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celli e la lettera al figlio sull’espatrio

• lunedì, novembre 30th, 2009

il_paese_dei_cachi_lo_so_son_aranceCon una di quelle operazioni che francamente fatico a giudicare limpide, Repubblica pubblica oggi una lettera che Pierluigi Celli, ex direttore generale Rai e ora direttore generale della Luiss, scrive al figlio laureando.

Dal contesto della lettera escludo che la pubblicazione sul quotidiano fosse l’unico modo che questo padre aveva per dire al figlio ciò che gli stava a cuore, e cioè, in estrema sintesi, «figlio mio, lascia l’, che è un Paese di merda».

«Merda» non lo dice, ma il succo è questo.
Qui, gli dice, c’è una «Società» (non ho capito la maiuscola) «divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l’affiliazione, , di clan, familistica: poco fa la differenza».

E uno dice: mmh, però, il compagno Celli.

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inconsapevoli o irresponsabili?

• sabato, luglio 25th, 2009

ideologia_seconda_puntata

Ma si rende conto, il Corriere, che con un titolo come questo – ideologicamente legittimato dal catenaccio che accetta per buoni e indiscutibili gli asseriti criteri di «qualità» della didattica (quando tra l’altro il pezzo spiega invece che il peso maggiore l’ha avuto ciò che per il ministero è la qualità della ricerca) – getta ancora, e per l’ennesima volta, benzina sul fuoco dell’?
Ma si rendono conto i miei colleghi delle responsabilità enormi che hanno nel rendere questo Paese un luogo in cui i rapporti sociali e politici si conformano sempre di più alla legge della sopraffazione e dell’arroganza di chi si sente regolare e superiore su chi viene percepito inferiore e irregolare?

Stella dev’essere in vacanza, mi sa; questa notizia sarebbe stata perfetta per la sua penna acuminata di giustiziere dei privilegi degli sporchi sudisti…

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favole a buon mercato (del lavoro)

• venerdì, luglio 24th, 2009

ideologia

Ho una domanda: come può, un giornale, permettersi il lusso di definire sic et simpliciter «migliori» gli atenei che il ministero ha deciso di definire tali, senza minimamente abbozzare uno straccio di approccio critico al concetto di «migliore», al parametro scelto?

In fondo, nel generale abuso di virgolette a cui i giornali sono abituati, qui sarebbe bastato mettere l’aggettivo tra virgolette, appunto, e già si sarebbe saputo che tra l’idea del ministero e quella di un osservatore terzo come in casi simili potrebbe essere il giornalista c’era un minimo di margine adatto a una distanza critica.

Nel pezzo, poi, il sublime: «La qualità della didattica è stata valutata» anche «in base» (e qui si cita il ministero) «“alla percentuale dei laureati che trovano a tre anni dal conseguimento della laurea”».

Come se il cosiddetto mercato del avesse qualcosa a che fare con ciò che si finge di voler qui premiare, cioè il criterio «meritocratico».
Come se le raccomandazioni, per esempio, non esistessero.
Come se la , che è andata a Reggio Calabria fare l’esame da avvocato, vivesse in un mondo di fiaba.
E come se nello stesso mondo fatato vivesse anche Repubblica.

Quanto al Corriere, fa pure di peggio, dicendo nel sommario che «per la prima volta in » viene «applicato un criterio di qualità nella distribuzione dei fondi».
Totalmente acritico.
Un ufficio stampa del governo.

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c’entra anche il buon gusto

• giovedì, maggio 21st, 2009

emmy_la_dura_con_le_idee_chiarePer farmi un po’ di male – tanto, basta uscire di casa e il risultato masochista è del tutto equivalente – ho dato un’occhiata alla diretta web dell’assemblea della .

Potrei dire che sentire certa gente parlare di «merito», di «capaci» e «meritevoli», loro che hanno ereditato l’azienda dal babbo, mi fa venire i brividi.

Potrei dire che sentire Emma chiedere l’innalzamento dell’età pensionabile mi fa orrore, perché parla come se le nostre vite di lavoratori fossero alla totale mercè dei padroni (il sostantivo è questo, sì), e non mi interessa se i conti dan ragione a loro, perché c’è sempre un altro modo di fare i conti, e i numeri non sono mai neutri.

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brunetta, mio dio

• martedì, agosto 19th, 2008

Attenzione: fa sul serio.
Fa le liste di proscrizione al contrario.
Fa l’anti-Silla, lui.
Sentendosi evidentemente appagato dal suo ruolo di vendicatore mascherato, il ministro ha deciso questo: che – mio dio – per «valorizzare il merito» (prima o poi qualcuno avvierà una riflessione seria sulla contestualizzazione del termine merito, per la sua sottoposizione a un’indipensabile revisione critico-filologica), da settembre «sono pronti 200 milioni per premiare i dipendenti virtuosi. Premieremo i bravi con soldi, carriera e nomi su Internet».

Come scimmiette, li tratta. Come veline. Come i cantantini di Amici.
Come i bambini dello Zecchino d’oro che vengono votati con le palette.
Il mio nome su Internet, che bello! Diventerò famoso!
E poi.

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