la personaggità e i giochi di società
• mercoledì, febbraio 3rd, 2010
A margine di pensieri «sociali» che, sebbene piuttosto formalizzati già ora, prenderanno nelle prossime ore una struttura più solida, mi veniva da interrogarmi su un punto che rasenta il nichilismo.
Premessa: mi faccio un giro su Facebook e leggo in un thread – ma se ho capito male chiedo scusa – una garbata lamentela sul fatto che ora vanno sciaguratamente di moda i libri che hanno una storia che ha un inizio, uno svolgimento e una fine, e per essere letti non hanno bisogno del vocabolario.
Stavo cominciando a scrivere una domanda sotto quel thread.
Perché, volevo chiedere, una storia e una lingua comprensibile non vanno bene?
Perché una cosa non può essere bella e anche comprensibile?
Oppure: perché devo prendere per forza il vocabolario per capire cosa sta dicendomi un Autore – maiuscola obbligatoria – che non mi sta nemmeno raccontando una storia?
Volevo scrivere.
Poi mi son detta «Fede, lascia stare. È un gioco, e in quel gioco tu non c’entri».
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