Al mondo c’è un sacco di gente strana.
Gente che legge e non capisce; guarda e non vede; ascolta e non sente.
Che pretende di esser tenuta in considerazione solo per il fatto di esistere; non sa capire che puoi avere altre cose da fare, altre cose a cui pensare. Non si capacita di non essere in cima ai tuoi pensieri.
Questa cosa mi pare particolarmente strana quando avviene con conoscenti virtuali: persone che non hai mai visto, con cui non hai mai condiviso pezzi effettivi di vita.
Bah.
leggere e non capire, guardare e non vedere
habemus novum papam
Non riesco a crederci.
Preghiera.
Giuramento.
Missionari.
È un incubo.
Siamo circondati da idioti incoscienti.
Per fortuna che – a guardar qui – risulta che non siano poi così tanti.
Grazie ad albertoboh per la misurazione e a Sandro Gilioli per le foto.
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a bari non si bara
Chi indaga i suoi è un bastardo comunista.
Chi fa arrestare gli avversari è un magistrato equilibrato e fico.
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il piacere della parola che vola libera, potente e feconda
Grazie a James O’Neill (god bless you, man), ho scoperto i podcast di Stephen Fry, che ho gratuitamente scaricato da iTunes.
Quello sul linguaggio – mezz’oretta di ascolto a tratti un po’ ostico – è estremamente interessante per il gran numero di pieghe interiori che – tra mente, pancia e cuore – distende, sollecita e stiracchia.
Lo si trova qui.
Ne riporto un passaggio secondo me cruciale.
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patti smith e la mia pelle
Frederick.
Patti Smith.
Pelle d’oca che, adesso mentre l’ascolto, solleva il maglioncino.
L’estate in cui scoprii questo pezzo fu l’estate in cui mi resi conto che ero un essere umano di genere femminile, un essere umano ricoperto di pelle.
Scoprii che ero un’esseressa umana che non aveva fatto nessuna esperienza di se stessa ma – chissà perché – ascoltando quella canzone aveva capito all’improvviso, come in una folgorazione che non era stata annunciata da nient’altro e per molto a lungo ancora da nient’altro nemmeno sarebbe stata seguìta, che quell’esperienza di sé come femmina sarebbe arrivata, e avrebbe avuto un senso relazionale, tattile e carnale.
Non avevo nemmeno ancora uno stereo; l’ascoltavo da un mangiacassette, e mi era ben chiaro – per il senso che comunque avrebbe mai potuto avere – che la donna che la cantava poteva essere qualunque cosa ma certamente non una bomba estrogenica.
Eppure, Frederick, e Because the night, e Easter, e Dancing barefoot – dischi diversi, atmosfere degli stessi colori – mi dissero, mentre ero bambina, che sarei diventata una donna, e che la palingenesi sarebbe stata un’esperienza sensoriale.
Tags: femminilità, frederick, me, musica, patti smithPost correlati
cristiani di successo
Non è sempre vero che leggere fa bene.
Ci son cose che dimostrano il contrario…
Ma intanto i candidati del centrodestra alla presidenza delle regioni Liguria (Sandro Biasotti), Lombardia (Roberto Formigoni), Piemonte (Roberto Cota) e Veneto (Luca Zaia) hanno sottoscritto ieri sera sera a Genova un Patto di reciproca collaborazione che sarà operativo una volta insediati al governo delle rispettive regioni.
I quattro firmatari ribadiscono «il rispetto della distinta volontà e sovranità delle comunità che abitano queste regioni e il rispetto delle loro identità culturali, sociali ed economiche, ma sono anche convinti dell’utilità di un assetto nazionale organizzato in forma federale ed improntato ai principi cristiani del buon governo, della solidarietà e della sussidiarietà».
Il patto «intende condividere esperienze di successo e coordinare risorse, professionalità e strumenti normativi al fine di dare vita a progetti operativi a vantaggi delle rispettive comunità».
Il patto è di fatto (domanda: e di diritto cos’è, questo patto?, ndr) un decalogo per dar vita a progetti operativi.
«Sovranità delle comunità che abitano queste regioni»?
«Principi cristiani del buon governo»? Il buon governo è cristiano?
«Identità economiche»?
E tutto questo in «esperienze di successo»?
«Progetti operativi»? Che cosa sono i progetti non operativi?
Sembra che chi ha scritto queste cose abbia avuto in regalo da un folletto un sacchettino pieno di parole ideologiche da assortire al momento del bisogno di modo da coprire le aree di interesse: l’imprenditorino, l’imprenditorone, lo zoticone, il cattolico integralista, il leghista dagli orizzonti ristretti, il bonaccione che può credere che la sovranità sia un bene divisibile e disponibile.
Che meraviglia.
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i nani non sono solo sette
Di recente, una mia conoscente mi ha raccontato che poche sere prima era stata a cena fuori con un gruppo di persone.
Accanto a lei era seduto un uomo di cinquant’anni.
Chiacchierando, l’uomo le ha detto che per non rischiare di essere deriso per le sue prime possibili defaillances sessuali – e in generale per evitare implicazioni – lui cerca di non accompagnarsi a donne che ha definito «normali», ma preferisce pagare le «escort».
L’ultima – raccontava – l’aveva acquistata per tre giorni, durante i quali se l’era portata in giro (immagino pensasse di fare la sua porca figura), e ci si era carnalmente intrattenuto (scrivo come i carabinieri, mio dio!) un’unica volta.
Il tutto per 2.100 euro.
Il doppio di molti stipendi.
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anche gambadilegno ha le ore contate
Da qui, che poi sarebbe il Corriere.it.
Parla Berlusconi.
Il nostro prossimo obiettivo è sconfiggere entro i prossimi tre anni la mafia, la camorra e la ‘ndragheta.
Come no.
E anche Jeeg Robot d'Acciaio.
D’altra parte, come ricordavo recentemente in questo post, non fu proprio Saviano – qui, su Panorama – a dire che Maroni è uno dei più grandi ministri dell’Interno quanto a tenacia contro le mafie?
Tags: 'ndrangheta, Berlusconi, camorra, idiozie, istituzioni, jeeg robot d'acciaio, mafia, maroni, millanterie, politica, saviano, vanterie, vergognaPost correlati
parole sante
Livia Turco sullla decisione con la quale il Consiglio superiore di sanità ha stabilito che la pillola abortiva non può essere somministrata alle donne in regime di day hospital:
Dubito che il consiglio abbia preso questa decisione in scienza e coscienza. La scelta di somministrare la pillola abortiva Ru486 solo in ricovero ordinario è una saga (credo si possa intendere come «sagra», ndr) dell’ipocrisia: significa che le donne usciranno dall’ospedale dopo aver firmato le proprie dimissioni e questa non è certo la via per tutelare la loro salute.
Io diffido sempre di chi vuole scegliere al posto mio.
Sono maggiorenne, capace di badare a me stessa: che nessuno si sogni di dirmi cosa devo fare quando una decisione riguarda solo ed esclusivamente la mia vita personale.
L’illustrazione del post è un particolare della terza pala (L’inferno) del meraviglioso trittico (qui visibile con splendido effetto zoom) «Il giardino delle delizie» del fiammingo Hieronymus Bosch (1450-1516), custodito al Prado di Madrid.
Quando l’ho visto dal vivo, e tutte le volte che lo rivedo in foto, mi domando – ed è possibile che sia una domanda cretina, non intendo negarlo – come sia stato mai possibile che quest’uomo abbia «visto» la psicoanalisi quattrocento anni prima di Freud.
La Grecia, lo so; gli archetipi, lo so; e la componente alchemica, lo so.
Però…
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nessun der-rìda/2: logos, debiti e padri
Jacques Derrida, «La farmacia di Platone», Jaca Book, 1985, pagina 63.
Bisogna dunque procedere all’inversione generale di tutte le direzioni metaforiche, non chiedere se un logos possa avere un padre, ma capire che ciò di cui il padre pretende di essere padre non può stare in piedi senza la possibilità essenziale del logos.
Il logos debitore a un padre, cosa vuol dire? Come per lo meno leggerlo nell’alveo del testo platonico che qui ci interessa?
La figura del padre, come è noto, è anche quella del bene (agathon). Il logos rappresenta ciò cui egli è debitore, il padre che è anche un capo, un capitale e un bene. O piuttosto il capo, il capitale, il bene.
Annotazione mia a margine, a matita: «L’affermazione “il logos debitore a un padre” non è forse l’esatto contrario dell’affermazione “il logos rappresenta ciò cui egli è debitore”?».
Io comincio a pensare (che intuizione sublime e rivoluzionaria…) che l’atto del comprendere debba essere, a volte, un moto viscerale e non cerebrale.
Solo che è estremamente difficile delimitare i contesti in cui le viscere debbano subentrare a supplenza del cervello e viceversa.
Mi sa che il problema fra me e «La farmacia di Platone», anni fa, sia stato qui.
Ora il suo discorso sul rapporto fra scrittura e parola come elementi il primo non vitale né fecondo e la seconda – come posso dire? – fertile, «spermatica» e generativa mi interessa molto; e mi prende le viscere, appunto.
È che da ragazzina mi consideravo vivente dal collo in su, e le viscere mica c’erano.
Se c’erano, facevano molto male, quindi era meglio dedicarsi alla testa.
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una meravigliosa ambiguità
E questo è il tratto generale del racconto: si comprende che la narratrice è estremamente ostile, come ostile sa essere chi con crudele corrività potremmo definire una vecchia zitella; ma in quella spietatezza riconosciamo i germi di una verità che non importa se sia solo nevroticamente autolesionista (perché ci fa male, non salva niente, e ci mette da soli e senz’armi di fronte al plotone d’esecuzione della vita quotidiana) o effettivamente lucida e per così dire storica.
Sicché, leggendo un romanzo ricchissimo perfino sul piano della lingua e del giro di frase, tutto quel che possiamo dire è che ci fa rabbia Barbara e ci fa rabbia Sheba ma le capiamo entrambe; che ci fanno rabbia tutti gli altri personaggi, ma li capiamo tutti. Che vorremmo schiaffeggiarli tutti, ma poi anche prenderci un quarto d’ora per sentirci in colpa e consolarli un po’, per la loro irriducibile meschina umanità che ce li fa fratelli nonostante tutto.
Ho finito da poco di leggere Notes on a Scandal di Zoe Heller (nel 2007 ne è stato tratto un film con Judi Dentch e Cate Blanchett, film che non ho visto), e mi è sembrato un libro veramente bello.
Ricco e appassionante.
Ne vale la pena.
Ne ho scritto qualcosa qui, sulla Bottega di lettura.
Al momento, invece, sono sulla Trilogia della città di K. di Agota Kristof. Segnalazione per la quale ringrazio Maria Stella Conte, della cui Qu mi occuperò tra poco.
Ah. Maria Stella Conte non ha la minima idea di avermi segnalato (no: segnalato è sbagliato; non ha idea di avermi convinta a leggere) la Trilogia…
Lei e io non ci conosciamo.




federicasgaggio.it

