header image

semo ggente de bborgata

12 mar 2010

Queste sono le domande che Aldo Cazzullo, quotato giornalista, rivolge a Lavinia Borromeo, moglie di John Elkann, in quest’intervista per «Io Donna».

1. È accaduto pure a Carolina Kostner, alle Olimpiadi di Vancouver (cadere per terra pattinando sul ghiaccio, ndr).

2. Segue anche la Juventus? Va allo stadio?

3. Come ha conosciuto John?

4. Un grande amore.

5. Come sarebbe stata la vostra vita se suo marito non avesse assunto quella “responsabilità”? (La Fiat, ndr).

6. E Lapo com’è?

7. Non c’è verso di dargli una calmata?

8. Con John avete due figli. (E qua m’immagino che lei risponda: «Ma sta dicendo davvero? John e io abbiamo due figli?»)

9. Come avete scelto i nomi? (Leone e Oceano, ndr).

10. Lei ha anche una linea di abbigliamento per bambini, BLav. Lav è il soprannome che le ha dato suo marito?

11. Le manca una figlia femmina?

12. Sua madre, Marion Zota, è un’ex modella tedesca. Severa?

13. E suo padre, Carlo Borromeo, com’era?

14. Beatrice Borromeo fa la giornalista, prima in tv con Santoro e ora con il Fatto, giornale molto duro con . Che impressione le fa?

15. E lei, Lavinia, di cosa pensa?

16. Quali sono i più urgenti secondo lei? (Problemi del Paese, ovvio, ndr).

17. Ha conosciuto Giovanni Agnelli?

18. Si è sentita sotto esame?

19. Una volta lei ha detto che la donna più elegante mai conosciuta è Marella Agnelli.

20. E lei, Lavinia, si conosce?

21. Cos’è per lei l’eleganza?

22. Questo ricorda Manzoni. Cosa succedeva a quando si leggeva di Federico e Carlo Borromeo, suoi antenati?

23. Alle isole Borromee si è sposata.

24. Angera come la rocca di Angera? (Angera è il nome di una nipote, ndr).

25. Lei ha fatto uno stage da Armani. Che cosa l’ha colpita di lui?

26. Il suo stilista preferito, oltre ad Armani?

27. Come trova la sua città, Milano? (In genere senza grande fatica…)

28. Qual è la differenza tra le due città? (Milano e Torino, ndr)

Tags: , , , , , , ,

Post correlati

il maestro cacciato e il razzismo dei giusti

11 mar 2010

La storia sembra che sia questa: un insegnante elementare parla (anche, e non solo) il suo dialetto campano in una classe di Pordenone e viene cacciato. Essendo supplente, si può fare.

Io non riesco a trovare nessuna possibile argomentazione a sostegno della legittimità dell’esclusione dell’insegnante, o anche a sostegno della necessità di una riflessione critica sull’opportunità di selezione degli insegnanti sulla base di un criterio di provenienza geografica.

Chi scrive questo pezzo, invece, sembra trovarne tante.
Il giornale è del gruppo Finegil. Repubblica-l’Espresso, insomma.
Sinceri democratici.

primo argomento: lo stupore dei bambini

«Il maestro ci parla in una lingua strana, dicevano i bambini ai genitori, ridendo e motteggiandolo».

prima obiezione

Ma veramente una storia come questa può cominciare dallo stupore degli allievi (e non dal loro terrore, dall’angoscia, o da altri sentimenti destabilizzanti)?
Continue reading ‘il maestro cacciato e il razzismo dei giusti’

Tags: , , , , , , , , , ,

Post correlati

questo post appartiene alla categoria: «fior da fiore (assurdi di stampa)»

lui c’è

10 mar 2010

Ieri sera nel lettone stavo leggendo a Giovanni una storia di Stilton.
L’intesa era che gliene avrei letto tre capitoli, ma gliene ho letti di più.
A un certo punto mi ha chiesto: «Mamma, vuoi che legga io per te?».

È un bambino che sa «esserci».

Tags: , , , ,

Post correlati

questo post appartiene alla categoria: «note consolanti, storielle»

non c’era risveglio

08 mar 2010

La lama disse: «Non posso chiederti il permesso, devo trafiggerti e basta. Vedi là dietro? Siamo tante, non puoi far niente contro di noi».
Lei piangeva e faceva uno strano rumore; come un sibilo, una specie di i che si confondeva con una e.
«Non fare così», disse un’altra lama. «Pensavi veramente che non ti avremmo trovato? Su, non fare la femmina».
Lei stava rannicchiata su un tavolo, la faccia gonfia di pianto, la testa immersa nell’incubo.
Zac.
Non poteva più muoversi. La lama l’aveva fermata al legno.
Altre lame stavano arrivando, insieme a tante torce accese di fuoco.
Piangeva, e i singhiozzi allargavano la ferita intorno alla lama che l’aveva trafitta.
«Ci avevi lasciato da qualche parte», gridarono tutte le lame in coro, senza perfidia, con l’aria di chi prende atto. «Ti eri mossa, ci avevi schivato. Correvi, tu. Andavi avanti. Ti mettevi vestiti pesanti e scappavi via scivolando. Pensavi che quel che non si fa oggi si può fare domani. Be’, non è vero. Non è vero per te, perlomeno. È vero per altri, ma non è vero per te. È vero perfino per noi».
Lei piangeva. Il grido era diventato una rauca a. Tossiva forte.
«Vedi? Ora ti dobbiamo sbucciare come se fossi una pesca», dissero le lame.
Il suo seno diventava sempre più liquido, piccolo; palloncino bucato. Lei piangeva e urlava, ormai.
«L’ho visto!», ripeteva. «Io l’ho visto! C’era! Dov’è adesso?».
Arrivarono anche le fiaccole.
«Pensavi davvero di potere?», dissero le lame ridendo. «Muovi quel braccio, su. Dàccelo. Dobbiamo toglierti la pelle, non fare tante storie».
«Sì!», urlò lei. «Pensavo di potere!!!».
«Ferma», dissero le fiaccole. «E invece non puoi, scema. Adesso hai imparato qualcosa? Non ti muovere, dobbiamo bruciarti il cuore».
«Lo sapevo già! Non posso più sognare, è questo quel che dovevo capire! E lo sapevo già!».
«No che non lo sapevi», dissero alcune delle lame infilandosi tutte contemporaneamente sotto le costole e conficcandosi nel legno.
Sto liquefacendomi, sto cadendo liquida dal tavolo, si disse lei.
«No», dissero le fiaccole e le lame. «Ti abbiamo sentita, sai? Noi ti sentiamo pensare. Non stai liquefacendoti tutta: solo un po’. I piedi, per esempio. Ora ti bruceremo il cuore e il ventre, e poi potrai liquefare il resto».
Lei piangeva forte.
Quando le bruciarono il cuore non sentì male.
Fu quando il ventre crepitò che capì che tutto il resto era già scivolato giù dal tavolo, gocciolando.
Son sempre stata pancia, si disse.
Solo pancia.
Ogni donna è pancia.
Ero pancia.
Pancia.
Il dolore era enorme.
E non c’era risveglio.

Tags: , , , , ,

Post correlati

questo post appartiene alla categoria: «storielle»

sostanzialisti, estorsori, eversori (non lo dico io)

07 mar 2010

Articolo 629 del codice penale vigente.

Estorsione

Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni (…).

Federico Geremicca, qui (con qualche minuscola traccia di qualunquismo – mi permetto di dire – nel penultimo capoverso dell’editoriale):

L’altra notte, per chiedergli di non firmare il decreto, si sono sdraiati in piazza del Quirinale un centinaio di uomini e donne del «popolo viola»: ieri mattina, se non lo avesse firmato, avrebbe trovato migliaia di bandiere tricolori e di militanti del Pdl sotto le finestre a scandire slogan contro il «Presidente comunista». (…) In questo senso, la lunga nota con la quale (…) ha voluto spiegare il senso delle sue decisioni (…) è a suo modo drammatica e segna una svolta.

Barbara Spinelli, qui:

Diciotto anni sono passati da Mani Pulite e i club di Mediaset hanno per questa via» (una autoritaria e informe, ndr) privatizzato la , screditandola agli occhi degli italiani e convincendo anch’essi che il privato è tutto, il pubblico niente.

Si ascolti Verdini, sull’Espresso del 23-5-08. All’obiezione sul conflitto d’interessi replica, ardimentoso: «Il conflitto d’interessi non interessa più a nessuno. Neanche a chi non ha votato il Cavaliere. Diamo cento euro in più nella busta paga, detassiamo gli straordinari, favoriamo i premi aziendali senza tassazione e poi vediamo. Alla fine, la gente fa i conti con la propria famiglia».

Scalfari, qui (e io non riesco a capire, a questo punto, quale argomento lo spinga a difendere il decreto come mezzo per l’esercizio del «diritto elettorale attivo e passivo»):

Il decreto interpretativo non è un male minore. È un male identico se non addirittura peggiore d’un decreto innovativo.
Anzitutto non si può dare un’interpretazione diversa e così estensiva ad una procedura elettorale con effetto retroattivo. L’interpretazione, se retroattiva, diventa infatti un vero e proprio condono ed un condono è quanto di più innovativo vi sia dal punto di vista legislativo.

Non che Eugenio Scalfari sia il direttore della Repubblica. Però, perché De Bortoli tace e fa parlare – per carità: pesantemente – solo Galli della Loggia?
E perché Galli della Loggia, nell’inciso

«alcuni risultati positivi dell’attuale non sono stati mai nascosti né da questo giornale né da chi scrive»,

antepone «questo giornale» a «chi scrive» come uno che sia stato autorizzato a parlare in nome di quel giornale, quasi ne fosse un direttore facente funzioni?

Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Post correlati

questo post appartiene alla categoria: «cose che hanno un perché»

silvio riflette, tonino è un avventuriero plebeo

06 mar 2010

Non ho avuto la prontezza di scaricare la foto con cui ieri sera il Corriere.it illustrava il titolo di apertura su questo decreto legge sulle elezioni (qui il testo completo, con tutte le sue perle di contraddittorietà, per le quali rimando a questo breve post di Daniela Lepore).
Era un volto di in attitudine pensosa, come caricato dai mille gravami di tutte le sue pesantissime responsabilità istituzionali. Un uomo riflessivo, che pondera, riflette, bilancia.

Mi ricordo quando venne fotografato a una parata della Repubblica italiana (forse era un 2 giugno, o un 4 novembre, o un 25 aprile; mi pare proprio un 25 aprile…) mentre si grattava le palle con apparente soddisfazione.

Mi ricordo anche la foto in cui faceva le corna; quella con il medio alzato; quella in cui faceva il gesto di sparare con un mitra; quelle con il colbacco, o la fascia o un elmo da pompiere in testa. La foto di quando parla al telefonino mentre Angela Merkel lo aspetta, assimilata al rango di una servetta. Le foto di quando tiene per mano le ragazze a casa sua; di quando le fa sedere sulle sue ginocchia.

E invece, ecco che il Corriere sceglie la sua fotina pensosa proprio nel giorno in cui egli porta a compimento la massima forzatura istituzionale.
Come a dirci: «Non sta succedendo niente, non temete. Il quadro dei fatti è sereno, non turbato da effervescenze parossistiche o da scossoni eversivi. Qui c’è un uomo che riflette e ragiona».

A completare l’opera, il fondo di Massimo Franco, significativamente intitolato «Soluzione all’italiana», come se stessimo parlando di un film con Alvaro Vitali. Una cosa all’italiana è per definizione una cosa farsesca, priva di conseguenze drammatiche o serie. Una cosa all’italiana è una cosa a tarallucci e vino. Magari il vino è fatto con le bustine, sì: ma non è che nella soluzione all’italiana dentro al vino ci mettano il topicida.
È un altro modo per dire che non è successo niente.
Niente di veramente grave, perlomeno.

E adesso, un occhio all’immagine che è stata scelta per illustrare la notizia di apertura della home page del Corriere.it ora. È quella che illustra questo post.
Non ho simpatie dipietriste (e magari dirlo non è privo di significato).
In questa foto, Di Pietro è la quintessenza visiva di ciò che nessuno di noi vorrebbe accanto a sé: un uomo dall’atteggiamento eccessivo, parossistico, tribunizio, aggressivo, incontrollato, plebeo e scomposto.

Il linguaggio delle immagini ha un suo senso.
Questo si chiama fiancheggiamento.

(Grazie a Ivan Carozzi)

Tags: , , , , , , , ,

Post correlati

questo post appartiene alla categoria: «cose che hanno un perché, fotonotizie»

un versatile ingegno

06 mar 2010

Da qui:

Quando alle 21 si riunisce il Consiglio dei ministri, il testo è stato messo a punto già da un pezzo. Almeno dal pomeriggio: riunisce a Palazzo Grazioli il «gabinetto» delle emergenze. I ministri Maroni, Alfano, Matteoli, La Russa, Calderoli, il coordinatore Verdini.

Dall’attuale home page di Repubblica.it:

Tags: , , , , ,

Post correlati

questo post appartiene alla categoria: «perle di sconforto»

fascisti (e il re vittorio emanuele giorgio)

05 mar 2010

L’hanno fatto. Hanno la faccia tosta di chiamarlo «decreto interpretativo».
Il potere esecutivo si è sostituito al potere giudiziario.
Sono desolata, annichilita.
Non riesco a crederci.
E Napolitano firmerà, perché questi fascisti hanno cercato l’atto di forza.
Orrendo.
Ore 23.46, la conferma: Napolitano ha firmato il decreto.

La legge 400 del 23 agosto 1988 dice all’articolo 15 che «il non può, mediante decreto legge, (…) provvedere nelle materie indicate nell’articolo 72, quarto comma, della Costituzione».<

E questo è il quarto comma dell’articolo 72 della Costituzione:
«La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi».

Il potere esecutivo ha esautorato il potere giudiziario (la giustizia amministrativa di Tar e Consiglio di Stato) e quello legislativo.
È un atto gravemente eversivo.
Il più violento dell’era .

È la raccolta di una semina avvelenata e antica: il sostanzialismo, il vittimismo della maggioranza come diceva oggi Adriano Sofri su Repubblica; gente che sembra essere stata anni in una pentola a pressione e adesso esce e vuole cagare in testa a quelli che immagina abbian tenuto chiuso il coperchio.

Tags: , , , , , , , ,

Post correlati

questo post appartiene alla categoria: «sangue alla testa»

il bello della monarchia

05 mar 2010

«In nessuna azienda», dice costui, «è dato modo al dipendente (…) di ribellarsi».
L’azienda – come il Vaticano – è una monarchia assoluta.
Sentiamo un po’: le aziende cosa fanno, ai ribelli? Li fucilano sul posto?
La ribellione è ribellione, signor vescovo; lei è libero di non crederci, o di non approvare: ma la ribellione non necessita di autorizzazione preventiva. Anzi. Al contrario.

Tags: , , , , , , ,

Post correlati

questo post appartiene alla categoria: «perle di sconforto»

indiani, scrittori, qualità e piccoli empirei

05 mar 2010

Quando Nazione indiana parla di «opere di qualità» e di «autori e testi di qualità», di quali opere e di quali autori e testi parla? In quale modo, con quali criteri, ed eventualmente con quali procedure e attraverso quali concorsi ed esami, eccetera, Nazione indiana distingue le «opere di qualità» dalle opere che non sono tali, gli «autori e testi di qualità» dagli autori e dai testi che non sono tali? In subordine: in che cosa consiste la «qualità» delle opere, degli autori e dei testi?

E poi (il neretto è mio, ndr):

Quando Nazione indiana domanda se «nella oggettiva e evidente crisi della nostra [...] gli scrittori italiani abbiano modo di dire la loro», qual è il preciso significato che essa assegna qui al sostantivo «scrittori»? Ovvero: con quali criteri Nazione indiana distingue chi è «scrittore» da chi non è tale?

In subordine: Nazione indiana ritiene che gli «scrittori», qualunque sia il significato da essa qui assegnato alla parola, abbiano in quanto scrittori, una particolare cosa «loro» da dire? Se sì, quale? Infine: se Nazione indiana ritiene che vi sia una «oggettiva e evidente crisi della nostra », come spiega essa il fatto che molti cittadini italiani ritengono invece che non vi sia alcuna «crisi» in atto, tantomeno «oggettiva e evidente»?

Da qui, con riferimento a quest’altra cosa.

Tags: , , , , , , , ,

Post correlati

questo post appartiene alla categoria: «battaglie civili, libri»

quasi quasi scendo in piazza da sola

05 mar 2010

Al sordido scopo di mimetizzare la focosissima ira che mi monta dentro nell’apprendere che questo orribile sta per promulgare un decreto legge per «sanare» («sanareeeeeee»!!!) la situazione in cui si son cacciati da soli, segnalo con la morte nel cuore il bannerino che mi propone Facebook.

Vuoi scoprire il segreto di Alessia?», mi domanda. «Guarda il suo video su Vanity People, il canale di Style.it dedicato alle celebrity».

No, non voglio scoprire nessun segreto, grazie.
Non voglio vedere nessun video.
No, una cosa che si chiama Vanity People, dirama da una cosa che si chiama Style.it ed è dedicata alle «celebrities» è l’esatto contrario di ciò che sono e di ciò in cui credo.
Anzi, sono in una condizione psicologica tale per cui mi viene perfino da dire che mi fa venire da vomitare.

Quasi quasi mi metto il piumino e scendo in piazza da sola.
Contro il decreto e contro il e contro le celebrities e i giornali che si chiamano Style.
Tanto, sono la stessa cosa.

Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

Post correlati

questo post appartiene alla categoria: «cose che hanno un perché»