che solamente usare quel termine invece dell’italiano significa che ci son cascati anche loro).

«son tutti uguali!»

Il secondo obiettivo è far dire alla gente che in tutti sono uguali.
Quest’affermazione, a seconda del livello di compiaciuta provocatorietà simil-sgarbiana che a ciascuno piaccia coltivare, si divide normalmente in due sotto-affermazioni divergenti.
Una è «guarda che schifo, noi sì che siamo morali».
La seconda è «fanno quel che facciamo/vorremmo fare anche noi» (corollario: «L’essere umano fa schifo, che cazzo possiamo farci, signora mia?»).

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