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testosterino

• domenica, febbraio 28th, 2010

«Mamma!!!», sento. «Mammaaa!».
Vedo arrivare Giovanni in mutande, a torso nudo.
«Senti qui! Senti qui!», mi dice concitatamente alzando il braccio e offrendo l’ascella alle mie narici, gli occhi brillanti di una luce speciale.
Annuso.
Lo guardo.
Sovreccitato.
«Hai sentito l’odore di sudore? Sto diventando grande!!!».

Puzza davvero. Pochino, ma puzza.
Sta diventando grande.
Sì.
O ca***.

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l’authority di barbarella yè-yè

• martedì, gennaio 19th, 2010

Ero in macchina e m’è capitato di sentire per radio un pezzo della trasmissione di Barbara Palombelli.
L’ospite con la quale parlava era Fiorella Kostoris Padoa Schioppa.
A volte un cognome solo non basta a dire chi siamo.

La FKPS è stata presentata dalla moglie di Francesco Rutelli come «presidente dell’Authority Pari e dispare», come se il comitato presieduto dall’ex moglie dell’ex ministro del governo Prodi fosse un organismo istituzionale dotato di un effettivo potere ispettivo e di sanzione sulle disparità di trattamento fra uomini e nel mondo del .

In realtà, questa che la Palombelli chiama «authority» – se ne legge qualcosa qui – è, regolarmente costituita davanti a un notaio, un’associazione di private cittadine che non ha alcun titolo ad agire in nome e per conto di nessun organo istituzionale.
Possono eventualmente – ma non lo faranno – esercitare un sorta di vigilanza di carattere genericamente politico, e rivendicare a sé la funzione di una lobby informale.

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il diritto alla maternità

• martedì, gennaio 12th, 2010

La Russia, Paese sorprendente.

RUSSIA:MADRE SINGLE STERILE,SUO FIGLIO DA UTERO AFFITTO/ANSA
DUE SENTENZE RIVOLUZIONARIE. PATRIARCATO SPIAZZATO
(ANSA) – MOSCA, 12 GEN – Anche una donna single sterile ha il diritto di vedersi riconoscere come figlio legittimo il neonato messo alla luce da un’altra donna che ha messo in affitto il suo utero: è la sentenza rivoluzionaria di due tribunali, uno di Mosca e l’altro di San Pietroburgo, che trasformano la Russia in uno dei pochi Paesi al mondo dove la legge tutela il diritto di ogni donna alla maternità, a prescindere dal suo status civile. Una svolta giuridica che coglie in contropiede la Chiesa ortodossa, già ripetutamente espressasi contro l’utero in affitto anche per i coniugi regolarmente sposati.
(…)
«L’art 35 dei Principi della legislazione russa sulla tutela della salute dei cittadini – osserva il direttore della società di consulenza legale, Rosiurconsulting Kostantin Svitniev – prevede che ogni donna in maggiore età abbia il diritto alla fecondazione artificiale e all’impianto (intende “trasferimento”, ndr) dell’embrione: ciò significa che una single ha il diritto di diventare madre quanto una donna sposata. La legge russa – precisa – non prevede alcun divieto o limitazione e quindi non è ammissibile alcuna discriminazione di tipo coniugale».

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a mio figlio

• giovedì, dicembre 31st, 2009

Grazie perché rimandi indietro verso i miei occhi l’immagine di una donna che è madre in un modo caldo e indulgente, e femminile; e sai far giustizia delle mie paure di non essere abbastanza per te dicendomi apertamente che non lo sono o abbracciandomi perché invece mi senti.

Perché non ti vergogni di dirmi le cose, e trovi il nome per i sentimenti, e li dici anche se sembrerebbero non farti onore.

Perché hai il coraggio di ignorarmi, di mandarmi al diavolo, e di cercarmi.

Perché il tuo cuore legge quelli delle altre persone, piccole e grandi, con passione, acume e rispetto.

E perché sai vedere la bambina che mi porto dentro, e la tratti bene; meglio di come chiunque l’abbia trattata mai.

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donne da negare

• giovedì, dicembre 3rd, 2009

luna

Per il nostro ministro della sanità le non hanno diritto all’identità di genere.

:; AIFA CONFERMA DELIBERA; ,NON BASTA/ANSA
MINISTRO, CHIAREZZA SU NECESSITÀ RICOVERO O AZIONI CONSEGUENTI
(ANSA) – ROMA, 2 DIC – (…) «Se non si riscontrerà la effettiva, diffusa, pratica del ricovero ospedaliero ordinario per le persone sottoposte ad farmacologico, si evidenzierà una manifesta incompatibilità con la legge 194, di cui dovrebbero prendere atto Parlamento e Commissione europea per le decisioni conseguenti».

Come se all’ (farmacologico o chirurgico) potessero sottoporsi esseri umani indifferenziati, o esseri umani maschi.
Per noi non siamo , ma «persone».

Si potrebbe discutere (qualcuno disposto a farlo, soprattutto nell’alveo dell’acqua dolce cattolica, o del debito alla tradizione a-sessuata della classicità non religiosa, certamente ci sarà) sul fatto che – accidenti – «persona» è molto di più che semplicemente «donna».

Forse.
Non lo so.
Ma a maggior ragione quando si tratta di gravidanza e maternità non riesco a pensare che una donna sia «neutra» solo perché a qualcuno, tra cui , il potere femminile di dare e togliere la vita fa tutta questa paura.

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sacconi e le sue roccelle vogliono il nostro sangue

• giovedì, novembre 26th, 2009

vampiro30 luglio 2009, parere dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco: «La potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero, così come la legge 194 prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza», e preferibilmente «entro la settima settimana».

Per l’ chirurgico la legge 194 stabilisce il limite generale della dodicesima settimana.
Dunque l’Aifa introduce due parametri restrittivi: l’uso ospedaliero e il limite della settima settimana.

26 novembre 2009, articolo di Repubblica.it: «La commissione Sanità del Senato (…) chiede al governo di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola abortiva in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la ».
«Non c’è dubbio», prosegue l’articolo, «sul fatto che dall’esecutivo verrà rapidamente una risposta positiva alla richiesta della Commissione. Il ministro aveva espresso fin dall’inizio le sue perplessità. Secondo la maggioranza, infatti, con la , l’interruzione di gravidanza diventerebbe molto più facile rispetto alle procedure previste dalla legge sull’».

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le lacrime viste da un bambino

• martedì, novembre 3rd, 2009

A tavola, dopo aver raccontato delle vicende (belle) di un’amica:
«Mamma, io la riconosco, quella faccia».
«Che faccia ho?».
«Quella di un bambino che vede dei giocattoli bellissimi nella vetrina di un negozio e allora si illumina tutto, ma poi si rende conto che forse non li può comperare e allora gli occhi si riempiono di lacrime».

Nel lettone, nel tentativo di farlo addormentare, in una serata in cui l’elenco delle precauzioni da tenere contro l’influenza H1N1 ha ottenuto la sua attenzione al prezzo di averlo terrorizzato, a dispetto del sorriso con cui gli parlavo.
«Mamma?».
«Sì».
«Quando apro gli occhi vedo il tuo collo. È una cosa bellissima. Mi dà l’idea di un’estrema maternità».
Gli occhi mi diventano un po’ lucidi, ma non dico niente.
«Scusami, se ogni tanto ti dico queste cose».

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eugenia s’è pentita tantissimo

• mercoledì, agosto 5th, 2009

departamento_de_senoras
La lettura di questa cosa scritta da Eugenia Roccella nel 1975 mi sembra a dir poco sconvolgente (grazie a Kalle).

Lei, la donna per la quale le che vogliono abortire devono almeno metterci sangue e ricoveri ospedalieri, scrive la prefazione a una cosa intitolata così: «, facciamolo da noi».

Cito due passaggi.
Uno: «Non più una cosa da consumare in silenzio, l’, peccato voluto da chi lo condanna, reato. In massa, in 2.700 abbiamo rotto il silenzio delle vicende personali, abbiamo dichiarato di avere abortito o aiutato ad abortire».

Due: «A difendere il diritto all’ dobbiamo essere proprio noi femministe, noi , che l’ in sé per sé siamo le ultime a volerlo; ma è un primo passo verso la libera disponibilità e l’autogestione del nostro , senza la quale non c’è libertà né felicità possibile.

«Invece proprio su questo e in particolare sulle nostre funzioni riproduttive, sono state messe ipoteche: il patriarcato ci ha tolto ogni giurisdizione sul nostro , sequestrandoci nella famiglia, applicandoci il bollo del cognome maritale e paterno, imponendo alle una sessualità solo riproduttiva, vietandoci l’, impedendoci qualunque possibilità di controllare la nostra fecondabilità.

«E abbiamo creduto fino a poco tempo fa che la nostra sessualità fosse fatalmente riproduttiva, mentre se c’è una sessualità strettamente legata alla riproduzione è quella maschile, in cui orgasmo e momento riproduttivo coincidono».

Il resto leggetelo da soli.
Ne vale la pena.

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il «gesto folle» e la mancanza di rispetto

• domenica, luglio 19th, 2009

gesto_folle
Sulla decisione di quella donna che ha ucciso la figlia di cinque mesi che aveva la sindrome di Down, leggo questo sulla Repubblica:

La donna – maestra d’asilo, amante dei bambini, madre anche di un bambino di 5 anni – non era riuscita a superare il trauma della nascita di una bimba disabile e ieri sembra aver ceduto alla propria disperazione. (… ed) è nel dolore di questa donna che non riusciva ad accettare la nascita della figlia che bisogna indagare.

«Superare il trauma».
«Accettare la nascita della figlia».
Che parole violente, stupide, liquidatorie, semplicistiche e irrispettose.

Chi può pensare che sia possibile accettare la nascita di un figlio Down? O superare il trauma?
Chi può credere che basti un’azione intenzionale (accettare la nascita, superare il trauma) ultimata la quale la disperazione – puff – è scomparsa e non c’è più?

Chi può escludere che questa donna avesse compreso quanto difficile sarebbe stato il futuro della sua bambina, suo, dell’altro figlio e del marito?
Non dico che sia andata così, ma perché – mi domando – invece di pensare che l’omicidio e il suicidio siano nati da una profonda consapevolezza della presumibile tragedia futura, viene così semplice e autoassolutorio pensare che questa donna abbia ucciso e si sia uccisa perché non aveva il fisico per sopportare il passato e il presente?

Quanto facile autoassolutorio.
Era lei che doveva accettare la nascita di una figlia Down.
Era un problema suo.
Io giornalista, io osservatore, io vicino di casa, io pezzo di società, io conoscente, io non c’entro: non ho nessun dovere di rendere un po’ più facile la vita a questa donna e alle altre così intaccate negli affetti più profondi.
Non ho nessun dovere di rendere più facile la vita delle persone handicappate, ostaggi perpetui di uno sciagurato sistema di cosiddetti servizi sociali che piallano come rulli compressori i cuori di chiunque passi per i loro nauseanti e riprovevoli artigli.

Era lei che era depressa.
Non io vicino, io giornalista, io conoscente, io vicino di casa, io pezzo di società, a non aver fatto un ca***.
È questo il motivo per cui possono parlare – vergognosamente – di «gesto folle».

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sentenza ostica e commenti idioti

• mercoledì, aprile 1st, 2009

premere_meno_dueFrancamente fatico a capire commenti come quello di Buttiglione («è grave lo sconcerto e la preoccupazione di fronte al pronunciamento della Corte costituzionale su alcune parti della »), di Alberto Gambino (diventa possibile «operare soluzioni eugenetiche»), di Volontè che parla di «golpe delle lobby antivita», o di Bondi, per il quale la sentenza «pone un problema di democrazia».

Questi, assolutamente, non hanno mai letto né la né i lanci di agenzia relativi alla sentenza della Consulta: la quale sentenza, per , rischia di ingenerare situazioni tragicamente insensate.

Ma ugualmente negligenti sono stati anche quelli – i cui commenti capisco ancor meno, perché almeno da loro m’aspetterei più serietà – che, come Marco Cappato e Rocco Berardo, dell’associazione Luca Coscioni, parlano di «duro colpo alla »; o, come Vendola, riescono a dire che «è una bellissima notizia, perché è stata sconfitta una posizione segnata da massima arroganza ideologica, chiusa a ogni dialogo».

Secondo la Corte costituzionale ha combinato un gran pasticcio. Può darsi che tecnicamente non avesse alternativa, ma le conseguenze possono essere molto meno incisive di quanto in queste ore pensano in molti.
Cerco di spiegare perché.

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uno spot, la trave e la pagliuzza

• mercoledì, luglio 16th, 2008

Leggo che Alessandra Mussolini, presidente della commissione parlamentare per l’infanzia, e le deputate Gabriella Carlucci e Manuela Di Centa ce l’hanno con lo spot televisivo della Tim in cui una ragazza, in una specie di raduno hippie, dopo aver fatto il test di gravidanza manda a molti uomini lo stesso sms: «Avremo un bambino».

Per la Mussolini e le altre due colleghe politiche – elette nelle file berlusconiane – nel filmatino «il nascituro viene ridotto al prodotto del gioco di una notte», e dalla pubblicità emerge «un’immagine fuorviante, mortificante e superficiale della maternità».

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