occorrerebbe che lui leggesse le leggi

ma_non_e_abbastanza_vecchio_per_risparmiare_il_fiato

A parte la facilissima considerazione che questo bipede pingue vorrebbe che i giudici applicassero solo le leggi che gli fanno comodo, volevo dire questo: il favoreggiamento è uno di quei reati per i quali facilmente non ricorrono i tre presupposti a che si renda necessaria l’emissione di una misura cautelare.
Anche perché le persone che un favoreggiatore ha aiutato a nascondersi sono state prese, ormai.

Quando le persone che qualcuno ha aiutato a fuggire o a nascondersi sono state prese, può forse un favoreggiatore:
a) ripetere lo stesso reato?
No, perché gli indagati son già stati presi;
b) inquinare le prove?
No, perché sul fatto che abbia commesso favoreggiamento c’è ben poco da poter inquinare, ormai;
c) fuggire?
Certo, teoricamente può.

Ma chiunque teoricamente può fuggire.
Chiunque.
Meglio se può contare su denaro, appoggi all’estero, reti di protezione…
Anche Berlusconi quand’era indagato per corruzione in atti giudiziari sarebbe potuto fuggire.

Ne deriva che un magistrato non è obbligato a emettere un ordine di custodia cautelare per chiunque abbia la teorica possibilità di fuggire.
Occorre infatti che il magistrato sia in grado di elaborare un ragionevole pronostico intorno all’effettiva probabilità che un indagato fugga.

Magari un magistrato può sbagliare il pronostico, questo sì.
Ma se il legislatore ha accettato di correre il rischio che il pronostico di un magistrato possa anche essere errato, questo vuol dire che ha giudicato che in questo caso il bene più importante che l’ordinamento statale doveva difendere era la libertà personale dei cittadini.

Sembrerebbe semplice.
Il bipede pingue dovrebbe sapere che decidere se tenere in cella o no un indagato è ciò in cui esattamente si sostanzia uno dei margini entro i quali l’applicazione delle leggi è concessa a un magistrato.

Se lo ignora, che paghi qualcuno per farsi spiegare.
Se lo sa ma parla per fare propaganda; o se non si pone nemmeno il problema dell’esistenza della questione, che si vergogni.