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se sei stanco, vai a riposare

• lunedì, agosto 2nd, 2010

Da qui. Parla Bossi.

«A settembre faranno la mozione di sfiducia a Berlusconi. Peggio per loro se passa, la Padania si opporrà. Reagiremmo con determinazione: perché qui la gente che è stanca è molta di più».

Ma stanca di che?
Vittime di chi, se non della propria tracotante protervia, della propria costante incapacità di cercare ricetto, della loro perenne compulsione a essere in guerra?

Prima creano la giungla e affamano la bestia che c’è in loro.
Poi ci vengono a dire che – cari – sono stanchi.
Che si rilassino, allora.
Che pensino al cielo azzurro, ai prati, alle nuvole bianche, alla gioia di un amore, a un abbraccio disinteressato.
Che si godano i loro inquinati di smog, di cemento, di cartamoneta.
Le loro città ridotte a gabbie.

Minacciano, loro.
Che schifo.

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cialtroni a chi, signor commercialista?

• venerdì, luglio 2nd, 2010

«Non si può continuare con questa gente», dice.
Ma chi diavolo crede di essere, questo commercialista?
La volgarità, il fascismo spirituale di queste parole mi danno i brividi.
L’arroganza mi ustiona.
Cialtroni a chi, signor ministro?
Chi è la «persona spregevole, imbrogliona e grossolana»?
Chi, eh?

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razzisti, vergognatevi (e il pd: «lega incoerente»)

• martedì, giugno 22nd, 2010

Noi non siamo razzisti.
Anzi.
Noi «genti venete» siamo ospitali; madonna quanto siamo ospitali.
Noi «genti venete» siamo ospitalissimissime.
Ma non siamo coglioni, spiega il capogruppo.
Lui non «sostiene». Lui «spiega».
Fa il maestro, lui.
Lui docet.
Loro, invece, sono delinquenti.
E che sia finita qua.
Altro che «accoglienza».
Il diritto alla vita bisogna meritarselo.

REGIONI: LEGA NORD, ABROGARE LEGGE VENETA PER

(ANSA) – , 22 GIU – Il gruppo della Lega Nord in Consiglio regionale ha presentato un progetto di legge composto di un unico articolo che chiede l’abrogazione della legge veneta che dispone interventi «a tutela della cultura dei Rom e dei Sinti».

La norma che i consiglieri leghisti intendono abrogare risale al 1989 e prevede l’allargamento anche ai di etnia Sinti degli interventi di tutela previsti da una legge del 1984 che si occupava solo dei Rom.
La legge in vigore prevede finanziamenti agli enti locali (Comuni anche consorziati e Comunità Montane)
da destinare, soprattutto, all’allestimento di campi sosta attrezzati per i , all’inserimento scolastico dei loro bambini e l’inserimento lavorativo degli adulti.

«In nome di una malintesa ’cultura dell’accoglienzà – spiega il primo firmatario, il capogruppo Federico Caner – per anni sono stati erogati ingenti finanziamenti a questi gruppi Rom e Sinti producendo danni enormi, dal punto di vista sociale, alla comunità nazionale e alle genti venete in particolare».

«La gente veneta è ospitale – aggiunge – ma questa sua predisposizione non va confusa con incapacità di autotutelarsi dalla presenza di insediamenti di genti e popoli che per le loro peculiarità e i loro costumi, in verità assai discutibili, rappresentano una costante fonte di disagio e di turbamento sociale anche in considerazione delle numerosissime violazioni della legge penale e dei problemi di ordine pubblico che seguono costantemente la presenza di questi insediamenti nel territorio».

Ma la cosa più incredibile, letteralmente incredibile, è che il regionale, invece di dire a chiare lettere che questa presa di posizione leghista è francamente razzista e nient’altro dice che Tosi e Maroni hanno stanziato dei soldi per due campi .
Dunque, ne deduce il , la Lega è un’armata Brancaleone.

Il che significa che sul punto specifico, sul merito, il non ha niente da dire.

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de-regulation (senza vaselina)

• venerdì, giugno 18th, 2010

Sono veramente felice che finalmente il governatore della Banca d’Italia Mario abbia apposto il sigillo della sua aurea credibilità per affermare una verità incontrovertibile.
Questa.
Che «troppe regole e un carico fiscale elevato» sono «un ostacolo per le imprese e quindi per la crescita economica».

Una o due regole ancora si possono accettare.
Poca roba, però.
Tipo, non so, faccio per dire: vietato uccidere i propri dipendenti con pistole o armi diverse dalla mancanza di sicurezza sul lavoro.
Tre son già troppe, come regole.
Tre è un buon numero in termini generali, per motivi di cabala. Ma per le regole no.

Tra l’altro, sono anche molto felice che l’ex sindacalista Marchionne (quello che sembra disegnato da Altan ma purtroppo è uscito non da una matita ma dallo stesso posto da cui siamo usciti tutti noi) pensi che lunedì i lavoratori di Pomigliano d’Arco abbiano scioperato per vedere la partita dell’Italia.
Finalmente uno che ha il coraggio di dire la verità: che gli operai son teste di cazzo imbecilli lavativi di merda che stanno a casa per la partita e anche – diciamoci la verità – anche un po’ per grattarsi le palle in santa pace.
Mica come lui, che per guadagnarsi quel tir di cachemirini bleu sedici fili suda dalla mattina alla sera dalla mattina alla sera giorno dopo giorno dopo giorno.

Mi fa tanto felice anche il fatto che sia stato nominato ministro un tipo che, a nome , il 26 doveva presentarsi all’udienza di un processo nel quale è imputato di appropriazione indebita in relazione a una somma di denaro incassata dall’ex amministratore delegato della Banca popolare italiana Gianpiero Fiorani e adesso potrà invece invocare il «legittimo impedimento».

Grandissima festosa serenità mi induce anche la notizia che l’ex capo della (ora responsabile dei servizi di informazione e sicurezza), condannato in secondo grado a 16 mesi per avere istigato alla falsa testimonianza l’ex questore di Genova Francesco Colucci nel processo per l’irruzione alla Diaz del G8 nel 2001, deve secondo il governo rimanere al suo posto.
Altro che dimissioni: Gianni De Gennaro deve stare lì e fare quel che ha sempre fatto.
Piena e completa fiducia.
E se poi spinge qualcuno a dire balle, eccheccazzo sarà mai.

Sono pure felice che quest’uomo delizioso che si chiama Pierino Gelmini e fa il prete sia difeso da care persone come Gasparri e , che gli rinnovano i sensi della loro stima in occasione del rinvio a giudizio in virtù del quale è imputato di aver molestato sessualmente 12 giovani quando erano ospiti della sua Comunità Incontro di Amelia.
Ne uscirà, dicono i due statisti.
Ne sono sicura.
Assolutamente.
Non ho neanche un dubbio.

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il re è nudo

• mercoledì, giugno 2nd, 2010

Io lo vedo che il re è nudo, e vedo pure che non è nemmeno un re, ma un bastardo incapace.
Lo so e lo vedo; ma non posso dirlo.
Posso dirlo solo qui, e alla condizione che la sua/loro identità non sia minimanente individuabile.
Quanto tempo passerà prima che io scoppi?
Me lo domando da tanto.
Non ce la faccio più, non ne posso più.
Faccio sempre più fatica a tenere la testa un po’ più alta del mare di merda in cui nuoto.

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la legittimazione omeopatica della dittatura

• giovedì, maggio 27th, 2010

Mentre già pregusto uno stacco dublinese (per il Dublin Writers Festival, per l’ennesimo corsettino per sciacquare i panni nel Liffey, e per una due giorni con Catherine Dunne), mi va di sottolineare una cosetta italiana.
Questa:

Non è che mi stupisca, in sé, la citazione di Mussolini. L’uomo mi par capace di far di peggio.
Quel che mi sembra un segnale esiziale di novità è l’imprevedibile accostamento dell’aggettivo «grande» al sostantivo «dittatore»; l’ennesimo scivolamento del senso delle nostre parole.

Nel generale slittamento dei significati, prima di questo bipede eversore nessuno aveva ancora mai osato implicare con noncuranza che un’identità così fortemente contrassegnata da un’aura negativa come quella del dittatore potesse essere ribaltata da un aggettivo così inequivocamente positivo come «grande».

Qui non c’è una rivalutazione storico-critica del periodo fascista in senso revisionista: qui c’è, semplicemente, la stessa pigra protervia con la quale costui sostenne in tv che la sinistra – incredibile, eh? – pretende di utilizzare la tassazione per redistribuire il reddito (come se la tassazione potesse avere un altro senso qualunque) e dare uguali opportunità al figlio dell’imprenditore e al figlio dell’operaio.

Nemmeno allora se ne accorse nessuno.
All’epoca fece scalpore l’annuncio del taglio dell’Ici, ma quel che in realtà accadde quella sera in tv fu che il primo discorso radicalmente antiegualitarista affondò nel rumore desensibilizzante delle vacuità insignificanti e costruì la base perché chiunque potesse con orgoglio finalmente dichiararsi classista e antiegualitario per il solo fatto che qualcuno dalla tv l’aveva autorizzato.

Ora è accaduta la stessa cosa.
L’attenzione generale è assorbita dal riferimento a Mussolini, e mi sembra che sfugga l’enormità del tragico crollo dell’ennesimo significato storicamente attestato e socialmente condiviso.
È toccato alla Resistenza, al 25 aprile, alla bandiera, alla Costituzione, al Parlamento…
Adesso tocca alla «liberalizzazione» linguistica della categoria politica della tirannide.

Fino ad oggi, mi pare che in certi ambiti si sia al massimo discusso se Mussolini fosse oppure no un «grande statista».
Mi è chiaro che già la denominazione di «statista» promuove un’indiretta rivalutazione della figura storica attraverso la categoria della neutralità (statista è, a rigore, colui che si occupa dello Stato; né buono né cattivo, benché generalmente considerato di grande capacità prospettica); ma è come se quella rivalutazione fosse stata tentata «nonostante» il suo essere un dittatore.

Ora è diverso.
Lui era un «grande dittatore».
(Come dire che Berlusconi è un altissimo nano, ma non c’è comunque niente da ridere).

Quel che è successo oggi è la legittimazione omeopatica del concetto di .
Inserire un cameo retorico di questo genere in un discorso di per sé destabilizzante ottiene perfettamente l’obiettivo della desensibilizzazione della nostra percettività.
Ci mettiamo a parlare del fatto che i gerarchi son più potenti di lui; critichiamo il concetto che ci pare principale e dimentichiamo che egli non si è solamente lamentato per l’asserita esiguità dei suoi poteri che tanto colpisce – pare – il , ma ha anche indicato la via d’uscita da questo problema: una «grande ».

Non mi sembra rilevante l’argomento che il senso letterale delle parole sembra diverso (e cioè un possibile «anche Mussolini grande dittatore si lamentava di avere poco potere, dunque nemmeno la grande conferisce grande potere»); perché, anzi, anche procedendo sulla linea dell’interpretazione rasoterra quel che otteniamo è che a lui, a Silvio Berlusconi, occorre perfino qualcosa di più grande di una grande .

Ci siamo spostati in avanti, insomma, perché ciò di cui si discute è già la gradazione della (grande, più grande, grandissima, eccelsa), e non più la in sé.

Noi sembriamo essere fieri di noi stessi perché non ci siamo fatti infinocchiare e abbiamo afferrato il vero senso delle affermazioni di quell’uomo, e invece abbiamo colto solo ciò che egli ha voluto venderci nascosto nello stesso pacchetto, anestetizzando la nostra reattività.

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roccella, vergognati. vergognati molto

• venerdì, maggio 21st, 2010

Leggete un po’ qui.
Fino in fondo, però.
Fino alle parole della sottosegretaria Roccella.

La notizia è che hanno chiuso una clinica a , e arriva, informa il Corriere, da qua.
Ci andavano – dice il Corriere – molte coppie italiane per l’ovodonazione.
Bene: la clinica è stata chiusa perché sembra che non ci sia la certezza dell’origine genetica degli congelati.
Cioè non si sa di chi sono gli .

E la Roccella osa dire che «il problema è delle coppie “che quando vanno all’ devono sapere che possono andare incontro a incidenti del genere”».
Cioè. Una sottosegretaria usa l’argomento di «mal che si vuole non duole».

Tenetemi ferma.
Potrei sputare in faccia a qualcuno, sganciare pugni, tirare calci, bestemmiare.
In Italia non si può dar corso a fecondazioni eterologhe perché l’han deciso loro, i cattolici (ma lo saranno davvero?) che tengono in ostaggio le nostre istituzioni, e questa qui ci viene a dire che le coppie dovrebbero sapere che andando all’, ecchessarammai, c’è questo rischio?

Ma cara Roccella: è troppa fatica per la tua testolina riccia e per il tuo piccolo cuore rattrappito, pensare che se all’ si arricchiscono alle spalle delle coppie italiane scegliendo magari scorciatoie deontologicamente scandalose, è colpa vostra, che avete costretto all’esilio le coppie italiane, cacciandole dal loro Paese?

E guardando le cose da un’altra parte: se pensavate davvero che all’ fossero tutti peracottari e che i nostri medici italiani fossero bravissimi meravigliosi fantastici correttissimi e professionalissimi, perché avete costretto i medici italiani a non esercitare la loro assoluta maestria? Perché avete costretto le coppie a ricorrere a stranieri peracottari?

Ma se solo questa inqualificabile donna capisse ciò che dice.
Se solo riflettesse prima di parlare.

Anzi, mi devo correggere.
Se solo tacesse, per dio.
Se la smettesse di parlare, di dire, di intervenire.
Se tacesse.

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garantisti un corno

• giovedì, maggio 20th, 2010

Da qui; da un gran pezzo di Luigi Ferrarella:

(…) ecco un Parlamento messo alla frusta di notte per approvare norme sulla stampa che non soltanto avrebbero fatto conoscere le intercettazioni 2005 della scalata Unipol-Bnl appena un anno fa, a fine udienza preliminare; ma ad esempio avrebbero reso molto più difficile, nel caso dell’asilo di Rignano Flaminio, la sterzata delle cronache rispetto all’errata prospettazione delle accuse, all’inizio costate l’arresto al poi scagionato benzinaio cingalese.

A guardarci dentro, le cose sono sempre piuttosto diverse dal modo in cui le prospetta la più ripugnante delle azioni di propaganda.

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i diritti di uno straniero senza mutande

• giovedì, maggio 20th, 2010

Ieri sera mio cugino è andato di corsa a prendere il pane al supermercato, verso l’ora di chiusura.
Il sorvegliante del supermercato (un ragazzo nero) ha fatto spogliare nudo davanti a tutti, facendogli togliere anche le mutande, un signore straniero che sospettava – ma alla luce degli sviluppi successivi, i sospetti sono sembrati infondati – avesse rubato qualcosa.

L’uomo che è stato fatto spogliare era probabilmente ubriaco, o poco presente a se stesso.
In due – solamente in due, fra tutti quelli che affollavano il supermercato – hanno tentato di bloccare il sorvegliante, consentendo al cliente – perquisito senza mandato, naturalmente – di ricollocare al loro posto le mutande che erano già scese fino alle cosce.

Se domandiamo alle persone che abitano nella mia città chi, in questa vicenda, abbia torto e chi ragione, temo che il kapò (non uso il termine a caso) vincerebbe la sfida anche se nero (non sono io, eh, che dico «anche se nero»).
Sarà anche nero – direbbero i miei concittadini – ma s’è integrato.
Prova più evidente della sua integrazione in questa comunità, in effetti, non poteva fornirla.

Se i lavoratori dell’ospedale si lamentano perché non possono posteggiare all’ospedale e la direzione dice loro che, eventualmente, potranno avere delle bici gratuite (delle bici!!!) per fare il chilometro fra il parcheggio e la sede di lavoro, i miei concittadini scrivono, nei commenti ai siti, che questa gente vuole solo – sì: – perché quelli normali non hanno mica il posteggio, al posto di lavoro.

La logica livida e miserabile è sempre quella del «se sto male io devi stare male anche tu».
Nessuno che dica, che so, «se stanno meglio loro, allora voglio stare meglio anch’io».
No.
Siamo feroci, bestie feroci, pronte a sbranare quell’eccedente porzioncina di carne marcia che ci sembra sia toccata alla ciotola di qualcun altro e non nella nostra.
Abbiamo la mania di persecuzione, siamo ossessionati dal «perché io no e tu sì».
Vorremmo che tutti stessero male, che i diritti che sono stati tolti a noi venissero tolti a tutti, e quelli che ancora ce li hanno o anche solo hanno la dignità di rivendicarli osiamo chiamarli privilegiati.

È la Lega, signori.
È la Lega che fa la povera vittima per il fatto che il Coni ha deciso di candidare Roma e non .
È la Lega che prima fa la vittima, poi minaccia e poi attacca.
E non per fare avere a qualcuno dei diritti.
Questo mai.
Per toglierne ad altri, casomai. Con l’argomento che quelli non son diritti, appunto, ma .

E poi quell’altro figuro ha il coraggio di parlare di «invidia sociale».
Come se non l’avesse voluta lui.
Come se non l’avessero voluta i suoi amici della Lega a cui non par vero che – dopo decenni e decenni di subalternità culturale – adesso anche la loro flatulenza sia ascoltata, presa in considerazione, seguìta.
Che la loro scoreggia faccia tendenza.

Voglio scendere.

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lui sì che ci ha salvato

• domenica, maggio 16th, 2010

È molto più facile vedere la propaganda che c’è qua dentro, in video, che non in pezzetti non firmati sui giornali…

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per favore, me ne togli un po’?

• martedì, maggio 4th, 2010

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