il lavoratore si «autosospende»?

Io sarò anche all’antica, ma di fronte ad affermazioni come queste un po’ di domande me le faccio:

VIGILE SI AUTOSOSPENDE – In attesa dei risultati dell’autopsia sulla salma di Piermario Morosini, e mentre non si placano ancora le polemiche sulla presenza dell’autovettura dei vigili urbani del corpo di Pescara che avrebbe per qualche minuto impedito all’ambulanza di entrare in campo il vigile responsabile si è autospeso.

Lo ha fatto sapere in conferenza stampa il sindaco di Pescara, annunciando che sono previsti un contraddittorio, con processo interno, il 7 maggio prossimo, e una sanzione disciplinare. Si profila una sospensione dal lavoro da un minimo di 11 giorni a un massimo di 6 mesi anche se in linea teorica rischia addirittura il licenziamento.

Il vigile è un dipendente del Comune.
Per quanto io ne so, nessun dipendente di nessun datore di lavoro, pubblico o privato, ha il potere di «autosospendersi» dall’effettuazione delle mansioni per le quali percepisce uno stipendio.


Se un lavoratore non si presenta al lavoro non può invocare a scusante dell’assenza il fatto che egli si è «autosospeso» perché si ritiene responsabile di qualcosa.
L’unico soggetto titolato a disporre sanzioni disciplinari – «riforma» Fornero o non «riforma» Fornero – è il datore di lavoro, mi risulta.
Non è che, come un bambino che vuole evitare gli sculaccioni, un dipendente può decidere di infliggersi da sé la punizione dell’«autosospensione»…

Già il costume politico di «autosospendersi» da un incarico amministrativo o gestionale è nella migliore delle ipotesi ridicolo (e – nella peggiore – espressione di un’inspiegabile convinzione che il mandato sia legittimato da se stessi); ma che ora perfino un vigile decida di avere il diritto di «autosospendersi» è veramente incredibile.
E anche se a farglielo decidere è stato il comandante, io resto qui a domandarmi come mai quel comandante non l’abbia «sospeso»…

E nessuno, come al solito, che abbia detto: «Scusi, ma in base a quale legge, a quale principio, a quale ratio, un lavoratore dipendente ritiene di avere il diritto di potersi assentare dal lavoro invocando il dovere di “autosospensione” dall’incarico?».
Tutti zitti.
Domandare è maleducazione, chissà.

La confusione dei regimi pubblicistico e privatistico; l’aziendalizzazione del reale; un’idea distorta di «responsabilità» (la stessa che conduce a ipotizzare una responsabilità civile diretta dei magistrati, invece che una responsabilità indiretta dello Stato); l’equivoco sostanzialista; questa specie di nuova legge del taglione che non conosce secondi gradi di giudizio; la convinzione secondo cui non esistono livelli gerarchici ma solo ed esclusivamente capi e melma indistinta sottostante: in questa vicenda surreale del vigile che si «autosospende» io vedo tutto questo.