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sostanzialisti, estorsori, eversori (non lo dico io)

• domenica, marzo 7th, 2010

Articolo 629 del codice penale vigente.

Estorsione

Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni (…).

Federico Geremicca, qui (con qualche minuscola traccia di qualunquismo – mi permetto di dire – nel penultimo capoverso dell’editoriale):

L’altra notte, per chiedergli di non firmare il decreto, si sono sdraiati in piazza del Quirinale un centinaio di uomini e del «popolo viola»: ieri mattina, se non lo avesse firmato, avrebbe trovato migliaia di bandiere tricolori e di militanti del Pdl sotto le finestre a scandire slogan contro il «Presidente comunista». (…) In questo senso, la lunga nota con la quale (…) ha voluto spiegare il senso delle sue decisioni (…) è a suo modo drammatica e segna una svolta.

Barbara Spinelli, qui:

Diciotto anni sono passati da Mani Pulite e i club di Mediaset hanno per questa via» (una autoritaria e informe, ndr) privatizzato la , screditandola agli occhi degli italiani e convincendo anch’essi che il privato è tutto, il pubblico niente.

Si ascolti Verdini, sull’Espresso del 23-5-08. All’obiezione sul conflitto d’interessi replica, ardimentoso: «Il conflitto d’interessi non interessa più a nessuno. Neanche a chi non ha votato il Cavaliere. Diamo cento euro in più nella busta paga, detassiamo gli straordinari, favoriamo i premi aziendali senza tassazione e poi vediamo. Alla fine, la gente fa i conti con la propria famiglia».

Scalfari, qui (e io non riesco a capire, a questo punto, quale argomento lo spinga a difendere il decreto come mezzo per l’esercizio del «diritto elettorale attivo e passivo»):

Il decreto interpretativo non è un male minore. È un male identico se non addirittura peggiore d’un decreto innovativo.
Anzitutto non si può dare un’interpretazione diversa e così estensiva ad una procedura elettorale con effetto retroattivo. L’interpretazione, se retroattiva, diventa infatti un vero e proprio condono ed un condono è quanto di più innovativo vi sia dal punto di vista legislativo.

Non che Eugenio Scalfari sia il direttore della . Però, perché De Bortoli tace e fa parlare – per carità: pesantemente – solo Galli della Loggia?
E perché Galli della Loggia, nell’inciso

«alcuni risultati positivi dell’attuale governo non sono stati mai nascosti né da questo giornale né da chi scrive»,

antepone «questo giornale» a «chi scrive» come uno che sia stato autorizzato a parlare in nome di quel giornale, quasi ne fosse un direttore facente funzioni?

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di marrazzo e d’altre cose (grazie, paterlini)

• sabato, ottobre 24th, 2009

passerottoE adesso Marrazzo.
E D’Avanzo che gli dice «parla, di’ la verità!».

E siccome le sue «debolezze», scrive, «sono ora lì, nude, sotto gli occhi di tutti», tu «governatore» (proprio tu, D’Avanzo.
Proprio tu, a usare una parola che non corrisponde a nessuna figura istituzionale.
Proprio tu, a usare scorciatoie linguistiche di sapore ideologico) hai «l’obbligo di affrontarle, in pubblico e a viso aperto».

che scoop

Si sentiva veramente la mancanza di un altro di questi scoop giornalistici che servono egregiamente a due bellissimi scopi, entrambi molto di moda.

la trappola del «gossip»

Il primo obiettivo è far dire alla gente (lo dicono anche persone molto avvertite e sveglie che, per dire, incontro alla Fnac con le braccia cariche di libri non scritti da nuove o vecchie Liale) che «ormai i giornali non si possono più leggere, perché contengono solo gossip» (così, dicono: «gossip», e non si rendono conto che solamente usare quel termine invece dell’italiano significa che ci son cascati anche loro).

«son tutti uguali!»

Il secondo obiettivo è far dire alla gente che in tutti sono uguali.
Quest’affermazione, a seconda del livello di compiaciuta provocatorietà simil-sgarbiana che a ciascuno piaccia coltivare, si divide normalmente in due sotto-affermazioni divergenti.
Una è «guarda che schifo, noi sì che siamo morali».
La seconda è «fanno quel che facciamo/vorremmo fare anche noi» (corollario: «L’essere umano fa schifo, che cazzo possiamo farci, signora mia?»).

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d’altra parte, mein kampf c’era già…

• martedì, ottobre 20th, 2009

W_la_qultura

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giornalismo e dimenticanze

• lunedì, settembre 7th, 2009

Tre cose sull’articolessa di Diamanti pubblicata oggi su .

«Nell’era della mediocrazia avanza un soggetto politico nuovo. Anche se ha sembianze note e sembra quasi antico, visto che – nella versione originaria – è sorto insieme alla prima . Eppure è cambiato profondamente, negli ultimi anni. In modo tanto rapido che neppure ce ne siamo accorti. Lo chiameremo Partito Mediale di Massa (PMM)».
Il pezzo comincia così.

Ora: o Diamanti s’era distratto o io sono un tipo troppo sveglio (escluderei entrambe le cose, ma vabbe’): soggetto politico nuovo? Nuovo? Ma tutto quello che s’è visto in questi anni cos’era? Un paesaggio dei Lego, per Diamanti? O non era forse la realtà?

Il pezzo poi prosegue dicendo questo: «Il PMM costruito da si avvale anche dei giornali» (Ma va’? E chi l’avrebbe mai detto?). «Il linguaggio e gli argomenti politici della destra, negli ultimi anni, sono stati imposti soprattutto da Libero e da Vittorio Feltri. Il quale è tornato, da poco, a dirigere il Giornale. Non a caso. Perché il campo di battaglia dove si stanno svolgendo i conflitti politici più aspri e violenti coincide con il sistema dei media. Investe la scelta dei dirigenti, dei direttori e vicedirettori dei Tiggì e delle reti Rai. Senza dimenticare che i direttori dei maggiori quotidiani nazionali sono cambiati quasi tutti, nell’ultimo anno. D’altra parte, la costruzione della realtà sociale passa tutta dai media. La paura e la sicurezza. Agitate a tele-comando. Mentre i lavoratori licenziati, per conquistare visibilità, hanno una sola chance: realizzare azioni clamorose per andare in televisione. Mentre i terremoti e i rifiuti che sconvolgono il territorio diventano occasioni importanti per suscitare consenso o dissenso politico».
Subito dopo, un’autentica perla: «L’informazione critica diventa, per questo, assai più pericolosa di qualsiasi partito».
Oggi quest’uomo va proprio in cerca del colpo ad effetto, eh?

Qui le cose che ho da dire sono due.
La prima è questa: sono molto stanca di sentir ripetere – credo siano quindici anni ininterrotti – che la questione della stampa, in , sia il problema delle proprietà dei giornali di .
No.
Il problema è – purtroppo – anche e forse soprattutto l’egemonia culturale che ha imposto a un intero Paese, ai direttori responsabili di piccoli e medi giornali che volentieri hanno chinato la testa (nel caso in cui ne avessero una, è ovvio) e censurato tutto il censurabile, e ai redattori servi che non aspettavano altro che capire chi fosse il nuovo signore ai cui piedi inginocchiarsi per ottenere qualche squallido lasciapassare nei quartieri presuntamente alti.

La seconda è questa: dov’erano, Diamanti, , la Fnsi, i cosiddetti partiti della cosiddetta opposizione, le cosiddette organizzazioni sindacali, quando noi giornalisti combattevamo uno alla volta – perdendola – la nostra infantile battaglia contro la , il pensiero unico e l’autocensura?
Quali alleati ci siamo trovati al fianco?
I colleghi che mobbizzavano?
Il sindacato che abbassava gli stipendi ai precari?
La che tirava la volata a De Mita?
Il Corriere che studiava da revisionista?
I giornalisti che pensavano di reinventarsi un lavoro come scrittori di pamphlet antiberlusconiani usando gli stessi sistemi di autopromozione degli scrittori berlusconiani, ovvero trasformandosi in maitre a penser tascabili, buoni da portarsi al mare e da leggere sotto l’ombrellone?

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l’equivoco della censura e del giornalismo militante

• venerdì, agosto 28th, 2009

un_uomo_cosi_elegante_e_garbatoPenso che le domande, checché ne dica Repubblica, possano effettivamente essere in se stesse diffamatorie. Esattamente come sostiene nel suo atto di citazione contro .

E credo che lo possano essere esattamente per i motivi individuati da , ovvero il loro essere «retoriche», in quanto «non mirano ad ottenere una risposta del destinatario, ma sono volte a insinuare nel lettore l’idea che la persona “interrogata” si rifiuti di rispondere».

l’assassina

Se io, per fare un esempio assurdo ma piuttosto al passo coi tempi, mi avvicino a una donna che ha appena abortito e le chiedo «è vero o non è vero che lei è un’assassina?», credo che la mia domanda non integri l’esercizio di un diritto di cronaca ma sia in realtà diffamatoria, oltre che molesta.
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un’intelligentissima ironia

• mercoledì, agosto 12th, 2009

Questa è Repubblica.it.

«In estate, per una donna non c’è più grande soddisfazione che recarsi in spiaggia o in piscina, togliersi lentamente gli abiti sapendo di essere scrutata dalla comunità balneare circostante e lasciarla di stucco esibendo un corpo tonico, modellato, privo di smagliature e cellulite.

Ma può accadere anche che un corpo modellato, privo di smagliature e cellulite non riesca comunque a impedire che i dirimpettai d’ombrellone si sganascino dalle risate.

Perché? Semplice: tutta colpa del costume.
Nulla riesce a deturpare la bellezza al bagno e a farla passare in secondo piano (più, ndr) di un pezzo di stoffa dalle linee astruse, pesantemente borchiato o colorato con combinazioni cromatiche da mal di testa.

C’è ben poco da dire “a me non capiterà mai!”. Potenza dei trend, della pubblicità e di misteriose influenze subliminali, nessuna è al riparo dal rischio di sbagliare la scelta del costume».

Non so chi sia P.G. che firma il pezzullo, né in che mondo vive.
Ma meno male.

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la terra dei cachi

• sabato, luglio 18th, 2009

repubblica_o_del_colore

guardian_o_della_storia

Quel che per il Guardian è storia – muore uno degli ultimi veterani della prima guerra mondiale – per Repubblica è una notiziola di colore.

Carino, no?

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istituzioni neutre, libere e autorevoli

• sabato, giugno 27th, 2009

Dice Mauro, su , che

Il Cavaliere annuncia infatti che “chiuderà la bocca” a “tutti quei signori che parlano di crisi”, alle organizzazioni che “continuano a diffondere dati di calo dell’economia anche di 5 punti”, come ha appena fatto nel doveroso esercizio della sua responsabilità il governatore Draghi e come fanno regolarmente neutre, libere e autorevoli nel rispetto generale dei leader democratici di tutto l’Occidente.

Non è che voglio fare quella che ne sa una più del diavolo; ma davvero si tratta di neutre, libere e autorevoli?
Non so. Mi sembra che dichiararsi così fiduciosi e tranchant sia un po’ esagerato.

Ovvio che quel che dice – tappate la bocca a chi dice cose che non mi piacciono – mi fa orrore. Ma l’affermazione che Ocse, Fmi, Banca mondiale, Ue, Banca d’, uffici studi vari e agenzie di rating siano neutre, libere e autorevoli mi dà l’ennesima prova che riesco ad essere minoritaria perfino nella minoranza antiberlusconiana.
Lo sapevo già, ma ogni tanto mi piace dimenticarlo.

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i figli mi amano più della repubblica

• venerdì, febbraio 20th, 2009

hospital1(…) «Si figuri, senatore, che io pensavo di affidare commosso una lettera autografa ai miei cari. Una paginetta con la mia grafia mancina, che si sarebbe chiusa con un sommesso “vi voglio bene”. Sicuro che loro vorranno sempre e comunque il mio, di bene. Certo più di lei, senatore Calabrò. E persino più della .

Mi congratulo, comunque, senatore Calabrò. Perché in poche pagine che trasudano disprezzo per la vita umana vorreste farci credere che la tutelate. Perché ci rubate la libertà illudendoci di darcela. Perché perché avete scritto una legge che alimenta già dentro di sé il tacito consiglio di violarla. In privato, s’intende».

Marco Cattaneo parla della cosiddetta «dichiarazione anticipata di trattamento».
È un bel post, sì.
Grazie, Andrea.

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roma ladrona vista da sinistra

• lunedì, gennaio 19th, 2009

un_titolo_irresponsabile

Leggo e inorridisco.
Come si può avallare una ricostruzione secondo cui i malvagi predoni amici del hanno trascurato i poveri del per odio ideologico o anche solo per errore?

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papà silvio e il saggio walter

• venerdì, luglio 18th, 2008

Non è che io ami Di Pietro, tutt’altro. Però volevo dirgli una cosa: per favore, la smetti di far disperare papà?
Hai sentito cos’ha detto stamattina? Papà ha detto che «per un errore dell’opposizione sono presenti frange estreme e giustizialiste che molto spesso ci fanno disperare in Parlamento».

Lo vuoi capire o no, che in Parlamento non si deve discutere, ma solo ratificare quello che papà ha deciso per il nostro bene?

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