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l’inutilità del giornalismo

• martedì, marzo 30th, 2010

Molto a caldo.

Io penso che il risultato elettorale abbia certificato l’inutilità del .

Mi spiego meglio.
Chiunque affronti la lettura di un articolo o l’ascolto di un servizio radiofonico o televisivo non chiede che di leggere o sentire ciò che pensa già.

Non interessano prove a confutazione, o argomenti a sostegno di interpretazioni diverse.

Se, per ipotesi, uno avesse le prove che un tale qualunque è violentatore di bambini, stupratore di donne, frequentatore di trans (ricattato), ladro, ricettatore, spacciatore di droga, rapinatore, estorsore e assassino, le reazioni si dividerebbero sostanzialmente in tre gruppi.

Un po’ di gente direbbe che non è , e loro lo sanno.
Un altro po’ di gente direbbe che è , e in molti casi senza nemmeno la necessità di venire persuasi dalle prove giornalisticamente raccolte.
Un altro po’ di gente direbbe chissenefrega, i giornali dicon sempre quel che vogliono.

La generale moltiplicazione dei fattori di che, sovrapponendosi, tolgono senso a qualunque parola sia pronunciata al di fuori del frastuono della ninna nanna ideologico-suggestiva impedisce a chiunque faccia il mio lavoro di trovare in esso un senso, un perché.

Delle stranezze – dirò così – del G8 Maddalena/L’Aquila abbiamo saputo, e con particolari.
Abbiamo saputo delle telefonate con le quali, senza alcun rispetto alle regole, il padrone ha ottenuto il blocco delle trasmissioni in tv.
Abbiamo visto che i processi contro Berlusconi sono stati fermati.
Sappiamo delle donnine alle feste.

E la nostra reazione è che le donnine possiamo finalmente comperarcele anche noi senza che nessuno ci dica che siamo puttanieri.
Che rubare è giusto, perché c’è chi si lascia infinocchiare.
Che il potere legittima le nostre scoregge, finalmente; quelle di cui ci siamo tanto vergognati per anni; e dunque possiamo scoreggiare, perché le nostre puzze sono belle e nessuno può proibirci la flatulenza.

Sicché.
Cercare le notizie non serve.
Parlare nemmeno.

Non so cosa succederà ai giornalisti.
Ma è chiaro che essi sono inutili.
L’introduzione dell’arbitrato come metodo di risoluzione – secondo equità e non secondo legge – delle controversie fra dipendente e datore di lavoro è il più recente tassello della demolizione del senso del lavoro dipendente.

Per come sono adesso i rapporti di forza fra lavoratori e padronato, mi aspetto che presto cambino molte cose.
Mi aspetto che chi vuol fare il giornalista venga licenziato, per esempio.
Magari non subito.
Diamo loro qualche annetto.

Quando non avranno più bisogno della foglia di fico del pluralismo – e queste han dimostrato che non ce n’è più bisogno, credo – la priorità diventerà liberarsi di quelli che non è che hanno in mente il Watergate, per carità, ma vorrebbero almeno una spiegazione decente delle delibere di giunta; o il non occultamento di notiziole anche minime.

Corrispettivamente, i han vinto.
Ovvio.
Di c’è bisogno.
E i abitano dappertutto, in giornali piccoli, medi e grandi.
A ridurci così sono stati loro.
E in genere hanno belle case.

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calamosca

• sabato, febbraio 6th, 2010

Il del lo sento anche da dentro la stanza: più forte della ventilazione, che ora spegnerò.
che battono, acqua che ritorna, richiamata indietro.
E il , un po’ a destra, in alto.
La luce gira da destra a sinistra sulla superficie dell’acqua, e poi sparisce, e poi ritorna.
Una volta, due, tre.
Ssttt.
È la mia prima notte in Sardegna.

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il rumore della neve

• lunedì, dicembre 21st, 2009

L1100817_bn_smallSono appena rientrata.
Ho camminato per un bel po’ sotto l’ombrello.

Nevicava molto forte, fiocchi grossi.
Bioccoli, più che fiocchi.
Fitti e stanchi.

Sulla superficie dell’ombrello, tesa dai suoi tiranti, i fiocchi facevano un bellissimo.

Non ha a che vedere col della pioggia.
Non c’entra con la velocità e la violenza delle gocce, neanche di quelle più lente.
La neve ha una sua .
Ogni fiocco ha bisogno di tempo per posarsi.
Non gli basta un istante, come all’acqua.
Un fiocco si posa con più parti di sé, e l’approdo non lo distrugge. Lo deforma.

Quand’ero piccola ho avuto due . Li adoravo.
La neve è come i cuscinetti morbidi e rosa delle loro zampine quando gli artigli sono ritirati.

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del vero, del falso e del niente

• giovedì, ottobre 1st, 2009

ombre_farmaceutiche«Non basta dunque il racconto di un fatto in sé per comprenderlo. Il fatto in sé diventa trasparente soltanto se si rendono accessibili e trasparenti i nessi, le relazioni, i conflitti che vi sono contenuti. Privato della sua trama, delle sue relazioni con il passato e con il futuro, il fatto deteriora a immagine, a spettacolo e dunque è perché il fatto è lì sotto i nostri occhi; al contempo, è perché è stato manipolato».

«Se – tra soppressioni, omissioni, menzogne – si abituano le persone a questa confusione inducendole a credere che nulla sia in se stesso e che ogni cosa può diventare vera o falsa per decisione dell’autorità e con l’obbedienza dei tiggì, si nientifica la realtà; si distrugge l’; si sterilizza la coscienza delle cose; va a ramengo ogni spirito critico».

Le citazioni vengono da qui.
A me sembra che siano purtroppo in consonanza con questa cosa che ho scritto io: «È come se in tutto questo fosse scomparsa la possibilità di dire la verità. Io so che “verità” è un concetto filosoficamente molto complicato. Però se una legge è stata o no abrogata è certamente un fatto che può essere definito e descritto secondo le categorie semplificate di /.
Ma questo, ora, è diventato impossibile».

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