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questo è un incubo

24 gen 2012

Perline.


Giovanilismo e equità generazionale

L’ostinata insistenza con la quale Monti e i suoi, in tema di e previdenza, martellano sul concetto che rinunciare ai significa agire a favore dei giovani comincia a sembrarmi non solo ideologica, ma francamente disgustosa e immorale.


La volitiva Fornerina

Dall’Ansa:
(Il) confronto (…) si dovrà chiudere entro un mese, «in 3-4 settimane» con «il largo consenso» di sindacati e imprese, dice il ministro del Lavoro, .

Traduzione: avete 3-4 settimane per darmi ragione e fare quel che voglio io.
Non le basta poter imporre la sua volontà; vuole anche la benedizione.

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qualche domanda sulla nave costa

19 gen 2012

Discutendo del naufragio della , un amico Fb mi ha chiesto stamattina quali sarebbero state le che io avrei fatto.

Eccone alcune.

Nell’imminenza dei fatti, in un momento in cui la non poteva sapere se di quelle tre telefonate che a personale (o ex personale) fece c’erano o registrazioni, avrei chiesto alla come si spiegava quelle tre telefonate fatte a loro prima ancora che a qualunque soggetto deputato ai soccorsi.

Avrei chiesto se è vero che la Costa ha o no duecento imbarcarzioni da destinare al soccorso, e – se – dove fossero quella sera.

Avrei chiesto che cosa sarebbe successo se il avesse dichiarato lo stato di emergenza e poi si fosse scoperto che l’emergenza non era un’emergenza: chi pagava, insomma; e quali conseguenze avrebbe avuto sullo stato di servizio del un allarme dato troppo in anticipo.

Avrei chiesto se la aziendale era quella di essere assolutamente certi al cento per cento che ci fosse effettivamente un’emergenza prima di autorizzare il comandante a dichiarare l’emergenza.

Avrei chiesto che tipo di contratto di è applicato al personale di bordo.

Avrei chiesto in cosa consistono le esercitazioni per la gestione delle emergenze.

Avrei chiesto dell’«inchino», se la compagnia era a conoscenza della prassi.

Avrei chiesto come la compagnia poteva essere sicura fin da quel primissimo momento che le responsabilità erano tutte contenute in un errore umano.

Avrei chiesto com’erano i rapporti interni all’equipaggio.

Avrei chiesto se c’erano state precedentemente notizie di problemi di relazione; se erano state depositate all’azienda lamentele sul comportamento di Schettino, per esempio, da parte di altri colleghi.

Avrei tentato di chiedere anche se era in condizione di escludere che fosse stata la compagnia a domandare di ritardare l’allarme, forse pensando che la cosa si sarebbe potuta gestire in sordina, senza fare troppe onde…

Queste son le prime domande che mi sono venute in mente, senza aver visto i luoghi e senza conoscere le carte.

Frattanto, procede la merdificazione di Schettino.
Può ben essere che sia colpevole, ma il fa la differenza, inscrive i fatti nella loro cornice dinamica, di cause ed effetti.

Alle 14.52, il Corriere ha pensato che forse, dopo aver somministrato cinque giorni di manicheismo, c’era qualche altra cosa da capire.

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la nave, la colpa e i diritti

19 gen 2012

La moldava distraeva il e l’equipaggio.
La parla di «un solo errore umano».

Ma com’è possibile che su mille persone di equipaggio nessuno si sia reso conto della situazione?
Perché – se tutte le colpe sono del comandante – nessuno, comprendendo il rischio, ha assunto la responsabilità su di sé?

Non sono – queste – le tipiche storture delle “malate”? Quelle in cui le persone vengono persuase della loro , della loro insignificanza?
Quelle in cui cooperare non ha senso?
Quelle in cui le persone sono incentivate a credere di non poter fare la differenza?
Quelle in cui l’iniziativa è guardata con sospetto perché tutto quel che conta è che chi ti dà lo stipendio ti tiene sotto scacco?

Non sono, insomma, le normali situazioni quotidiane dei luoghi di dei nostri giorni, corrotti dalla servitù, dall’assenza di e dalla percezione barbara che reclamarli sia controproducente?

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il coraggio (e i miei ringraziamenti)

18 gen 2012

In questi mesi, mi è capitato abbastanza spesso di ricevere mail di persone che, avendo letto «», si congratulano con me per alcune cose.
Molti si complimentano con me per ciò che definiscono il mio «» nel prendere posizione su grandi nomi, e a proposito delle – come chiamarle? – «strategie» dei grandi giornali.
Un paio di queste mail sono anche arrivate da critici che, a buon diritto stimati nel cosiddetto mondo delle lettere, poi nulla del libro hanno scritto sui giornali nei quali lavorano; e questo a me sembra curioso, ma vabbè.

Ora.
Credo che definirmi «coraggiosa» non sia sbagliato.
Però io vorrei pubblicamente ringraziare , che – editor della saggistica di – nel libro ha creduto, insieme a tutti gli altri della casa editrice.

Sono sicura che al mondo ci siano tante persone coraggiose.
Ma senza altre persone che su quel coraggio decidono di fare una scommessa anche piccola, nessuno saprà mai che sono coraggiose.

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specchietti moralisti per allodole pigre

17 gen 2012

Sul Corriere.it, qui, Aldo giudica inappropriata l’allegria di durante la trasmissione Rai che andava in onda mentre «era in corso la tragedia della ».

Sulla Stampa, qualche giorno fa, a proposito delle vacanze alle di Casini, Rutelli e Schifani, qui – sosteneva che

Chi può ancora far festa deve almeno avere la delicatezza di divertirsi sotto traccia.
In questo momento l’ostentazione è il peggiore dei vizi.

Ognuno di noi ha la propria vita, e vive situazioni diverse da quelle degli altri.
Io non posso andare in vacanza alle Maldive, ma so bene che esistono persone che possono andarci quando vogliono.
In compenso, io ho la possibilità di fare cose che molte altre persone non possono fare; che so: andare a Dublino un paio di giorni.

Chi non ha casa e legge di me può ben considerarmi privilegiata.
Questo significa che se io parlo del mio prossimo paio di giorni a Dublino commetto un’azione irrispettosa verso chi non si può permettere quel viaggio?

, mi si dice: il fatto è che «loro» vanno alle Maldive coi «nostri» .
Io non so se i soldi sono «miei», o «nostri»; e per sostenerlo vorrei le prove. E in ogni caso, non risulta che Gramellini si arrabbi perché «i soldi sono nostri», ma perché ci vuole la «delicatezza di divertirsi sotto traccia».

Quanto alla Carlucci, il suo mestiere è fare quelle trasmissioni.
Perché quelle trasmissioni non sarebbero dovute andare in onda quando «era in corso la tragedia della », e invece possono andare tranquillamente in onda quando «è in corso» un’altra tragedia di qualche altro tipo?
Cos’è che fa la differenza?
Il numero di morti?
Il fatto che ne siamo a conoscenza?

Si sta creando un’ipocrita della sobrietà e del «limite» che rifiuta di affrontare i nodi e si dedica alle questioni di galateo e di buona educazione.

Per esempio: «nostri» o no che siano i soldi con cui Casini e gli altri se ne sono andati alle Maldive, cosa pensiamo del tema politico della redistribuzione del reddito?
Non è forse questa la vera questione?
Non è forse, tutto il resto, uno specchietto per allodole stupidelle?

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hanno ucciso la magia

11 gen 2012

Vado. Non vado. , non vado.
C’è tempo.
Miliardi di frammenti di carta colorata mi vorticano in testa, spinti da un vento che non mi vuole bene, anche se sono io a soffiarlo fuori dalle mie guance gonfie.
Non riesco a fermarne nemmeno uno per guardarlo da vicino, per misurarne le dimensioni, saggiarne la consistenza.
Si intrecciano, si scambiano le posizioni; cerco di vederli con gli occhi di dentro, ma a parte il fatto che gli occhi di dentro non ci sono, e se anche ci sono non funzionano tutte le volte in cui vorresti che funzionassero, loro scappano troppo veloci e non riesco a metterli a fuoco.

I coriandoli di mi fanno miope, presbite, astigmatica.
Si infilano uno dentro l’altro, incastrati di spigolo come se fossero tridimensionali; si fanno ombra l’uno con l’altro.

Lo spazio in cui si muovono continua a cambiare tinta e temperatura, dall’angoscia alla speranza e poi il terrore e di nuovo la fiducia; una scala di rossi che virano al marrone e si tuffano nel nero.

Quand’è morta la ?, continuo a domandarmi.
E chi l’ha uccisa?

Qui, invece, la versione di 1st Ave in studio.

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la retorica della lobby e dell’«onestismo»

07 gen 2012

Ed eccoci.
Un altro splendido esempio di ideologico militante.
Dove? Qui.

Il titolo è fantastico.

Ordini, imprese, faccendieri
Parlamento ostaggio delle

Area ideologica: viva la «liberalizzazione» di qualunque cosa; viva la «modernizzazione» del Paese, viva la trasparenza..

Di pezzo ne prendo uno solo: oggi mi mancano le forze.

Ma perché abbiamo un Parlamento prigioniero delle corporazioni?
C’è una lettera (protocollo 20080004354/A. G.) del 16 aprile del 2008 firmata dall’allora presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti, Giacomo Leopardi (alla guida dell’ordine per ben 23 anni) che spiega – involontariamente, sia chiaro – chi sono i lobbisti con indennità da parlamentare.

La lettera è scritta subito dopo le ultime elezioni ed è inviata a tutti i presidenti degli ordini dei farmacisti.

[...]

«La scrivente esprime ai farmacisti eletti vivissime congratulazioni e formula loro i migliori auguri di un buon da svolgere nel rispetto dei valori ordinistici e dei principi fondanti la nostra professione».

Ed ecco, subito, sublime e salace, il commento.

Uno smaccato conflitto di interessi nella degenerazione del parlamentare-designato chiamato a rispondere al suo capo partito e a nessun elettore.

Due cosette.
Il fatto che – lo dice perfino Wikipedia, qui; ma un giornalista, che fa parte di un ordine, tendenzialmente lo sa – «gli ordini sono enti pubblici posti sotto la vigilanza del ministero della giustizia» al giornalista appare del tutto irrilevante.

A me pare totalmente irragionevole anche solo ipotizzare, in questo quadro, che «il rispetto dei valori ordinistici» confligga con una qualunque legge dello Stato: c’è il ministero della giustizia, ?
Gli ordini non sono – come piace tanto ripetere adesso – organi privati, ma enti pubblici.

Seconda cosa: il «parlamentare-designato chiamato a rispondere al suo capo partito e a nessun elettore».
Ma come?
Non ha appena finito di dire che il parlamentare farmacista sembra dover rispondere solo ed esclusivamente agli elettori suoi – i farmacisti – tanto che si scomoda perfino la categoria del conflitto di interessi?
E come fa, ora, a dire che il parlamentare risponde al «capo»?

Ecco.
Buon sabato a tutti.

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cortina e il vittimismo del nord

05 gen 2012

Non sono sicura di avere molto da commentare.
Forse, ecco, solo quel che mi pare ogni giorno sempre più evidente e pericoloso: che questo posto, il Veneto – ma magari è tutto il nord, non so – è piagato dal più impudente dei vittimismi.
E’ un luogo ossessionato dall’essere in regola, a posto con le prescrizioni formali.
E quando si scopre che non è così – perché nessuno è mai per forza sempre regolare – allora scatta quell’odioso : ce l’avete con noi perché siamo bravi, ce l’avete con noi e ci sfruttate, ce l’avete con noi e ci prendete per scemi, ce l’avete con noi e ci dite che siamo razzisti, ce l’avete con noi ma se siete vivi è per merito nostro.

E’ terribile vivere tra questa gente sospettosa, diffidente, presuntuosa.
Si fa fatica.
Qui la vita non è una cosa normale: è il continuo sforzo di tirarsi a lucido, di apparire a posto, di corrispondere allo standard, di non aprirsi alle relazioni vere che possono scoprire la tua singolarità, perché tu – semplicemente – non puoi essere singolare.
Tu puoi solo essere uguale.

E a tal punto l’ è pervasiva che perfino chi dà le notizie le dà omaggiando la supposta primazia di queste amabili genti regolari e laboriose.

›ANSA-FOCUS/ :LEGA SI RIBELLA,DOPO ISPEZIONI AL SUD
ZAIA NON CI STA, ’È ATTACCO AL VENETO DELLE VACANZÈ
(ANSA) – CORTINA (BELLUNO), 5 GEN – L’aventino leghista trasloca dalle nebbie padane all’ombra delle Tofane,
trasformando Cortina da simbolo luccicante del vivere godereccio dei film di cassetta nell’ultima frontiera della protesta contro un fisco interessato solo a far deragliare, a suon di controlli,
la locomotiva economica d’Italia
.

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exit, voice and loyalty

05 gen 2012

Non posso dire che «Il Prigioniero» sia estraneo alla naturalezza con la quale ora riesco a formalizzare una conclusione a cui sono arrivata per strade che nemmeno mi ricordo di avere percorso.

Quello che sto sperimentando vero nella carne, al di là di ogni possibile dubbio, è che il detto dall’interno di una situazione è sempre un alla situazione.
Affidare a quel no il compito eroico di dimostrare la nostra è il nostro modo per renderci digeribile la condizione in cui ci troviamo e per continuare a starci dentro riducendo i costi della , grazie al pensiero che là dentro c’è posto anche per noi e per il nostro no.

Usare i no per poter continuare a stare nelle situazioni aiuta a non scontrarsi con l’evidenza che è proprio quell’illusione di alterità che consente di restare dove si è senza scoppiare; che se si fosse veramente altro dalla situazione si andrebbe via.

Il no detto da dentro è sempre un sì.
L’unico no possibile è il no che ci conduce all’.
Tutti gli altri sono sì.

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«i nostri compagni di classe li abbiamo sgambettati noi»

03 gen 2012

Se il nostro sta diventando un mestiere da fighetti è soprattutto colpa nostra.
I nostri compagni di classe li abbiamo sgambettati noi, accettando di lavorare per quattro o anche per niente.
Perché noi possiamo permettercelo anche a trentacinque anni, ma loro non potevano permetterselo nemmeno dieci anni fa, e così hanno semplicemente scelto strade meno creative e, almeno apparentemente, meno rischiose.
Adesso forse siamo tutti ugualmente felici o infelici, ma intanto il mercato del intellettuale lo abbiamo sputtanato noi, perché siamo noi che facciamo il mercato.
E magari la figlia dell’infermiere e il figlio di quello della Piaggio potevano dare a questo mondo un contributo che noi non siamo nemmeno in grado di immaginare.

L’ho trovato su Facebook, segnalato da qualcuno che non posso nemmeno più ringraziare perché non me ne ricordo il nome, e l’ho immediatamente rilanciato dalla mia bacheca: questo di Silvia Bencivelli (che non ho il piacere di conoscere) è l’unico articolo che mi pare abbia profondità di analisi e lucidità di visione sulla cosiddetta “”, nei suoi legami con il , soprattutto intellettuale.

Per leggerlo tutto – cosa che consiglio vivamente – cliccate qui.

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