header image

passati, presenti e futuri

• sabato, agosto 28th, 2010

Come si cambia, nella .
Questo è un passaggio di un pezzo di Roberto Saviano uscito il 17 aprile 2005 su Nazione indiana.
Non credo di avere male interpretato.

Sempre meno si riflette su quanto costa scrivere di certe cose ed in certi territori.

Anche guardando i giganti non ricevo conforto.

Rushdie ha subìto molteplici attentati, più di trenta persone sono morte in operazioni terroriste che avevano lui come obiettivo.

Ma Salman Rushdie ora può scrivere su qualsiasi giornale della terra, riceve stipendi e guardie del corpo.

Ciò che ha pagato e paga è ampia­mente ripagato.

O quantomeno confortato: «La fatwa mi ha concesso il maggiore eco possibile alle mie parole, mi ha reso uno scrittore libero, perché tutto posso dire e chiunque vuole può ascoltarmi».

Tags: , , , ,

Post correlati


saviano s’appella al re, repubblica raccoglie le firme

• martedì, luglio 6th, 2010

Roberto Saviano ha scritto lo scorso novembre una lettera aperta a contro la legge per il processo breve e la Repubblica on line ha raccolto le firme in suo sostegno. Il documento non è banale; ha aperto, infatti, una nuova pagina in questo martoriato Paese perché riconosce implicitamente a la qualifica di primus super pares (per dirla come i sostenitori del lodo Alfano) o di monarca, mentre Saviano si porrebbe come il suddito, che lo prega di non esercitare il suo potere assoluto in tutta la sua potenza.

La riflessione di – la versione integrale è qui, sotto il titolo suggestivo di «Saviano, un colpo di Stato, nel suo piccolo» – a me sembra interessante.

Esattamente nel momento in cui pretende di glorificare la felice capillarità dell’interventismo, finalmente aperto democraticamente a chiunque senza mediazione, la democrazia della paletta non mette al mondo l’azione, ma sottoscrive la certificazione dell’impotenza.

Tags: , , , , ,

Post correlati


qualcuno salvi i salvatori di saviano (con piesse)

• mercoledì, giugno 23rd, 2010

Benedetta Tobagi scrive questo pezzo sul fatto che la copertina di Max, su cui campeggia una grande foto di Roberto Saviano all’obitorio in guisa di cadavere, è «un pessimo scherzo all’autore che si muove con fatica per un sentiero sottile e impervio: cercare di utilizzare la sua enorme popolarità e il suo indubbio carisma, per veicolare i contenuti di Gomorra e dei suoi contributi successivi» (su un meccanismo come questo io avrei qualcosa da dire, ma tacerò).

«Max», scrive la Tobagi, «rappresenta Roberto Saviano – un uomo di trent’anni, vivo, ma che da quattro vive penosamente sotto scorta, dunque assillato e accompagnato da un’ombra di morte – come se fosse già cadavere. E qui, davvero, ogni limite, non solo di pietas, ma anche di buonsenso, è andato in pezzi. Questa provocazione diventa un termometro per misurare la febbre dei tempi».

Chiedo scusa, però.
Fermi un momento.
Non entrerò nemmeno nel merito dell’argomento, né mi porrò il problema se sono oppure no d’accordo.
Mi limiterò a porre una domanda: questa.

Ma mentre veniva fotografato, Saviano era lì o era altrove?
È stato imbrogliato da qualcuno?
Qualcuno gli ha detto: scusa, Roberto, vieni qui che facciamo una foto su questo bel divano rosso e invece poi s’è ritrovato una foto su una barella da obitorio?
Saviano c’era?
Non c’era?
Era un fotomontaggio?

E se c’era, devo forse supporre – cosa che la Tobagi apparentemente non realizza essere implicita nel suo argomento – che Saviano è incapace di decidere per se stesso?

Perché – se era lì – il problema non è che ci sia qualcuno – un «cattivo»? – che non gli rende un buon servizio.
Il problema, se lui era lì a farsi quella foto, è che è lui e nessun altro colui che – per dirla con la Tobagi – ha «mandato in pezzi ogni limite non solo di pietas ma anche di buonsenso».

È lui che, eventualmente, non rende un buon servizio a se stesso. La mia opinione, da sinistra, è che non stia rendendo un buon servizio nemmeno a me. Ma questa è un’altra cosa.

Se lui era là a farsi fotografare, è lui e nessun altro che diventa un «termometro per misurare la febbre dei tempi».

E questo, per la miseria, è esattamente quel che penso io, e da un bel po’: che Saviano sia uno dei massimi protagonisti della «democrazia della paletta», quella in virtù della quale funziona il meccanismo della delega e non della rappresentanza; quella in virtù della quale la politica muore e al suo posto nasce la .

Se – come dice la Tobagi – la foto è «un termometro per misurare la febbre dei tempi», la fronte di Saviano scotta.

Piesse: su Facebook mi dicono – lo fa Giuseppe D’Emilio; e qui sotto nei commenti me lo dicono Cesare P. e  Giuseppe Sforza: grazie a tutti - che si tratta di un fotomontaggio.

In quel caso (dopo aver chiesto scusa a Benedetta Tobagi per aver scritto che pareva non rendersi conto del fatto che il suo argomento implicava che Saviano non è in grado di decidere per se stesso), la domanda che mi pongo è questa: che sia il caso, finalmente, di interrogarsi su chi sia – veramente - a dominare i meccanismi dell’«enorme popolarità» e dell’«indubbio carisma» che dovrebbero servire a «veicolare i contenuti di Gomorra e dei suoi contributi successivi»?

Che sia il caso di domandarsi, finalmente, se ha oppure no pensare che la tv e i giornali lascino uscire «i contenuti» di chi parla, se essi non sono allineati con ciò che la tv e i giornali vogliono esca?

E per essere chiari: non approvo assolutamente il fotomontaggio, e ci mancherebbe altro. Però, veramente: chi domina i meccanismi dell’enorme popolarità? A quali contenuti essi rendono servizio?

Sulla questione interviene anche Saviano in persona: il link è questo.

Tags: , , , ,

Post correlati


quattro rilievi e cinque domande

• domenica, giugno 6th, 2010

Saviano va al festival dell’economia (oggesù) e dice che

anche le regole della poesia aiutano a tirare fuori il meglio di noi,

ma anche che

conoscere ci trasforma. È oggi è importante pensare e sognare un paese diverso.

Da qui, da sotto le coperte irlandesi, con una testa che fa i mulinelli, dico quattro cose:

a) che cosa vuol dire il riferimento alla poesia?

b) Se conoscere ci trasforma, perché dopo aver saputo tutte le cose che abbiamo saputo ha rivinto le elezioni? (Riconosco che è l’obiezione più banale, ma anche la sua frase non è per niente male).

c) Più che «pensare e sognare un Paese diverso» non sarebbe meglio progettarlo? Perché la differenza fra la suggestione e l’idea a me sembra che stia proprio lì. Però, siccome in assenza di politica non si può che «pensare e sognare», ci teniamo i profeti che pensano e sognano un paese diverso mentre noi, magari, ci facciamo i nostri pòrci comodi e gli facciamo tanti tanti applausi.

d) Ma riesce – mi domandavo infine – a mettere un limitatore di giri, o un rallentatore di ego? Forse potrebbe essere utile.
Perlomeno a metterlo in condizione di dare a se stesso una risposta a una domanda fondamentale, per chi parla di Parola con la maiuscola.

La domanda – che poi son cinque – sarebbe(ro) questa/e: ma che diavolo significa quello che sto dicendo?
Da che parte conduce?
Che obiettivo persegue?
Che ha?
A chi sto parlando?

Tags: , , , , , , ,

Post correlati


saviano, scontri fra tifoserie

• martedì, giugno 1st, 2010

A margine delle polemiche nate sul libro di Alessandro Dal Lago, spiega qui perché manifestolibri ha deciso di pubblicarlo.

È vero e molto rilevante il fatto che Roberto Saviano sia minacciato, esposto, in una pesante condizione di rischio.
Questo dovrebbe spingere a proteggerlo, a cercare di assicurare rapidamente alla giustizia coloro che lo minacciano, a bandire i politici che si avvalgono dell’appoggio delle mafie. Ma non è in nessun modo un argomento che renda indiscutibili le sue «verità», inconfutabili le sue affermazioni, incontestabile la sua interpretazione del fenomeno camorra, sublime la sua .

L’articolo mi sembra interessante. Ci trovo cose che ho scritto più volte qui nel blog, e dunque un pochino mi fa sentire «a casa».
Anch’io, in effetti, ho trovato singolare la critica di a Dal Lago. Mi ha molto stupito.

E mi ha molto stupito che persone che stimo utilizzino la categoria dell’«invidia» per commentare le argomentazioni di chi critica – a torto o a ragione – l’opera (ma tu guarda che parole ampie, antiche e alte vengono da usare, quando si tratta di lui: e non sto facendo sarcasmo) di Saviano.

Tags: , , , , , , , , , ,

Post correlati


saviano, io non ho più parole

• sabato, maggio 22nd, 2010

Limitiamoci da soli.
Dimostriamo a papà-governo che sappiamo fare i bravi.
Forza.
Cerchiamo regole condivise con chi ci vuole schiacciare, con chi non riconosce la funzione democratica del giornalismo, con chi non ha rispetto delle istituzioni e delle loro funzioni.

Ma si! Autolimitiamoci, dai!
Facciamogli capire che non ce l’abbiamo con lui!
Rendiamo superflue le sue punizioni negoziando in prima persona la nostra resa e punendoci da soli, via!

Quello che mi sento di dire è che governo, magistratura e stampa, in questa vicenda, dovrebbero trovare un terreno comune di discussione, perché di questo si tratta, di riappropriarsi di un codice deontologico che renda inutile il varo di leggi che limitino la libertà di stampa, di espressione e di ricerca delle informazioni. Non è limitando la libertà di stampa e minacciando l’arresto dei giornalisti che si arriva a creare una regola condivisa.

Eppure, la capacità di leggere correttamente il contesto, e anche di comprendere chi sia colui con cui si ha a che fare dovrebbe essere un’abilità basilare per un giornalista, e penso pure per uno scrittore che ambisce alla militanza.

E invece no.
Lui, caro, vorrebbe le regole condivise.
Nuova, questa.
Non l’avevo mai mai sentita.
E ha funzionato, anche.
Tante volte.
Altroché. Come no.

D’altra parte, caro, va capito:

Se ci fosse stata questa legge non avrei potuto scrivere intere parti di Gomorra.

Da qui.

Post scriptum: due indizi fanno una prova. Tre indizi, una prova più consistente. Quattro, un provone. Cinque, una super-prova. Sei, sette, otto, nove, cento, che mai faranno?
Trasponendo questo rozzo principio alle corbellerie (nel di indizio uguale corbelleria), che conseguenze potrò mai trarne, ormai?

Tags: , , , ,

Post correlati


saviano a ph neutro

• mercoledì, marzo 3rd, 2010

Dev’essere entrato in funzione un inconscio meccanismo autoprotettivo, perché quest’intervista di Buttafuoco a Roberto Saviano, su Panorama, me l’ero persa, e risale a dicembre.

Una delle frasi più curiose è questa (che sul web ho trovato commentata con formule d’ammirazione del genere di «oh, finalmente uno che dice le cose come stanno»):

«Roberto Maroni? Sul fronte antimafia e’ uno dei migliori ministri dell’Interno di sempre».

La motivazione è che il ministro (lui?) ha fatto molti arresti nel Casertano.
Poi, un attento distinguo da finissimo analista:

«(…) non è questo un governo con la priorità antimafia, tutt’altro. Nonostante gli sforzi di Maroni».

Molto interessante anche questo passaggio:

«Per i reati di bisogna (…) creare un sistema più certo e più serio delle pene, tale da rendere non conveniente essere mafiosi».

Che fantastica idea, semplice ed economicista, questa del disincentivo a farsi mafioso.
Continue reading ‘saviano a ph neutro’

Tags: , , , , , ,

Post correlati


nuove ortodossie

• domenica, novembre 1st, 2009

strade_di_luci_e_di_ombre«Persino chi è direttamente colpito» (dalla camorra, ndr) «sembra ormai rassegnato. “Uccidono tanta gente, hanno ucciso anche mio marito. Qual è il problema?”, risponde la moglie di Bacioterracino alla domanda di un giornalista. Infastidita che qualcuno le faccia una domanda sull’esecuzione, le chieda cosa prova. Non vuole neanche partecipare all’appello per identificare il killer. “Io non chiedo niente, se lo vogliono dire, lo dicono loro. Come faccio a chiederlo?”».

«Omertà non è più soltanto tacere. Ormai è chiaro che omertà è soprattutto non voler sapere. Non sapere, non conoscere, non capire, non prendere posizione, non prendere parte. Questa è la nuova omertà».

Questo – e molte altre cose, dunque sono perfettamente consapevole del fatto che mi fermo ad alcune spigolature e non tengo in conto la complessità dell’intero suo articolo – ha scritto Roberto Saviano su Repubblica, qui (sempre by arrangement with…) sul filmato dell’.

Vorrei dire alcune cose.
Continue reading ‘nuove ortodossie’

Tags: , , , , , , , ,

Post correlati


io non sopporto l’ortodossia

• domenica, gennaio 18th, 2009

Due cose veloci.
La prima è che non si smentisce mai: di fronte alla complessità delle cose relative alla guerra fra e Palestina, piuttosto che spiegarle (o anche tacere), decide di muovere le dita sulla tastiera per dire che – attenzione – c’è anche un di sinistra.
Ah che uomo ardito.
Ah che coraggioso.
Ah che bei baffi sexy.

Continue reading ‘io non sopporto l’ortodossia’

Tags: , , , , , , , , , , , , , ,

Post correlati