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quella sporca decina

• mercoledì, agosto 25th, 2010

Occhio alla quantificazione dei «» (e alla nazionalità dei denunciati).

POLIZIA MUNICIPALE. NUOVO INTERVENTO AL (…): DUE DENUNCIATI

25/08/2010
Gli agenti della Polizia municipale hanno effettuato questa mattina un nuovo intervento contro le occupazioni abusive nell’area del (…).

Scoperti all’interno due cittadini rumeni di 50 e 47 anni, denunciati all’Autorità Giudiziaria per invasione ed occupazione abusiva.
Individuati anche una decina di , alcuni apparentemente utilizzati di recente.

Gli interventi di prevenzione e controllo proseguiranno nei prossimi giorni, anche per verificare che le disposizioni contenute nell’ordinanza del Sindaco vengano rispettate dalla proprietà.

Come scrivevo qui, il numero magico di dieci ha un suo perché: in assenza di quella «decina di », la denuncia può essere presentata esclusivamente dal proprietario dell’area.

In questo modo, invece, si può rientrare nella procedibilità d’ufficio. Per dimostrarlo, ecco l’articolo 633 del codice penale:

Invasione di terreni o edifici
Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da lire duecentomila a due milioni.
Le pene si applicano congiuntamente, e si procede d’ufficio, se il fatto è commesso da più di cinque persone, di cui una almeno palesemente armata, ovvero da più di dieci persone, anche senza armi.

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saviano, la delegittimazione e i mediocri risentiti

• venerdì, agosto 6th, 2010

Da Repubblica.it.
Saviano incontra Bono, che ha chiesto di vederlo:

Piuttosto chiedo a Bono della delegittimazione. Il suo impegno spesso viene deriso e attaccato, la rockstar milionaria che interviene a favore dei poveri, come una sorta di postura.
Anche lui non è immune dalla macchina della delegittimazione, che i poteri usano sempre utilizzando l’esercito del risentimento, legioni di mediocri pronti ad eseguire l’ordine della maldicenza.

Al di là di come la si pensi su Bono e su Saviano.
È così difficile pensare che esiste una cosa che si chiama critica, disaccordo?
Perché chiunque sia critico dev’essere necessariamente un mediocre soldatino dell’esercito del risentimento?
Non è una forzatura della realtà?
Non è delegittimazione, questa?

Scrive Saviano:

Cerco di spiegare perché tutto è così ideologico, perché in Italia spesso sembra esserci una battaglia tra contrade, dove bisogna pensarla in serie, e quasi mai c’è un confronto sui fatti. La cappa delle ideologie anestetizza ogni dialogo come se compromettesse il futuro.

E io mi dico: ma se una persona, per esempio, critica Saviano e – finora dai suoi corifei, e ora anche da Saviano in persona – viene istantaneamente annessa all’immondo coro dei mediocri risentiti, non è che forse fra coloro che «la pensano in serie» e non ammettono confronto sui fatti c’è anche Saviano?

Ripeto: massimo rispetto per lui e la sua storia.
Massimo orrore per le minacce che riceve.
Massimo dispiacere per la sua vita blindata.
Semplicemente, alcune idee ce le ho diverse.

Evidentemente sono una mediocre risentita.

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due domande generiche su cosentino

• giovedì, luglio 15th, 2010

Cosentino non è più sottosegretario.
Okay.
Ma è ancora il reggente in Campania di quell’organismo definito pdl.

Domanda numero uno:
farlo rimanere in auge nel partito è o non è una copertura politica?

Domanda numero due:
può essere che l’aver mantenuto copertura politica gli consenta di avere lo stesso – locale e istituzionale – che aveva prima, anche se come figura istituzionale l’ex sottosegretario è apparentemente scomparso dai radar?

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cialtroni a chi, signor commercialista?

• venerdì, luglio 2nd, 2010

«Non si può continuare con questa gente», dice.
Ma chi diavolo crede di essere, questo commercialista?
La volgarità, il spirituale di queste parole mi danno i brividi.
L’ mi ustiona.
Cialtroni a chi, signor ministro?
Chi è la «persona spregevole, imbrogliona e grossolana»?
Chi, eh?

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giornalismo da paura

• sabato, maggio 15th, 2010

Dal Corriere, qui:

Allo studio la possibilità di accelerare il processo di trasformazione dei Monopoli in agenzia fiscale, proprio nell’ottica di renderne più efficace l’attività di controllo sul fronte tributario. Uno sviluppo per l’attività dei Monopoli, quello disegnato dal pacchetto antievasione, che renderà necessario un incremento del personale, oggi fermo a 1.300 dipendenti: bisognerà arrivare almeno a 2.500, secondo il piano aziendale del’Amministrazione.

Il «proprio nell’ottica di renderne più efficace l’attività di controllo» indica con allarmante chiarezza l’incapacità di distanza critica del giornalista da ciò che gli viene detto dalla fonte (agenzia o governo, non importa).
Sotto le spoglie delle neutralità tecnicista, il pezzo gronda acquiescenza ai voleri del sire; fa niente che il sire non sia uno ma un intero esecutivo.

È un giornalismo zerbinizzato, dimentico delle proprie responsabilità professionali, del proprio compito di tenersi distante. «La spesa pensionistica è sotto controllo», viene scritto.
Può essere. Può essere benissimo. Ma se è così, perché non mi viene riportata la fonte di questa considerazione?
Chi lo dice che la spesa pensionistica è sotto controllo?
Il governo?
Le agenzie internazionali?
Il giornalista?
L’Ansa?
Io lettore ho il diritto di saperlo, perché su ciascuna di queste possibili fonti posso avere maturato un giudizio critico che mi consente di misurare l’attendibilità di quel che leggo».

Chi parla di pluralismo, chi dice che la libertà di stampa non è affatto sotto attacco, e pure chi – come la bella addormentata nel bosco – si sveglia solamente quando il principe (cattivo) di un nuovo provvedimento del governo gli fa perdere la serenità del sonno sottovaluta quanto chiaro, lampante, drammatico e indecente sia l’asservimento del giornalismo al .
Dal giornalismo piccolo al giornalismo grande.
C’è, è chiaro, chi si salva.
Ci sono i signorini grandi firme, e anche i piccoli oscuri colleghi che battagliano a suon di gastriti, coliche, travasi di bile, depressioni clinicamente diagnosticate, ipertensione, crisi d’ansia.

Ma è da questi pezzi apparentemente non importanti che si capisce che cosa sia, oggi, la stampa in Italia; quale sia il livello di penetrazione del nei meccanismi che governano l’informazione.

Dite qualcosa, voi che fate sindacato.
Agite, voi che siete l’ordine.
Alzate la testa, colleghi

E pensateci, voi che organizzate festival del giornalismo.
Pensateci, voi che crocefiggete di Libero e Giornale e non volete guardare quello che stanno facendo – uguale preciso, ma enormemente più dannoso perché protetto dalle insegne di una pretesa neutralità, di un’aurea credibilità – altre gloriose testate.
Pensateci, voi intelligentoni per i quali il problema è sempre e solo il conflitto d’interessi, e non anche la capacità di penetrazione di poteri piccoli e grandi nelle redazioni; la loro capacità di scrivere – addirittura scrivere, sì – quel che esce sui nostri giornali.

Pensateci, voi direttori che, certo, prendete lo stipendio dalla proprietà ma siete ancora – dannazione – iscritti all’ordine.

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dieci giacigli «fatali»

• mercoledì, aprile 21st, 2010

Leggiamo (maiuscole originali):
«La Polizia municipale ha allontanato questa mattina cinque stranieri che si erano stabiliti all’interno del complesso XYZ. I cinque, cittadini rumeni tra i 45 e i 50 anni regolarmente presenti nel nostro Paese, sono stati accompagnati al Comando per le procedure di identificazione e sono stati poi denunciati all’Autorità Giudiziaria per i reati di invasione e danneggiamento. Durante il controllo, gli agenti hanno scoperto anche un’altra decina di ».

Il posto dove i «cinque stranieri» cittadini Ue regolarmente in Italia sono stati trovati è un vecchio stabilimento abbandonato, in disuso, e perfino pericolante.
Difficile pensare che qualcuno possa danneggiarlo ulteriormente.
Difficile anche pensare che dormirci dentro sia un’invasione. Eppure…

Articolo 633 del codice penale
Invasione di terreni o edifici
Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da lire duecentomila a due milioni.
Le pene si applicano congiuntamente, e si procede d’ufficio, se il fatto è commesso da più di cinque persone, di cui una almeno palesemente armata, ovvero da più di dieci persone, anche senza armi.

Se cinque cittadini comunitari «regolari» si fossero messi a dormire in una struttura abbandonata, nessuno a parte il proprietario dell’area avrebbe potuto denunciarli per il reato di invasione di edifici.

Se, invece, le persone coinvolte nella vicenda erano più di dieci, si poteva procedere con una denuncia d’ufficio.
Il senso della frase «gli agenti hanno scoperto anche un’altra decina di » non ha, adesso, un sapore diverso?

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al signorino vestito di bianco

• giovedì, aprile 1st, 2010

Mio caro signorino vestito di bianco,
lasci che le dica una cosa.
Il fatto che lei possa un giorno ottenere, grazie al di gente che conosciamo entrambi ma lei certamente meglio di me, che questo Paese faccia tornare l’ nella clandestinità non significa affatto che lei avesse il diritto di ottenerlo, né che le donne – al contrario – non abbiano il diritto (sì: il di-rit-to, trattandosi del loro corpo e della loro vita, e non della sua, signorino vestito di bianco) di abortire.

D’altra parte, essendo l’ un’opzione praticabile da sempre, non si vede chi possa avere il diritto di scegliere se farlo oppure no se non la donna.
Chi argomenta contro l’esistenza di un «diritto» argomenta assai male; giacché sostiene che la donna non ha il diritto di abortire ma altri hanno il diritto di impedirglielo.

Come stupirsene, in realtà, se lei pensa che un embrione – che nessuno sa se diventerà una persona – abbia più diritti di una donna.
Sa cosa le dico, signorino vestito di bianco?
Che mi piacerebbe che fosse incinto lei.
La vedrei benissimo con un bel pancione.
Ma lei la vita, signorino, non la può dare.
La possono dare solo le donne, caro signorino.

Sappia, lei, che non ci sarà mai nessuna legge che potrà impedire a una donna determinata di abortire.
Le donne sanno decidere, anche se lei non vorrebbe.
Che peccatone, eh?
Su una cosa lei ce l’avrà vinta: che se l’ torna clandestino un po’ di donne moriranno.
Ma a lei non dispiace, vero?
In fondo se non ci fossero le donne l’inferno sarebbe un posto tristissimo.
Non ci sono nemmeno abbastanza sordomuti per tutti voi!

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deliri d’impotenza

• mercoledì, marzo 31st, 2010

Sostenere che il mio è un lavoro inutile – così come ho fatto nel post precedente – potrebbe indurre a credere che l’unica strada praticabile sia la rassegnazione.
Io non lo credo affatto.
Sono certa che il risultato elettorale certifichi l’esistenza di un campo, vasto quanto si vuole, nel quale altro non posso fare che prendere atto della mia sostanziale impotenza; ma sono altrettanto certa che il mio compito di donna, cittadina, madre, moglie E giornalista sia individuare l’ambito nel quale mi è consentito l’esercizio di un .
Non parlo del politico; parlo di «» come concetto contrario a quello di «impotenza».
Intendo dire che il mio compito è capire dove io ho il di cambiare le cose.
Non importa quanto piccolo quell’ambito possa essere: esso va focalizzato (per la sua individuazione sono a buon punto; posso contare su un lungo lavoro fatto su di me e sulla mia realtà) e plasmato.

Continuare a ritenerci sconfitti e impotenti è una negazione della realtà: e non perché abbiamo vinto, ma perché ci impedisce di percepire il «possibile» che ci si apre davanti.
Se l’alternativa è sempre e soltanto fra sì e no, dimentichiamo i «forse», che son proprio quelle cose – i «forse», dico – su cui si edifica un progetto.
Se l’alternativa è fra l’impotenza e l’onnipotenza, dimentichiamo la potenza, nel duplice senso di «ciò che può essere» e di «caratteristica di ciò che può o di chi può modificare la realtà».

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il piacere della parola che vola libera, potente e feconda

• sabato, marzo 20th, 2010

Grazie a James O’Neill (god bless you, man), ho scoperto i di Stephen Fry, che ho gratuitamente scaricato da iTunes.

Quello sul linguaggio – mezz’oretta di ascolto a tratti un po’ ostico – è estremamente interessante per il gran numero di pieghe interiori che – tra mente, pancia e cuore – distende, sollecita e stiracchia.
Lo si trova qui.
Ne riporto un passaggio secondo me cruciale.

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parole per riccardo

• venerdì, febbraio 26th, 2010

È quasi un mese che, a 54 anni, è morto Riccardo, responsabile di lungo corso dell’ufficio dei correttori di bozze dell’Arena, uomo di grazia e di cultura, di origine toscana.

È arrivato il momento di pubblicare le parole che il 1° febbraio, nella chiesa di san Nicolò a Verona affollata di giornalisti (non è un particolare secondario), Marco Campedelli (che l’ ha scritto insieme al collega ), ha detto di lui, della sua vita e della sua morte, nel giorno in cui Riccardo venne sepolto.

Siamo qui credenti e non credenti ma tutti pensanti, tutti con le nostre domande di senso… Tutti cercatori della bellezza, pellegrini dentro il mondo in cerca di parola autentiche.
La vita di Riccardo è stata a servizio della Parola.

Lui si è lasciato portare nel grembo della parola, per rinascere ogni mattina; parola che per lui era anche ritmo, era musica.
Questa parola ha saputo anche caricarsi sulle spalle, quando l’ha trovata sul ciglio della sua strada, ferita.
Riccardo ha sperimentato quando questa parola sa curare la vita, sa guarire e rialzare. Sapeva però che era anche un dovere etico prendersi cura della parola, medicarla, rimetterla in piedi.

Ascoltiamo una poesia di Mario Luzi, poeta non a caso, toscano anche lui, che ci può suggerire una direzione per riflettere intorno alla parola:

Vola alta, parola, cresci in profondità
Tocca nadir e zenith della tua significazione,
giacché talvolta lo puoi- segno che la cosa esclami
nel buio della notte
però non separarti da me, non arrivare,
ti prego, a quel celestiale appuntamento
da sola, senza il caldo di me
o almeno il mio ricordo, sii
luce, non disabitata trasparenza…

Luzi denuncia una corruzione della parola che venga ridotta a mero segno, destituita di senso, «non più spirito ma lettera, e lettera morta».
Qual è il rischio, si domanda il poeta toscano. Forse proprio quello di «svuotare» le parole, «quando non c’è più rispondenza né nell’oggetto che essa [la parola] nomina né nell’uomo che riceve questa indicazione».

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del senno di pigi son piene un sacco di cose

• giovedì, gennaio 14th, 2010

Sfogliando Sette, il settimanale del Corriere, scopro che ha scritto un libro.
Il libro – edito da Rizzoli – si intitola I conformisti – L’estinzione degli intellettuali d’Italia.

La circostanza mi pare estremamente curiosa, soprattutto se l’occhiello del pezzo dedicato al libro reca un’affermazione come questa:

Il nuovo libro di è un atto d’accusa verso il costume dominante fra gli uomini di cultura italiani: fare gruppo osteggiando chi invece pratica l’indipendenza di pensiero.

Si tratta, mi sembra, di un singolarissimo esempio di asserzione che riesce ad essere contemporaneamente vera e falsa (e utilizza la parte vera per validare la parte per così dire più fantasiosa).
Vera perché gli indipendenti han vita dura.
Falsa perché a me non sembra che Battista abbia vita dura in quanto intellettuale della confessione eterodossa che pratica l’indipendenza di pensiero.

Non gliel’auguro, per carità, la vita dura.
Ma sarebbe già una gran bella cosa se si astenesse dallo scrivere le cose che piacciono al padrone facendo finta di aver scritto le cose che piacciono a lui e a quelli liberi come lui.

Gran bella, proprio.
Battista che predica l’anticonformismo è come – non so – Gianni Riotta che fa l’icona sexy, o la porno star.

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