cervelli in fuga

Mentre ero in coda da McDonald’s con mio figlio per festeggiare il suo primo giorno alle medie, un’enorme tv trasmetteva le immagini di Sky.

C’era la Gelmini, che si vedeva – spigolosa, rigida, ruvida e aspra – ma non si sentiva.

Tornata a casa, ho letto che questa donna ha parlato di nuovo di quella scuola in cui, nel Bresciano, il simboletto della Lega è stato incistato in tutti gli elementi architettonici di una scuola: panchine, cestini per l’immondizia (qui, forse, in modo proprio) e pezzi d’arredamento.

Non è che quel simboletto sia stato sistemato con adesivi, no: se il supporto delle panchine è di metallo, per esempio, il simboletto è stato «ritagliato» nel metallo.

E dopo che – ieri – aveva definito un «estremismo» (che singolare scelta di parole) un’iniziativa senza precedenti nella storia repubblicana, cosa dice, oggi, la Gelmini?
Questo.

«Si protesti anche quando a scuola entrano simboli di sinistra».

Tesoro.
In un momento di affaticamento cerebrale, mentre i neuroni tentavano con qualche successo una fuga in solitaria, la cara deve aver visto qualche decina di scuole in cui la falce e il martello facevano da scolo di gronda sulla sommità dei tetti, ornavano in bassorilievo le spalliere delle sedie, occhieggiavano dalla predella delle insegnanti.
Non mi spiego diversamente parole – e logiche – così drammaticamente infantili.
E fa il ministro…