eugenia s’è pentita tantissimo

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La lettura di questa cosa scritta da Eugenia Roccella nel 1975 mi sembra a dir poco sconvolgente (grazie a Kalle).

Lei, la donna per la quale le donne che vogliono abortire devono almeno metterci sangue e ricoveri ospedalieri, scrive la prefazione a una cosa intitolata così: «Aborto, facciamolo da noi».

Cito due passaggi.
Uno: «Non più una cosa da consumare in silenzio, l’aborto, peccato voluto da chi lo condanna, reato. In massa, in 2.700 abbiamo rotto il silenzio delle vicende personali, abbiamo dichiarato di avere abortito o aiutato ad abortire».

Due: «A difendere il diritto all’aborto dobbiamo essere proprio noi femministe, noi donne, che l’aborto in sé per sé siamo le ultime a volerlo; ma è un primo passo verso la libera disponibilità e l’autogestione del nostro corpo, senza la quale non c’è libertà né felicità possibile.

«Invece proprio su questo e in particolare sulle nostre funzioni riproduttive, sono state messe ipoteche: il patriarcato ci ha tolto ogni giurisdizione sul nostro corpo, sequestrandoci nella famiglia, applicandoci il bollo del cognome maritale e paterno, imponendo alle donne una sessualità solo riproduttiva, vietandoci l’aborto, impedendoci qualunque possibilità di controllare la nostra fecondabilità.

«E abbiamo creduto fino a poco tempo fa che la nostra sessualità fosse fatalmente riproduttiva, mentre se c’è una sessualità strettamente legata alla riproduzione è quella maschile, in cui orgasmo e momento riproduttivo coincidono».

Il resto leggetelo da soli.
Ne vale la pena.