io, j.lo. e i ricchi e poveri
• venerdì, gennaio 1st, 2010A New York avevano Jennifer Lopez. A Verona c’erano i Ricchi e Poveri.
La dimensione italiana del provincialismo è un cappio che a poco a poco, giorno dopo giorno, si stringe sempre di più intorno al mio collo.
Ma non è che mi interessa la metropoli in se stessa, o il cosmopolitismo. Forse non sarei nemmeno in grado di reggere la complessità, la zerificazione di me in un contesto così eterogeneo.
Magari troverei un mio spazio, invece; non so dirlo; e non so neanche se il problema sia lì.
Il fatto è che noi e i nostri vestiti firmati, noi e l’asfissia dei nostri ragionamenti, noi e la mancanza d’ossigeno – vera e metaforica – delle nostre città, noi e l’incapacità di riconoscere identità al diverso se non per sottrazione, noi e l’incresciosa supponenza dei nostri pusillanimi leaderini culturali, noi e la ridicola aspirazione al «successo» dei nostri sedicenti intellettuali asseritamente non omologati, noi e i nostri eroi dappoco, noi e l’inettitudine ad elaborare e ad esprimere pensiero collettivo, noi e i nostri miseri orizzonti…
Il fatto è che noi fatti così, insomma, stiamo vivendo un’orribile transizione in cui non sappiamo più se abbia un senso la nostra vecchia idea di famiglia patriarcale o matriarcale (qui la differenza non fa differenza), se abbia un senso farsi carico dei nostri vecchi, della progressiva minuscolizzazione e monotematizzazione del loro mondo, del loro e nostro disorientamento generazionale.
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