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istituzioni pop

• sabato, novembre 21st, 2009

e_adesso_chiamo_la_mamma

L’abbiamo atteso così a lungo, e adesso è arrivato.
Adesso è arrivato il momento di una bella scoreggia in diretta, a reti unificate, durante una conferenza stampa istituzionale coi traduttori simultanei.
Non so, a un meeting G8, o G7, o G20…
Tanto, credo che «prrr» sia uguale in tutte le lingue.

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avevo bisogno di uccidere

• mercoledì, settembre 30th, 2009

piove_e_piove

Ho letto su Collettivomensa l’intervento – questo – che Antonio Moresco ha fatto al festival fiorentino di letteratura Ultra.
Mi è piaciuto molto. Ha energia, verità, intensità, autenticità (non che non lo sapessi, eh).

d’istinto

D’istinto, se leggo cose come «se nell’underground ci stai dentro come uno sfigato, sei fottuto. Io anche quando ero nella merda più assoluta non mi sono mai sentito uno sfigato. Anche se secondo tutti i parametri ero un deficiente. Per cui il fatto che uno occupa un posto, molto basso, non vuol dire che sia basso lui, né che lo sarà sempre, cazzo», o «se uno vuole uno status, vuole essere riconosciuto come figura pubblica allora uno pubblica quello che gli chiede l’editore. Entra in quel circolo commerciale e sta bene. Il problema lì è di autostima. Occorre semplicemente credere in se stessi e nelle proprie capacità», io mi esalto e dico anch’io «cazzo, questo è parlare!».

il «gialletto» e la tv

Se leggo cose come «non ho bisogno di prendere» l’altro «per il culo mettendomi a scrivere un gialletto così lui mi legge e io vado a finire sui giornali con la mia faccia di cazzo. E tutti a dire ‘guarda questa bella faccia di cazzo’. No, non mi interessa», tendo a irrigidirmi per la prima parte della frase – dev’essere perché ho pubblicato un noir o magari un «gialletto», chissà – ma mi piace molto la seconda parte della frase, perché condivido il fastidio per i «personaggi» che presentano «prodotti» (l’ho detto quelle cento volte, vero?).
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il «gesto folle» e la mancanza di rispetto

• domenica, luglio 19th, 2009

gesto_folle
Sulla decisione di quella donna che ha ucciso la figlia di cinque mesi che aveva la , leggo questo sulla Repubblica:

La donna – maestra d’asilo, amante dei bambini, madre anche di un bambino di 5 anni – non era riuscita a superare il trauma della nascita di una bimba disabile e ieri sembra aver ceduto alla propria disperazione. (… ed) è nel dolore di questa donna che non riusciva ad accettare la nascita della figlia che bisogna indagare.

«Superare il trauma».
«Accettare la nascita della figlia».
Che parole violente, stupide, liquidatorie, semplicistiche e irrispettose.

Chi può pensare che sia possibile accettare la nascita di un figlio Down? O superare il trauma?
Chi può credere che basti un’azione intenzionale (accettare la nascita, superare il trauma) ultimata la quale la disperazione – puff – è scomparsa e non c’è più?

Chi può escludere che questa donna avesse compreso quanto difficile sarebbe stato il futuro della sua bambina, suo, dell’altro figlio e del marito?
Non dico che sia andata così, ma perché – mi domando – invece di pensare che l’omicidio e il suicidio siano nati da una profonda consapevolezza della presumibile tragedia futura, viene così semplice e autoassolutorio pensare che questa donna abbia ucciso e si sia uccisa perché non aveva il fisico per sopportare il passato e il presente?

Quanto facile moralismo autoassolutorio.
Era lei che doveva accettare la nascita di una figlia Down.
Era un problema suo.
Io giornalista, io osservatore, io vicino di casa, io pezzo di società, io conoscente, io non c’entro: non ho nessun dovere di rendere un po’ più facile la vita a questa donna e alle altre donne così intaccate negli affetti più profondi.
Non ho nessun dovere di rendere più facile la vita delle persone handicappate, ostaggi perpetui di uno sciagurato sistema di cosiddetti servizi sociali che piallano come rulli compressori i cuori di chiunque passi per i loro nauseanti e riprovevoli artigli.

Era lei che era depressa.
Non io vicino, io giornalista, io conoscente, io vicino di casa, io pezzo di società, a non aver fatto un ca***.
È questo il motivo per cui possono parlare – vergognosamente – di «».

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alle estreme conseguenze

• domenica, febbraio 8th, 2009

fare_figli

bellissima1

bus-1

P.s. La prima immagine viene da qui.

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ho lo stomaco debole, son troppo poco virile…

• lunedì, agosto 11th, 2008

Una volta, quando io ero piccola, i facevano le multe per il divieto di sosta. Adesso abbiamo esternalizzato le multe per il divieto di sosta a società private, così i vigili – pardon: gli agenti della polizia locale – sono finalmente liberi di fare i pretoriani a tutela delle decisioni, non importa quanto sensate, dei sindaci ai quali coprono le spalle e tengono il mantello.
Niente più multe per divieto di sosta, ma multe a chi mangia i panini sulle piazze, a chi calpesta l’erba. E fermi di prostitute.
Su Repubblica.it c’è la foto di una ragazza nera che, presa in una retata dei di Parma, è stata messa in cella di sicurezza.

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